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Essere mancini? Non è un'inclinazione «sinistra»

Era un'attitudine da «correggere». Oggi si scopre che potrebbe tutelare da Parkinson e ictus

di Monica Tiezzi -

01 febbraio 2021, 10:27

Essere mancini? Non è un'inclinazione «sinistra»

A  lungo i mancini sono stati «corretti» a scuola, quasi che l'uso prevalente della mano sinistra fosse un difetto da curare e non un'innata propensione da assecondare. Oggi, per fortuna, molto è cambiato. Non solo il mancinismo è accettato dalle nuove teorie educative, ma in alcuni casi è considerato indice di creatività ed intuitività. Ne parliamo con Marco Spallazzi, neurologo della Neurologia dell'ospedale Maggiore.


Perché e quando si diventa mancini?
La storia della ricerca sulla dominanza manuale e sulla lateralizzazione emisferica è costellata più da falsi miti che da certezze. È probabile che il mancinismo sia determinato da un insieme di differenti geni e che la dominanza manuale sia già presente nel feto nel secondo trimestre di gravidanza, prima che le connessioni corticali per i movimenti degli arti siano sviluppati. Questi dati ci indicano in primis che il mancinismo è in buona parte non imputabile a fattori ambientali, smontando falsi miti come per esempio quello che lega il mancinismo a danni post-natali. Da un punto di vista neurofunzionale, ci dice anche che la dominanza manuale è legata anche a connessioni sottocorticali.


Ci sono abilità   tipiche dei mancini? E' vero che sono più creativi?
Per decadi, a scopo divulgativo abbiamo vissuto una ipersemplificazione, una visione “pop” della lateralizzazione emisferica. Questa postulava come l’emisfero sinistro rappresenti una sorta di “ingegnere”, razionale, matematico, pianificatore nei dettagli e più legato alla sfera verbale, mentre l’emisfero destro rappresenti maggiormente “l’artista”, più intuitivo, creativo e più legato agli aspetti inconsci, astratti ed emotivi e meno a quelli verbali. Secondo tale visione, vi sarebbe una maggiore rappresentanza di mancini tra artisti e persone creative perché il controllo della mano sinistra dipende dall’emisfero destro. 
In realtà, il riuscire bene dei mancini in alcune attività, tra le quali quelle scientifiche e creative, e anche nell’oratoria, è probabilmente legato a una migliore connessione tra i due emisferi cerebrali. L’organizzazione del cervello dei mancini sembra essere meno lateralizzata e più interconnessa globalmente di quello dei destrimani, e tale dato sembra supportato dal maggiore sviluppo del corpo calloso (la principale “autostrada” che connette i due emisferi) nei mancini.


Ci sono indizi o prove che, come si è sostenuto di recente, i mancini siano più protetti da certe patologie (come il Parkinson), e che  si riprendano meglio da ictus e traumi cerebrali?  
Proprio  la maggiore interconnessione fra due emisferi del cervello si tradurrebbe, a livello clinico, in una maggiore resilienza e capacità di recupero funzionale dei mancini in seguito a traumi cranici e ictus. Questo sembrerebbe accompagnarsi in una protezione dei mancini nei confronti di alcune patologie neurodegenerative come la Malattia di Parkinson, che si caratterizzano per una progressiva perdita di connessioni e neuroni.

In effetti, anche se il dato è al momento aneddotico e legato all’esperienza clinica personale, è estremamente raro (fatto salvo che è mancino solo il 10% di mancini della popolazione generale) valutare una persona mancina con  Alzheimer, e più volte con alcuni colleghi ci siamo ripromessi di validare questa osservazione con uno studio dedicato. In tutto questo c'è però un “prezzo da pagare”.


Quale?
Oltre agli aspetti genetici, dal punto di vista generale e di organizzazione funzionale, l’interconnessione dei mancini presenterebbe  un maggior rischio di “malfunzionamento” e “ridondanza” delle connessioni che caratterizza alcuni disturbi neuropsichiatrici, e a un aumentato rischio di autismo, schizofrenia e disturbo bipolare.  Questo perché i loci genici che regolano la dominanza manuale e la lateralizzazione sono anche coinvolti nella suscettibilità verso alcune patologie neurologiche e psichiatriche. 


Perché il mancinismo è l'eccezione alla regola?  
Perché solo il 10% circa della popolazione sia mancina è lontano dall’essere chiaro. Interessante è notare come il mancinismo fosse già presente nell’uomo di Neanderthal. La dominanza manuale sembra legata ad  aspetti evolutivi ed ecologici e presente solo nei mammiferi bipedi. Tuttavia, nei grandi primati, destrimani e mancini sono quasi in pareggio, e il perché il mancinismo sia poco frequente nell’uomo non ha ancora una solida spiegazione.

 

 ERA «DI SINISTRA» FIDEL CASTRO. MA ANCHE GEORGE BUSH Solo un bambino su  dieci  nasce mancino, ma la sparuta pattuglia si sa far valere, e molto,  in ogni campo umano. Erano mancini due geni come Albert Einstein (costretto alla correzione) e Leonardo Da Vinci. Fra i politici, statisti e personaggi carismatici, oltre a Napoleone, Gandhi, Alessandro Magno e Carlo Magno, Aristotele,  Caio Giulio Cesare, troviamo Fidel Castro e Barack Obama, (primo presidente afroamericano della storia  americana grazie anche alla sua  oratoria, qualità che accomuna molti mancini), ma anche George Bush e Bill Clinton. Fra i pittori  Van Gogh, Michelangelo, Raffaello, Dürer (che si rappresenta in un celebre autoritratto solo con la mano destra visibile, perché la sinistra era impegnata a dipingere) e Picasso. Fra i musicisti, Bach, Mozart, Kurt Cobain, Lady Gaga, Paul McCartney, Jimi Hendrix, Bob Dylan, Celine Dion, Phil Collins.  Fra i mancini sportivi,  il tennista John McEnroe, assieme alla Navratilova e  Monica Seles. E poi  Valentino Rossi,   Maradona, Platini, Ayrton Senna. Fra gli attori citiamo Marilyn Monroe, Charlie Chaplin, Judy Garland, De Niro e Julia Roberts. Nel mondo del web troviamo Mark Zuckerberg, Bill Gates e  Steve Jobs.