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Febbre e raffreddore: quando non è Covid

Brutta stagione in arrivo  e malattie  da raffreddamento con la paura del virus:   i consigli  dello pneumologo Alfredo Chetta

di Antonella Cortese -

07 ottobre 2020, 11:17

Febbre e raffreddore: quando non è Covid

L’autunno è arrivato in un batter d’occhio, le temperature sono scese di 8-10 gradi da un giorno all’altro e il nostro corpo deve adattarsi repentinamente alla nuova condizione climatica. In più, in un anno così particolare in cui conviviamo con la presenza del Covid-19, un semplice raffreddore o un colpo di tosse possono rimandare a scenari preoccupanti. Intanto, per fare chiarezza, abbiamo chiesto al professor  Alfredo Chetta, direttore dell’Unità operativa complessa Clinica pneumologica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, nonché della Scuola di specializzazione malattie apparato respiratorio del nostro ateneo, quali sono le malattie respiratorie più diffuse in questo periodo dell’anno. 
RISCHIO AMBIENTI CHIUSI
Secondo il professore, con l’approssimarsi dei primi freddi aumenta la possibilità di contrarre un’infezione del tratto respiratorio, in quanto anche l’aria fredda è di per sé uno stimolo irritativo per le vie aeree. In più, con la brutta stagione, si tende a privilegiare il soggiorno in ambienti chiusi, condizione che favorisce il contagio. «Gli agenti infettanti possono essere microrganismi di varia natura, ma nella maggior parte dei casi si tratta di virus. – spiega il professor Chetta - Il soggetto infetto, starnutendo, tossendo o anche solo parlando, emette delle goccioline di saliva microscopiche che mantengono in sospensione microrganismi vivi e virulenti e che possono penetrare nella bocca e nel naso dell’interlocutore, come una sorta di fine aerosol. A questo proposito è bene ricordare che con un colpo di tosse il flusso d’aria emesso dalla bocca può raggiungere una velocità considerevole, che può variare dai 6 e ai 12 litri al secondo».
OCCHIO ALLA FEBBRE
 Come si manifesta l’infezione? «Può localizzarsi nelle vie aeree superiori (naso, seni paranasali, faringe e laringe) e manifestarsi come raffreddore o influenza, oppure in quelle inferiori (trachea, bronchi e parenchima polmonare) e manifestarsi come tracheo-bronchite o polmonite. Virus diversi possono essere responsabili del raffreddore, tra i quali gli adenovirus, i coronavirus e i rinovirus. Questi ultimi sono i principali responsabili dei raffreddori stagionali, primaverili e autunnali. I virus dell’influenza possono causare infezioni nelle vie respiratorie sia alte sia basse e dar vita, di fatto, anche a delle vere e proprie polmoniti. Ci sono diversi ceppi di virus influenzali, anche se il più comune è il tipo A. Tra i batteri responsabili delle polmoniti il patogeno più comunemente isolato è lo Streptococco pneumoniae». E i sintomi? «Quelli di un raffreddore sono di lieve entità (naso chiuso, scolo nasale, tosse) e generalmente scompaiono entro 4-10 giorni. I sintomi dell’influenza sono un po’ più gravi e includono anche astenia, cefalea, febbre, dolori alle articolazioni e ai muscoli. La polmonite dà generalmente febbre elevata, tosse produttiva, talvolta dolore toracico e difficoltà di respiro (dispnea), e può richiedere l’ospedalizzazione se particolarmente grave o in soggetti a rischio»-
POLMONITI
 Come prevenire le infezioni respiratorie? «La prevenzione si basa su alcune semplici regole: evitare il contatto con persone infette ed i luoghi affollati, lavarsi spesso le mani, coprirsi il naso e la bocca con un fazzoletto di carta quando si tossisce o si starnutisce e gettarlo via dopo l’uso. – continua il professor Chetta - Dato che l’abitudine tabagica favorisce le infezioni, la disassuefazione risulta una ulteriore misura preventiva nei fumatori. Poi ci sono le vaccinazioni che hanno un ruolo importantissimo nella prevenzione delle infezioni respiratorie. In particolare quella anti-influenzale è da ripetere ogni anno da parte di alcune categorie a rischio, quali anziani, cardiopatici, diabetici e malati respiratori cronici. C’è inoltre la possibilità di vaccinarsi contro lo Streptococco pneumoniae e prevenire il rischio di polmonite correlato a quest’infezione. In questo caso la vaccinazione si fa una tantum e solo nelle categorie a rischio, e può essere fatta in qualsiasi periodo dell’anno».
DISTINGUERLE DA COVID-19
 Malattie respiratorie e Covid 19, come capire se si tratta di una semplice influenza? «Questo è un punto davvero difficile da affrontare. L’infezione da Coronavirus può esprimersi in manifestazioni cliniche in realtà molto differenti: da una condizione assolutamente asintomatica a gravi forme di polmonite, cosiddette interstiziali perché colpiscono soprattutto l’interstizio, cioè il tessuto elastico che circonda e sostiene gli alveoli ed i capillari del polmone, che possono condurre il paziente in rianimazione e talora a morte per grave insufficienza respiratoria. La compromissione dell’interstizio può seriamente danneggiare gli scambi gassosi e quindi l’ossigenazione del sangue, per questo le polmoniti interstiziali possono essere molto gravi. Anche il virus influenzale ed altri virus respiratori, così come alcuni batteri come il Micoplasma e la Clamidia, possono dare polmoniti interstiziali. Ma le forme da Corona virus possono essere particolarmente gravi, in quanto si è visto che questo tipo di virus può determinare delle alterazioni della coagulazione del sangue e causare fenomeni tromboembolici a carico del circolo polmonare». 
LA DIAGNOSI
«La diagnosi di Covid 19 si basa sulla positività del tampone, dei test sierologici e, in caso di polmonite, del quadro radiologico TAC, in genere abbastanza tipico. Mi sento comunque di rassicurare la popolazione in quanto le misure adottate nella nostra realtà sanitaria garantiscono generalmente una tempestiva diagnosi di Covid 19».