Sei in Salute

SALUTE

Mal di stomaco? Perché non va sottovalutato


 

di Giovanna Pavesi -

30 settembre 2020, 09:35

Mal di stomaco? Perché non va sottovalutato

Nel quotidiano si presentano in forma diversa, a seconda del soggetto colpito e del disturbo che «nascondono»: dolore alla pancia, fastidio allo stomaco, nausea, vomito e dissenteria. In molti li attribuiscono allo stress ma, nella maggior parte dei casi, questi sintomi, frequenti e abbastanza aspecifici, sottendono malattie o disordini gastrointestinali, anche se a volte possono essere secondari a patologie extra-intestinali. Hanno origini diverse, che variano in base all’organo interessato e al momento della loro comparsa. Soprattutto quando sono cronici, i sintomi possono celare una malattia più complessa, che va individuata con esami specifici e   l’aiuto del medico. Gian Luigi de’ Angelis, professore ordinario di Gastroenterologia e direttore della Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, ci parla delle possibili eziopatogenesi di nausea, vomito e dissenteria e spiega quando è indicato rivolgersi allo specialista: «Non è semplice dire quali malattie si nascondano dietro a questa sintomatologia. Nei casi di ricorrenza dei sintomi o di ripercussione anche a livello generale, però, è bene affidarsi al medico, che, per individuare il tipo di patologia, deve fare i dovuti accertamenti sulla base delle indicazioni cliniche».
 

Quando il bagno è una via crucis
Come nausea e vomito, anche la dissenteria può essere secondaria a patologie gastrointestinali o extra-intestinali. Come spiega Gian Luigi de’ Angelis, è necessario in primis distinguere la diarrea in acuta e cronica, a seconda della durata, e in funzionale od organica, in base alla sua eziopatogenesi. La diarrea acuta è quasi sempre infettiva, potendo avere origine virale (la più frequente nel Nord Italia) o batterica (nell’1 o 2% dei casi): «Nel primo caso è un episodio che si autolimita, mentre nel secondo può essere somministrata una terapia antibiotica, specie se il germe dall’intestino tende a dare un’infezione sistemica». de’ Angelis chiarisce anche come l’enterite acuta sia più frequente  in estate, «anche se con i virus influenzali o parainfluenzali qualche picco si verifica anche nella stagione invernale. Riguardo, invece, alla diarrea cronica, quella dovuta a disturbi funzionali e della motilità intestinale, è rappresentata principalmente dalla sindrome del colon irritabile. La diarrea cronica organica, invece, è legata spesso al male assorbimento dei componenti della dieta, che rimangono quindi all’interno del canale intestinale e attirano acqua per potere osmotico. In questo caso, la diarrea si associa anche a un dimagrimento, perché con essa si perdono acqua e calorie».
 

Stress e stagioni? Poco rilevanti
Nausea e vomito, come spiegato dal professor de’ Angelis, rappresentano sintomatologie piuttosto comuni: «A livello gastrointestinale, nausea e vomito possono essere correlati a diverse patologie intestinali, come le gastriti, o anche a danno da farmaci (ne possono soffrire i consumatori abituali di antinfiammatori), o  a malattie dell’apparato digerente extra-intestinali come la calcolosi biliare, che può generare vomito anche in assenza della classica colica». Altre volte questi sintomi sono «spia di un reflusso gastroesofageo o di malattie acido-correlate, legate all’iper-secrezione acida gastrica, che espone al rischio di danni la mucosa dello stomaco che lo produce e gli organi vicini, cioè esofago (esofagite da reflusso) e duodeno (ulcera peptica). Non bisogna infine dimenticare il ruolo della infezione da Helicobacterpylori quale agente causale di infiammazione gastrica». Lo stress può essere un elemento scatenante i sintomi, ma non determinante. «Riguardo alla stagionalità, più volte invocata dai   pazienti nelle malattie peptiche, non esiste una spiegazione e dimostrazione scientifica. È da rilevare comunque che a livello epidemiologico questi disturbi ai cambi di stagione, vengono riportati solo nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo», conclude lo specialista.
 

Campanelli d'allarme
In una minoranza di casi, dietro a nausea, vomito e diarrea  si celano diverse patologie e a volte anche impegnative. Nei casi gravi il vomito, per esempio, spiega lo specialista, può essere secondario a neoplasie dell’esofago, dello stomaco o dell’apparato gastroenterico: «Spesso questi segni si accompagnano anche a un degrado delle condizioni generali, mentre altre volte possono essere proprio questi sintomi i primi a comparire e a mettere in guardia l’individuo, che si deve rivolgere al proprio medico. Anche patologie del sistema nervoso centrale che portino alla ipertensione endocranica possono esser alla base di un vomito incoercibile. Anche cause di tipo metabolico, quali l’insufficienza renale e l’insufficienza epatica possono dare questo sintomo». Stesso discorso vale per la dissenteria, che può celare tumori del tubo gastro-intestinale, tumori neuroendocrini dell’apparato digerente, ma anche i malassorbimenti. «Il più comune nella nostra popolazione è rappresentato dalle celiachiadi cui è affetto nella nostra popolazione un  individuo su 80/100. Questa patologia con una dieta priva di glutine va incontro a una completa remissione», spiega de’ Angelis. In generale, il campanello d’allarme di vomito, nausea e diarrea da non sottovalutare è rappresentato dalla durata: «Se si tratta di episodi occasionali è inutile fare analisi, ma se il fenomeno si ripete nel tempo e causa dimagramento o l’affaticamento è obbligatorio fare accertamenti».

Virtuosi a tavola
Per curare questi sintomi, per il professor de’Angelis, prima di tutto, è necessario individuare le cause: «In caso di vomito o di nausea, bisogna fare una diagnosi eziologica e poi successivamente trattare. In caso di gastrite o ulcera duodenale, esistono farmaci utili a trattare le patologie che, parallelamente, inibiscono questi due sintomi». Anche con la diarrea, una volta individuata l’origine, gli interventi terapeutici sono diversi: «Le diarree da virus non vanno trattate, anche perché un eccesso di antibiotici dà solo fastidio all’organismo. Se c’è, invece, una chiara causa batterica importante e non autolimitante, la terapia antibiotica è indicata. Ma prima è assolutamente necessario fare una diagnosi». Per prevenire sintomi e patologie gastrointestinali, tra i comportamenti virtuosi suggeriti da de’Angelis c’è un’alimentazione corretta, «fatta con buon senso» che è sempre raccomandata: «Credo che ognuno di noi sappia esattamente come distinguere un’alimentazione sana da ciò che non lo è. Il problema è che, spesso e volentieri,  dal punto di vista del gusto amiamo i cibi non particolarmente salutari, atteggiamento frequente nei paesi industrializzati».
 

I danni del Covid-19
Dopo la diffusione dell’epidemia, tanti specialisti si sono interrogati sulle conseguenze del virus sul corpo umano. «Sul Covid-19 non abbiamo esperienza diretta, in quanto siamo stati chiamati dai nostri colleghi a fare endoscopie su persone malate e con distress respiratori, che hanno avuto anche sintomi intestinali, come il sanguinamento, ma non abbiamo mai visto dei pazienti che si sono presentati con sintomatologia unicamente gastrointestinale causata dal virus», ha spiegato de’Angelis, ricordando comunque che il nuovo virus «si può ritrovare anche a livello gastrointestinale, dando delle forme di enterite, e   può essere espulso anche con le feci. Sono state riportate anche gastriti e coliti erosive, però è chiaro che tutte queste informazioni derivano dall’importanza attribuita al virus, in questo momento storico in cui sta monopolizzando l’attenzione mondiale», ha aggiunto lo specialista. E sui reliquati che il nuovo coronavirus può lasciare, de’Angelis conclude: «Bisogna fare dei distinguo: le prove più certe sono le conseguenze permanenti all’apparato respiratorio. A livello gastroenterico per  ora in letteratura non c’è   nessuna certezza di danni irreversibili».
 

Le tante cause della stitichezza

Senso di pesantezza, problemi ed irregolarità nell’evacuazione. A soffrire di stitichezza sono in molti, ma non tutti conoscono l’importanza di una adeguata e corretta gestione clinico-terapeutica. Per esempio in pochi sanno che, dietro alla stipsi, ovvero la difficoltà nell’espletamento  della funzione intestinale, ci sono origini diverse. Prima di tutto, è necessario distinguere quella funzionale da quella organica. «La stipsi funzionale rientra spesso nell’ambito della sindrome da intestino irritabile. In tale condizione, ci sono pazienti con forme a impronta diarroica, a impronta stitica, appunto, o a impronta dolorosa.  Alcuni soggetti presentano una variabilità dell’alvo, passando da periodi importanti diarroici a periodi di stipsi ostinata». «È necessario ricordare -  spiega il professore - che queste forme si manifestano in assenza di danni organici dell’intestino, ma sono legate a disordini della funzione motoria». Invece, le stipsi organiche sono quasi tutte legate a stenosi principalmente del colon e quasi sempre dovute a problemi di natura o cicatriziale (per esempio, tra chi ha avuto molti episodi di diverticolite acuta) o meccanica, in seguito alla formazione di lesioni neoplastiche». Diverso è il discorso sulla stipsi congenita, che può dipendere da alterazioni congenite intestinali, specie a carico della fibrocellula muscolare o dell’innervazione intestinale. «Queste sono stipsi gravi che si manifestano subito alla nascita e che hanno bisogno di terapie chirurgiche, spesso demolitive, nei casi più gravi», conclude lo specialista.