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Difendiamo i polmoni: ecco come

di Anna Maria Ferrari -

14 ottobre 2020, 09:20

Difendiamo i polmoni: ecco come

Curiamo i nostri polmoni: ora più che mai, nell'era Covid, la loro salute è sotto i riflettori. Fumo, inquinamento, geni, tumori ai polmoni e prevenzione: di questo abbiamo parlato con Marcello Tiseo, professore associato di Oncologia e direttore della Scuola di specializzazione in  Oncologia medica dell’Università di Parma, nonché responsabile del DH oncologico dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma. 

Fumo, nemico numero 1 dei polmoni. 
Sì, il fumo rappresenta il principale fattore di rischio per il tumore polmonare ed è anche responsabile dell’aumento del rischio di contrarre altre patologie respiratorie, quali bronchite cronica ed enfisema. Il fumo di tabacco rappresenta, inoltre, il principale fattore di rischio associato all’insorgenza di ben 17 tipi di tumore, oltre a quello al polmone.  Su 100 pazienti affetti da tumore polmonare, circa l’80-85% sono fumatori o ex-fumatori. Il rischio di contrarre tale tumore cresce all’aumentare del numero di sigarette fumate e degli anni in cui sì è fumato. Ovviamente  il messaggio è smettere quanto prima di fumare. Recentemente si è registrata a livello internazionale una riduzione di incidenza di tumore al polmone nel sesso maschile a fronte di un aumento nel sesso femminile, andamento che riflette fedelmente l’abitudine al fumo, in calo negli uomini ed in aumento nelle donne. Questi dati sono confermati a livello della nostra provincia, secondo le rilevazioni del registro tumori della Provincia di Parma, cosi come a livello nazionale.

Sigaretta elettronica: che rischi comporta? 
La sigaretta elettronica può essere utile per controllare la dipendenza da nicotina dei fumatori, perché permette di evitare il catrame e i molti gas tossici contenuti nel fumo di sigaretta, sigari e pipa, esponendo a rischi più limitati. Non è ancora chiaro se sia efficace come strumento per smettere di fumare. I non fumatori dovrebbero evitare le sigarette elettroniche, poiché la nicotina, se presente, favorisce ipertensione e diabete e nei giovani può interferire con lo sviluppo neurologico. Inoltre, le sostanze aromatizzanti, presenti anche nei prodotti senza nicotina, sono sospettate di esporre a rischi per la salute, quali la bronchiolite obliterante, evento raro, che probabilmente riguarda soggetti predisposti, ma talmente grave da non poter essere trascurato. Importante quindi nei ragazzi non iniziare l’uso dell’e-sigarette. 

Smog: quanto influisce sulle malattie polmonari?
La relazione tra smog e aumento dei casi di tumore, in particolare al polmone, è stata dibattuta a lungo perché era difficile da mettere in luce. Esiste una relazione ben nota tra inquinamento e infiammazione delle vie aeree che può in parte spiegare come lo smog possa favorire la comparsa di questo tipo di tumore. L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato l'inquinamento atmosferico e le polveri sottili fra i carcinogeni umani di tipo 1.  Sono sempre più numerosi gli studi che mostrano un legame tra inquinamento atmosferico e aumento del rischio di tumori, anche diversi da quello polmonare. È importante sottolineare che il rischio di ammalarsi di tumore al polmone a causa dello smog è comunque contenuto, rispetto a quanto provocato dal fumo di sigaretta. 

Quali sono i segnali d’allarme del tumore polmonare?
È una patologia spesso subdola, perché decorre  in modo asintomatico o poco sintomatico, specie in un soggetto fumatore, nel quale la presenza di tosse può essere abituale. In ogni caso è opportuno rivolgersi al proprio medico in particolare in caso di tosse persistente, specie se secca, associata o meno ad altri sintomi, quali difficoltà respiratoria o perdita di peso. 

Esistono procedure di screening per il tumore al polmone? E quali sono i test per capire lo stato di salute dei polmoni?
Per molti anni sono stati fatti vari studi con la radiografia del torace quale strumento di screening, ossia di diagnosi precoce per il tumore polmonare. Tutti questi studi sono stati negativi. Recentemente almeno tre grossi studi, tra cui uno Italiano, hanno dimostrato il ruolo della TAC a bassa dose di radiazioni nel ridurre la mortalità per tumore al polmone nei forti fumatori. Questa procedura non è al momento riconosciuta dal SSN come procedura di screening, ma a Parma è attivo un progetto sulla prevenzione del tumore del polmone (Progetto Salute Parma). Questo progetto è rivolto a soggetti fumatori o ex-forti che saranno sottoposti a un esame TAC del torace a bassa dose di radiazioni ionizzanti per la ricerca di lesioni polmonari e a una spirometria per testare la funzionalità polmonare. Contestualmente verrà proposta loro una visita al Centro antifumo. 

Che peso ha la genetica nei tumori polmonari?
I tumori polmonari non sono mai tumori ereditari, salvo casi eccezionali. Quindi a differenza di alcuni tumori del seno, dell’ovaio e del colon, in cui è possibile identificare il gene alterato che predispone alla malattia, questo non è possibile nel caso dei tumori polmonari. In questi ultimi, invece, è possibile studiare il materiale genetico del tumore (DNA tumorale) per identificare specifiche alterazioni, che possono essere colpite con farmaci specifici, detti terapie a target molecolare, quali inibitori del gene EGFR o inibitori del gene ALK.

A che punto sono le terapie?
Nell’ambito delle terapie del tumore polmonare sono state raggiunte recentemente molte novità. In generale, la chirurgia è sempre meno invasiva (vedi la chirurgia mini-invasiva e robotica dell'Azienda ospedarliero-universitaria di Parma) e la radioterapia sempre più precisa e meno tossica (grazie alle macchine di nuova generazione, come nella Radioterapia del Maggiore). A tutto questo si aggiungono nuovi farmaci quali quelli a target molecolare e l’immunoterapia, che hanno dimostrato di portare risultati migliorativi rispetto alla sola chemioterapia nel trattamento della malattia che non può essere operata. Queste nuove terapie si applicano ai tumori polmonari cosi detti non a piccole cellule. Circa il 20-30% di questi può essere trattato con farmaci a target molecolare, più selettivi e meno tossici rispetto alla chemioterapia. Il restante 70-80% riceve la chemioterapia, l’immunoterapia o la loro associazione, a seconda delle caratteristiche del paziente e della malattia. L’immunoterapia, in particolare, rappresenta una cura innovativa che attraverso farmaci endovena attiva il sistema immunitario contro il tumore. Tutte queste terapie vanno stabilite studiando bene il tumore e confrontandosi all’interno di un gruppo multidisciplinare, come il PDTA di Oncologia toracica attivo nelle nostre aziende sanitarie, che ho il piacere di coordinare, dove chirurghi toracici, pneumologi, radioterapisti, radiologi, medici-nucleari, anatomo-patologi, biologi ed oncologi si confrontano al fine di stabilire al meglio la terapia da offrire al paziente affetto da tumore polmonare o da altri tumori toracici più rari, quali mesotelioma o tumori del timo. 

L’Oncologia di Parma ha raggiunto fondamentali risultati nello studio del tumore al polmone cosiddetto non a piccole cellule, mostrando come, attraverso un prelievo di sangue, si possano definire i pazienti che avranno maggiore probabilità di beneficiare dell’immunoterapia.  Ci può spiegare meglio questa ricerca?
In considerazione del fatto che nei tumori polmonari non operabili la diagnosi avviene su piccole biopsie, da tempo nell’Oncologia di Parma stiamo studiando di poter ottenere le informazioni necessarie per scegliere la terapia da un prelievo di sangue. Recentemente abbiamo rivolto la nostra attenzione allo studio dei fattori in grado di predire il beneficio all’immunoterapia. Al recente congresso europeo di Oncologia e poi pubblicato sulla rivista Lung Cancer, abbiamo presentato i risultati di un progetto in cui abbiamo testato nel sangue la presenza di una proteina PD-L1, bersaglio dell’immunoterapia, insieme con il livello di specifiche cellule del sistema immunitario, quali i linfociti T CD8 positivi PD1 positivi e le cellule Natural Killer.   Mettendo insieme questi fattori abbiamo visto che siamo in grado di creare uno score che ci può aiutare nell’identificare i pazienti che possono trarre maggiore beneficio dall’immunoterapia. Questo lavoro, presentato dalla dottoressa Giulia Mazzaschi, giovane specializzanda della Scuola di specialità di Oncologia dell’Università di Parma che dirigo, è stato possibile grazie al lavoro della dottoressa Minari del nostro laboratorio, in collaborazione con il laboratorio delle Malattie infettive dell’AOU di Parma (professor Missale) ed il laboratorio dell’Oncologia sperimentale dell’Università di Parma (professor Petronini,  professoressa Alfieri e dottor Cavazzoni). Questo studio si inserisce in un più ampio progetto multidisciplinare, recentemente finanziato dall’Associazione italiana di ricerca sul cancro (AIRC).

Covid: dal vaccino antinfluenzale al vaccino contro lo pneumococco, quali sono le raccomandazioni più importanti per i pazienti? 
In epoca di Covid e vista la maggiore vulnerabilità dei pazienti affetti da tumore polmonare, è ancora più importante rispetto agli anni passati che i pazienti eseguano sia il vaccino stagionale anti-influenzale che quello anti-pneumococcico. Recentemente uno studio coordinato sempre dall’Oncologia di Parma e dalla dottoressa Melissa Bersanelli ha dimostrato l’utilità della vaccinazione influenzale stagionale nel ridurre le complicanze dell’infezione, evidenziando inoltre la sua sicurezza in particolare in pazienti trattati con immunoterapia, tra cui pazienti con tumore polmonare.