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Cuore a rischio? Il «ritorno» dell'aspirina

Associata a farmaci antipertensivi   e anticolesterolo, riduce di oltre il 30% la possibilità di eventi cardiovascolari

di Monica Tiezzi -

25 novembre 2020, 09:09

Cuore a rischio? Il «ritorno» dell'aspirina

Se la cardioaspirina (che ha la stessa formula della «normale» aspirina, con un dosaggio da 100 milligrammi e  una formulazione gastroresistente) è un pilastro della prevenzione secondaria di malattie cardiovascolari, «non altrettanto finora è stato per la prevenzione primaria, ossia   gli interventi destinati ad ostacolare l’insorgenza delle malattie, combattendo  cause e  fattori predisponenti», spiega Luigi Vignali, responsabile della cardiologia interventistica dell'ospedale Maggiore.


LO STUDIO
 Ora però uno studio rivela, aggiunge il cardiologo,  che «una compressa (polipillola) che contiene al suo interno diversi farmaci   combinati per il controllo dell’ipertensione arteriosa e per il controllo del colesterolo, associata all'aspirina, riduce in modo significativo il rischio di eventi cardiovascolari in persone con un rischio cardiovascolare intermedio». Il rischio intermedio, continua Vignali, viene calcolato, secondo tabelle codificate,  tenendo conto di vari fattori, fra i quali ipertensione, età (più a rischio gli ultracinquantenni), sesso (più a rischio gli uomini), colesterolo alto, abitudine al fumo, sedentarietà. Si tratta di persone quindi che non hanno ancora avuto alcun evento cardiovascolare ma presentano  elementi  di predisposizione.


QUASI SEIMILA PAZIENTI
La ricerca in questione è   internazionale ed è stata  pubblicata a metà novembre sul New England Journal of Medicine, «Polycap study -3 (TIPS-3)», presentata durante il recente congresso dell'American Heart Association tenutosi in versione webinar. La ricerca, spiega ancora Vignali,  ha preso in esame 5.713 partecipanti, seguiti per oltre quattro anni e mezzo. Persone senza una conclamata malattia cardiovascolare ma che avevano un rischio cardiaco giudicato di grado intermedio.
 «I pazienti nella sperimentazione sono stati suddivisi in gruppi ai quali sono state somministrate o  una polipillola al giorno (con 40 milligrammi di simvastatina, 100 milligrammi di atenololo, 25 milligrammi di idroclorotiazide e 10 milligrammi di ramipril), o un'aspirina al giorno da 75 milligrammi o una compressa di vitamina D al mese o un'associazione di polipillola ed aspirina». Tutti i   gruppi sono stati a loro volta affiancati da altrettanti  gruppi trattati con  placebo.  
I risultati? Il trattamento combinato con polipillola più aspirina  ha portato ad un'incidenza più bassa di eventi cardiovascolari acuti durante la durata dello studio.
RISULTATI INCORAGGIANTI
Secondo Luigi Vignali,  lo studio segna «il grande ritorno della terapia con aspirina in prevenzione primaria nei pazienti con rischio cardiovascolare intermedio. Negli anni infatti gli studi sulla cardioaspirina sono stati contraddittori e mai definitivi, perché a volte il rischio di eventi emorragici, così come di lesioni al tratto gastrointestinale,  è stato giudicato maggiore dei benefici della prevenzione degli eventi ischemici e di conseguenza la terapia con aspirina non è stata usata in modo estensivo. La terapia giornaliera con una sola compressa che contiene al suo interno diversi principi attivi, per i pazienti che non hanno avuto eventi cardiovascolari ma che si attestano su un rischio intermedio per età, pressione, sesso e colesterolemia, ha dimostrato di ridurre gli eventi cardiovascolari maggiori del 21% e con aggiunta dell'aspirina la riduzione ottenuta è stata del 31%».


LE STIME MONDIALI
«La terapia con aspirina - continua Vignali - ha contribuito in modo importante al beneficio; peraltro nello stesso studio la sola terapia con aspirina in questo contesto di pazienti ha dimostrato di ridurre il rischio cardiovascolare del 14%. Il ruolo della terapia con aspirina, soprattutto in associazione con altri farmaci che combattono i fattori di rischio cardiovascolare, ha confermato una importante riduzione degli eventi acuti a distanza di cinque anni». Secondo il cardiologo parmigiano, «se vi fosse un'aderenza della metà della popolazione eleggibile a tale terapia, si potrebbe stimare una riduzione di circa 3-5 milioni di eventi cardiovascolari per anno a livello mondiale».

LA PREVENZIONE IN TRE PASSI
La prevenzione sanitaria, in tutti gli ambiti, si divide in primaria, secondaria  e terziaria.  La primaria  è la  principale forma di prevenzione e comprende tutti gli interventi  per  ostacolare l’insorgere di  malattie, combattendo cause e fattori predisponenti. Spesso l’intervento mira a cambiare abitudini e comportamenti scorretti. La prevenzione secondaria vuol   individuare precocemente i soggetti ammalati o ad alto rischio per  ottenere la guarigione o impedire l’insorgenza e la progressione della malattia. Fra i mezzi usati, indagini epidemiologiche mirate a pochi individui  a seguito di un caso di malattia infettiva, o gli  screening su larga scala. La prevenzione terziaria  mira a  ridurre la gravità e le complicazione di malattie ormai instaurate e sconfina spesso nella terapia.  Alcuni esempio sono la  dieta appropriata per un diabetico o  la gestione di   disabilità e deficit  conseguenti  ad una patologia.