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Sempre affaticati? Forse è «stanca» la tiroide

di Isabella Spagnoli -

07 febbraio 2021, 09:28

Sempre affaticati? Forse è  «stanca» la tiroide

L’ipotiroidismo è una sindrome dovuta ad una insufficiente azione degli ormoni prodotti dalla tiroide a livello dei vari tessuti. Più spesso questo avviene quando la tiroide non produce una quantità sufficiente di ormoni, determinando uno squilibrio in tutto l’organismo.  «L’ipotiroidismo influenza tutte le reazioni chimiche che avvengono nel nostro organismo, determinando un rallentamento dei processi metabolici  -  spiega Riccardo Volpi, direttore della struttura complessa Clinica e terapia medica della nostra Azienda ospedaliero Universitaria - E’ una condizione clinica che, nella fase precoce, raramente causa sintomi evidenti mentre, quando è chiaramente manifesta, può comportare seri problemi di salute». 

Volpi spiega che è più comune nelle donne che negli uomini ed elenca le cause più importanti: tiroidite autoimmune di Hashimoto,  rimozione chirurgica della tiroide, terapia con iodio radioattivo e  assunzione di alcuni farmaci. 
«L’ipotiroidismo può essere congenito (presente fin dalla nascita) oppure determinato dalla incapacità della ghiandola ipofisi di produrre l’ormone necessario a stimolare la funzione della tiroide, il TSH; può comparire nel corso della gravidanza o essere  determinato dalla carenza di iodio  -  aggiunge Volpi -  I sintomi e i segni dell’ipotiroidismo variano a seconda dell’età di insorgenza, della durata e dell’entità della situazione clinica. Fra questi: stanchezza, facile affaticabilità e sonnolenza, mialgie, aumento di peso, eccessiva sensibilità al freddo, secchezza e pallore della cute, gonfiore al volto, voce rauca. Inoltre, irregolarità del ciclo mestruale, perdita della memoria, eloquio lento, rallentamento della frequenza cardiaca, depressione, capelli fragili e sottili, mixedema, aumento dei livelli di colesterolo nel sangue». 

Volpi spiega che l’ipotiroidismo in età infantile, se non diagnosticato e curato tempestivamente, può comportare danni irreversibili a carico del sistema nervoso centrale (ritardo mentale). 
«Alla nascita possono comparire difficoltà respiratorie, ittero, tono muscolare ridotto, sonno profondo e prolungato, disturbi della suzione e della alimentazione, ritardo di crescita, stipsi, pianto rauco, cute secca con edema del sottocute (mixedema), ernia ombelicale, fontanelle ampie, eccessivo ingrossamento della lingua  - aggiunge - L’ipotiroidismo può essere anche subclinico, caratterizzato dalla presenza di elevati livelli di TSH nel sangue in assenza di manifestazioni cliniche. La diagnosi si pone in base ai sintomi e attraverso il dosaggio del TSH, che risulterà elevato, e degli ormoni tiroidei, in particolare la tiroxina (FT4) che risulterà ridotta. A completamento diagnostico è utile la ricerca nel sangue degli anticorpi anti-tiroide e l’ecografia tiroidea». 

L’esperto sottolinea che nella maggior parte dei pazienti l’ipotiroidismo è una condizione cronica che necessita di un trattamento che dura tutta la vita. In alcune condizioni può essere transitorio, ad esempio provocato da una tiroidite sub-acuta o reversibile; in seguito all’assunzione di un farmaco che ha alterato la funzione della tiroide e che può essere interrotta.

La terapia: una pillola al giorno e  analisi del sangue periodiche

 «La terapia di scelta si basa sulla assunzione di tiroxina sintetica (l-tiroxina). Lo scopo della terapia è quello di ripristinare una normale funzione tiroidea con scomparsa della manifestazioni cliniche dell’ipotiroidismo, normalizzazione dei valori di TSH  -  spiega Volpi -. L-Tiroxina è disponibile in compresse, capsule molli, formulazioni liquide da assumere preferibilmente al mattino a stomaco vuoto per permettere un migliore assorbimento.  Altri farmaci che possono interferire con l’assorbimento di l-tiroxina dovranno essere assunti alcune ore più tardi. La dose è calcolata dal medico in base al peso, all’età, alla forma di ipotiroidismo, alle eventuali co-morbidità. La dose iniziale può essere la dose piena prevista nei soggetti giovani e in buona salute.  Nei pazienti anziani o in quelli con malattia coronarica o in quelli con durata dell’ipotiroidismo sconosciuta, la dose di partenza sarà più bassa». 

Volpi spiega che il paziente inizia a presentare i primi segni di miglioramento dopo circa due settimane, mentre sono necessari alcuni mesi per un completo ripristino del completo benessere. I valori di TSH potranno essere controllati dopo almeno 4-6 settimane di trattamento. 

La dose di l-tiroxina andrà rimodulata sulla scorta dei valori di TSH fino a raggiungere i livelli di normalità. «Nei giovani e nelle donne che programmino una gravidanza i livelli di TSH dovrebbero essere compresi fra 1.0 e 3.0 mIU/L. Nei pazienti anziani e in quelli a rischio cardiovascolare sono appropriati livelli di TSH ai limiti alti della norma per evitare il rischio di sovra trattamento  -  aggiunge -. La dose di mantenimento può variare a secondo della causa dell’ipotiroidismo (es. soggetti con ipotiroidismo autoimmune rispetto a soggetti sottoposti a tiroidectomia totale per carcinoma della tiroide). Un aumento della dose di l-tiroxina può essere necessario in alcune condizioni quali la gravidanza, di fronte ad un incremento ponderale del 10%, in corso di malassorbimento dovuto a malattie gastrointestinali, per eccessiva escrezione renale, in presenza di farmaci che ne accelerano il metabolismo. La riduzione della posologia può essere effettuato nel soggetto anziano, in caso di calo ponderale, se viene iniziata una terapia con androgeni». 

Volpi spiega che i livelli di TSH dovrebbero essere controllati 6-8 settimane dopo la modificazione della dose di l-tiroxina. Una volta raggiunto il risultato ottimale, il controllo dei valori di TSH potrà essere effettuato una volta all’anno.
 Gli effetti collaterali della terapia sostitutiva con tiroxina sono rari fintanto che la dose è corretta. Se la posologia è eccessiva possono comparire sintomi da sovradosaggio quali: palpitazioni, aritmie, nervosismo, perdita di peso, cefalea, dolori addominali e diarrea. 

«In pazienti selezionati è possibile utilizzare la terapia di combinazione utilizzando tiroxina in associazione alla triiodotironina (T3). Questo può rendersi necessario in soggetti che lamentano la persistenza dei sintomi durante la monoterapia con levotiroxina malgrado la presenza di normali valori di TSH. Si tratta di solito di soggetti sottoposti a tiroidectomia totale, a terapia ablativa con radioiodio o che presentato valori di FT3 al di sotto dei limiti inferiori di normalità. L’indicazione a questa terapia deve essere valutata e proposta dallo specialista endocrinologo», conclude Volpi.
I.Sp.