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Ammalarsi di solitudine

di Antonella Cortese -

13 febbraio 2021, 08:59

Ammalarsi  di solitudine

In una società ossessionata dal voler rimanere giovani a tutti i costi, ha fatto scalpore l’esperimento sociale realizzato con il progetto fotografico di Kyoda Hamada, al tempo quarantenne, che a New York per due anni si è finta una donna anziana, con   trucco e parrucco, vivendo la quotidianità quasi invisibile degli over 70.  «Ogni fase della nostra vita è un’esperienza temporanea», sostiene Hamada, ma è necessaria riempirla di senso, di cura e attenzioni per non cadere nell’emarginazione e nella solitudine.   Secondo la Società italiana di gerontologia e geriatria (SIGG), la terza età comincia a 75 anni, mentre, fino a pochi anni fa, si è sempre convenuto che   iniziasse a 65. 

 Come nasce questa classificazione? 
Lo chiediamo a Giovanni Gelmini, presidente regionale della SIGG,  direttore del dipartimento Cure primarie del distretto Valli Taro e Ceno dell’Ausl  e responsabile del Centro disturbi cognitivi e demenze. «Questa età si basa sul consolidato e progressivo incremento dell’aspettativa di vita che  dura dalla seconda metà del secolo scorso e che, secondo i dati Istat 2019, ha raggiunto nel nostro paese 85.3 anni nella donna e 81 nell’uomo. È verosimile tuttavia che il 2020, stante l’elevata mortalità che ha riguardato le persone anziane in conseguenza del Covid, ci possa riservare delle sorprese, ovvero un possibile calo di due anni dell’aspettativa di vita come da alcuni esperti riportato - spiega Gelmini  -  C’è da dire che le persone tra i 65 e i 75 anni di oggi sono per lo più in ottima forma, in buone condizioni di salute e si caratterizzano per performance fisiche, cognitive e sociali molto superiori rispetto alle persone della stessa età degli anni ‘70 - ‘80, paragonabili   a soggetti di quel periodo molto più giovani (40-50 anni)».

 Come definirebbe la solitudine?
  «Un vissuto emotivo negativo che si manifesta quando è presente una discrepanza tra le relazioni desiderate e quelle realmente percepite, con particolare riguardo più alla qualità che alla quantità delle relazioni, come afferma lo psicologo americano John Cacioppo, autore di uno studio dedicato a questo fenomeno. Si tratta quindi, nella sua definizione globale, di una condizione dai “mille volti” che può essere dominante anche in soggetti circondati da più persone, possibile anche in famiglia se comprensione, affetto, dialogo, relazione, attenzione non vengono adeguatamente agiti e percepiti».

Possiamo parlare di solitudine sociale? 
«La solitudine, così come la perdita del ruolo sociale e l’emarginazione, sono fenomeni che possono gravare in maniera più o meno importante sulla vita degli anziani ancora autosufficienti. La solitudine, in particolare, per molti aspetti rappresenta un’emergenza sociale. In Italia dal 2018 si sta cercato di evidenziare il problema con l’istituzione della giornata della solitudine, che cade ogni anno il 15 novembre, promossa dall’Associazione italiana di psicogeriatria. In Inghilterra il problema è ritenuto talmente rilevante che, addirittura, è stato istituito il Ministero della solitudine».

Qual è la situazione nel nostro territorio? 
«Sul piano demografico gli anziani over 75 soli, ovviamente più donne che uomini, rappresentano nei nostri comuni montani dell’Alta Val Taro, sulla base dei dati ricavati da una ricerca sulla fragilità sociale che stiamo portando avanti da alcuni anni, dal 35 al 40%  della popolazione anziana. E una buona metà di questi soggetti soli manca di reale coinvolgimento sociale, in sostanziale sintonia con quanto emerge dalle statistiche che riguardano un po’ tutto il nostro territorio nazionale».

Quanto pesa la solitudine nel mantenimento della salute fisica e psichica? 
«Le diverse ricerche sono concordi nell’affermare che la solitudine, oltre a peggiorare la qualità di vita, rappresenta un fattore di rischio di malattia nonché un fattore che complica chi è affetto da altre patologie. Sia la salute fisica che quella psichica possono risentirne in maniera più o meno importante; anche la mortalità appare drasticamente raddoppiata nei soggetti con più alti livelli di solitudine, ovvero in condizioni di marginalità e con relazioni sociali ridotte, laddove una certa percentuale causale del decesso è rappresentata dal suicidio. Dal punto di vista organico sono note relazioni tra solitudine e patologie cardiovascolari, disturbi del sonno, riduzione delle difese immunitarie e maggior suscettibilità alle malattie infettivo-infiammatorie, aumentato consumo di alcol e fumo con tutte le conseguenze nocive che ne possono derivare. Dal punto di vista psichico si segnalano depressione e ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi neurocognitivi fino al deterioramento mentale spesso mediato dalla deprivazione sensoriale».

Il decalogo contro l'isolamento 

Come agire per contrastare la solitudine negli anziani? La comunità può svolgere un ruolo fondamentale ridefinendo la funzione dell’anziano nella società  affinché possa sentirsi  partecipe, attivo, riconosciuto e,  dove necessario, adeguatamente supportato. «Dobbiamo essere consapevoli che, dal punto di vista sociale, disponiamo dell’incalcolabile risorsa di tanti pensionati attivi e in buona salute, disponibili a proseguire il loro impegno nella società purché questa impari a rispettarli e a rispettare la vecchiaia, che poi significa rispetto per l’uomo e rispetto per la vita - spiega Gelmini - Tuttavia c’è un dovere anche del singolo,  prepararsi per tempo a vivere bene la vecchiaia, accettando tale condizione come evoluzione naturale della vita, individuando modalità e sistemi  per favorire    il proprio buon invecchiamento (ad esempio attività fisica, alimentazione, prevenzione). Ma non basta: è necessario ricercare modalità per poter vivere bene anche da vecchi, in maniera attiva, sviluppando creatività, formazione e perfezionamento, in tutti i campi, perché la conoscenza e la crescita umana non  possono avere limiti anagrafici. Volontariato sociale, università della terza età, corsi, viaggiare, nuove amicizie e nuove passioni, chi più ne ha più ne metta, sono tutti aspetti da percorrere, a proprio gradimento, per una vecchiaia attiva, per sconfiggere la solitudine e la depressione che ad essa spesso si associa, per ridurre, come evidenziano numerose ricerche, la mortalità».  L’Associazione italiana di psicogeriatria  ha approvato sulla solitudine  la «Carta di Padova», articolata in 10 punti: 1) La solitudine è patogena, causa morte precoce, aumenta il rischio di malattie e predispone alla demenza. 2) Danneggia la qualità della vita delle persone di ogni età, in particolare di quelle anziane, che dispongono di minori supporti. 3) Impedisce l’acquisizione di informazioni utili per antagonizzare le malattie. 4) Predispone alla depressione e induce la suicidio. 5) Cancella la vita. 6) Provoca un incremento dei costi per i servizi sanitari e assistenziali delle comunità. 7) Per contrastare la solitudine è necessario migliorare la consapevolezza del problema  nell’opinione pubblica e gli amministratori locali e nazionali. 8) La solitudine si vince imparando ad instaurare relazioni di qualità. 9) Bisogna impegnare la comunità a eliminare le cause e ad identificare i luoghi della solitudine per meglio combatterla. 10) È necessario migliorare la cultura clinica per identificare e contrastare il rischio di solitudine anche all’interno dei servizi sanitari ed assistenziali.