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DISFUNZIONE ERETTILE

Fai «cilecca» a letto? Gli esami per comprendere il problema

Un problema che interessa quasi il 13% degli uomini italiani.  E la  componente psichica e relazionale  gioca  un ruolo  

di Isabella Spagnoli -

03 marzo 2021, 12:09

Fai «cilecca» a letto? Gli esami per comprendere il problema

Con il termine disfunzione erettile (DE) «si intende l’incapacità persistente di raggiungere e/o mantenere un’erezione sufficiente per avere un rapporto sessuale soddisfacente. Non include patologie relative al desiderio sessuale, all’eiaculazione e all’orgasmo,  ma è sempre sintomo di altri stati patologici», spiega Riccardo Volpi, direttore della Clinica Medica (Dipartimento medicina e chirurgia) della nostra azienda ospedaliero universitaria. 


«Per il medico è fondamentale riconoscere lo stato patologico che sottende la disfunzione erettile al fine di potere correttamente intraprendere un iter terapeutico. La presenza di quest’ultima può essere considerata un prezioso e sensibile indicatore di mancanza di salute globalmente intesa, poiché spesso può sottintendere una patologia organica, psichica o relazionale, con un impatto ugualmente rilevante sulla  qualità della vita del paziente e spesso anche della partner».
 L’esperto spiega che la prevalenza complessiva della DE in Italia è del 12,8% e mostra un significativo incremento con l’avanzare dell’età̀. «Preoccupa molto l’adulto e la mezza età, mentre nell’anziano, dove il problema è ̀ prevalente, la richiesta di una consulenza specialistica è più  rara  -  continua Volpi -. Questo, se da una parte significa che l’anziano è meno interessato alla sua sessualità, dall’altra testimonia che egli è  più̀ spesso portatore di una patologia che determina la disfunzione erettile. Perciò, fare emergere il sintomo DE nell’anziano potrebbe avere anche una valenza di sintomo sentinella, indicatore di altre patologie in atto». 


Volpi sottolinea che i fattori di rischio che si associano a DE sono: ipertensione arteriosa, diabete mellito, malattia cardio-vascolare, ipercolesterolemia, neuropatie, intervento di chirurgia pelvica (prostata o altro), fumo, alcol, farmaci, sovrappeso/obesità. 
«Si distinguono fattori modificabili (fumo, obesità̀, sedentarietà̀, uso di farmaci interferenti con la funzione erettile) e non modificabili (cardiopatia ischemica, dislipidemia, patologia neurologica e diabete mellito). Tra i non modificabili, il più̀ importante è il diabete mellito che, quando si associa a DE, comporta un rischio di oltre 7 volte di avere una concomitante patologia coronarica misconosciuta. La DE è un importante sintomo sentinella», sottolinea.
 L’esperto spiega che un’accurata anamnesi ed esame obiettivo, accompagnati da alcuni esami ematochimici e ormonali, sono sufficienti ad orientare il medico sulle principali componenti alla base del disturbo. 


Ulteriori accertamenti strumentali devono essere considerati di secondo livello, da effettuare in strutture specialistiche, in casi molto selezionati. «Un’anamnesi generale e sessuologica accurata può avvalersi di interviste strutturate in apposite scale riconosciute a livello internazionale che permettono di quantificare le tre componenti coinvolte (organica, relazionale e psichica) – continua Volpi -. L’esame obiettivo andrologico deve essere focalizzato all’esclusione di un franco deficit della produzione di testosterone (ipogonadismo), che può̀ essere sospettato in presenza di un volume testicolare ridotto». 
Volpi spiega che tra gli esami ematochimici di primo livello compaiono il dosaggio della glicemia e l’assetto lipidico. «L’esclusione di una componente endocrina può essere effettuata mediante il dosaggio del Testosterone totale e della Prolattina. I sintomi possono aiutare: un calo del desiderio  può orientare verso un’iperprolattinemia o un ipogonadismo», sottolinea il professore, che elenca poi gli esami di secondo livello, primo fra tutti l’Eco-color-doppler penieno dinamico con farmaco-infusione intracavernosa di PGE1 che valuta la componente vascolare nella DE. Mancano però protocolli standardizzati di stimolazione; è una metodica relativamente invasiva; esistono disaccordi nell’interpretazione degli indici di flusso. 


Critiche analoghe possono essere fatte nella valutazione della disfunzione veno-occlusiva che sembra essere maggiormente influenzata da fattori psicologici (paura dell’esame). 
L'erettometria notturna si avvale di uno strumento che registra le erezioni spontanee durante la notte. È stata proposta come metodica nella diagnosi differenziale di forme di DE con prevalente origine psicogena. Questo esame è possibile solo in centri specializzati. Gli elevati costi di gestione dello strumento e le possibili difficoltà̀ nel suo corretto utilizzo rendono tale metodica di limitata utilità̀.