Sei in Salute

SALUTE

Rancore, l'emozione che fa ammalare

La rabbia per i torti subiti  vi divora mente e corpo?   Il  perdono  sarà  terapeutico  

03 marzo 2021, 11:29

Rancore,  l'emozione che fa  ammalare

Il collega di lavoro che ci ha fatto lo sgambetto; il capo che  fa mobbing; l'amica che  sparla di noi; il compagno, o la compagna, che ci tradiscono; un conoscente, o un estraneo,  che ci truffa.  Subire un affronto, o un'ingiustizia, è  un dolore che rischia di protrarsi nel tempo, soprattutto se chi lo ha messo in atto aveva la nostra stima, la nostra fiducia o il nostro amore.   E può portare non solo ad un malessere psicologico, ma anche a disturbi di natura psicosomatica. Si diventa vittime due volte: del torto subito e delle proprie emozioni. Ecco perché - come ci insegna la tradizione cristiana e soprattutto in questo periodo  di preparazione alla Pasqua - è bene riflettere sul valore del perdono.


«Rancore, rimpianto, disperazione, rabbia sono solo alcune delle emozioni che si radicano nei nostri organi con processi neurofisiologici che sono ormai chiari agli scienziati e che sono indicati come cause di molti disturbi psicosomatici, possono concorrere al sorgere di malattie anche gravi o incidere negativamente sulla compliance alla cura» spiega Maria Teresa Gaggiotti, psicologa e psicoterapeuta del Centro di salute mentale est   dell'Ausl di Parma. 
«Le emozioni che spesso ci accompagnano quando non riusciamo a dare spazio al perdono, sono la rabbia, la tristezza, la delusione, come fossimo bloccati e imprigionati in un sentimento rancoroso difficile da osservare - aggiunge Antonio Restori, psicologo e psicoterapeuta del Centro terapia della famiglia dell'Ausl di Parma - A tal punto che tendiamo ad identificarci in queste emozioni attraverso affermazioni che ben conosciamo come “ha sbagliato, deve pagare!”, “non merita il nostro saluto, la nostra attenzione”, “vorrei che sparisse!”. Ovvio che queste emozioni si accompagnano a segni neurobiologici correlati, come tensione muscolare, agitazione, disturbi psicosomatici  e cardiovascolari vari». Perdonare ha  quindi  una fondamentale valenza psicologica per ritrovare   equilibrio e benessere. 


Quali sono i benefici del perdono?
«Il “lasciare andare” implica uno spostamento ed una liberazione di energia pulsionale investita in un processo che non permette la soddisfazione del bisogno - spiega Gaggiotti -  Oltre al perdono pensiamo alla compassione, sentimento che deve trovare questo spazio interno creato dal perdono, dal “lasciare andare” per potere compiere gesti, a volte contro le idee ed il pensiero collettivo. La compassione utilizza il coraggio: è di chi si sente sintonicamente capace di sopportare il dolore dell’altro essere e diviene una forma di civiltà ideale».


Quali sono i torti più difficili da perdonare?
«Credo che ci sia un continuum molto personale su cui possiamo collocare i torti difficili da perdonare, ognuno con la sua storia ed ognuno con la riattivazione di un “torto” originario più o meno antico - continua la psicologa -  Il verbo “perdonare” contiene in se il termine “dono” e quindi la disponibilità ad un dare gratuito e generoso che richiama un’apertura interna nei confronti dell’altro che non viene visto come minaccioso rispetto ai propri bisogni o alla propria identità.  È per noi più difficile ricevere che non dare perché il ricevere implica un aprirsi ad accogliere che, nel perdono, abbatte i muri della paura di riaprire una ferita antica.  È proprio l’antica ferita che minaccia lo spazio del ricevere e del dare.  Il perdono da un punto di vista psicologico non è necessariamente legato a torti attuali né a torti consapevoli, ma spesso sepolti nell’inconscio individuale.  C’è chi non perdona un tradimento e chi su questo rifonda la propria relazione di coppia.  Ho pensato alla morte di Giulio Regeni ed ai suoi genitori che da anni si battono per avere giustizia e con loro un po’ tutti noi. Mi chiedo se, in questo caso, il perdono possa essere possibile se soddisfa il bisogno corale di rendere giustizia chiarendo la verità e le responsabilità . Il “loro figlio” è sentito come il figlio di tutti ed il perdono può forse essere concesso se la richiesta diviene corale così da non permettere il reiterarsi del delitto, un delitto ancora più grave perché compiuto su un portatore di pace e di giustizia».


Il perdono significa sempre anche riconciliazione?
«Il perdono implica   una riconciliazione interna. Ma non sempre  - dice Gaggiotti - è possibile la riconciliazione con chi ci ha fatto il torto, soprattutto quando si tratta di figure che abbiamo interiorizzato e che non sono più in vita».
Il perdono è un atto o un processo?
«È sicuramente un processo complesso che implica un lavoro di mentalizzazione e di osservazione delle proprie resistenze, ed un lavoro di riparazione che ha bisogno di tempo e di investimento», spiega la psicologa.
 Quali sono le persone più difficili da perdonare?
«Le persone con le quali abbiamo instaurato relazioni più intime sono le più difficili da perdonare - dice Antonio Restori   - Ma anche figure che potremmo aver mitizzato (personaggi pubblici, religiosi, politici, calciatori..).  In generale tutte le persone che hanno “tradito” le nostre aspettative, e che ci hanno portato via parti di noi».
Come si perdona?
«Fino a che si resta identificati in queste emozioni, non riuscendo a vederle in quanto “siamo collera”, e non riusciamo a dirci “vedo la mia collera”, non ci sarà spazio al processo trasformativo del perdono. Per perdonare è necessario osservare le proprie emozioni, dargli dignità di esistenza, pensarsi in diritto di soffrire, arrivando cosi a pensare che l’Altro possa essere allo stesso modo una Persona, che può sbagliare, che può aver commesso un errore, che può non essere stato capace di azioni libere,  consapevoli - dice Restori -  Solo quando riusciamo a perdonarci per non essere riusciti a difendere la nostra vita dalle perturbazioni del mondo, possiamo arrivare a vedere l’Altro per quello che è: una Persona. Spesso ci può essere utile pensare di tracciare una distinzione tra perdonare e “condonare”; io posso perdonare un terrorista che ha ucciso mio padre, ma condonarlo, no! No all'ipotesi che non  sconti la pena inflitta dalla giustizia umana! E questo è già un grande passo avanti per la propria esistenza ferita».


Come ci si sente dopo il perdono?
«La sensazione che ci accompagna dopo il perdono è generalmente quella della  libertà. Ci si sente alleggeriti dal peso della perdita, dell’onta subita. Cessa la trappola emotiva del sentimento di vendetta, che consuma tanta energia inutilmente. L’Altro finalmente non abita più la nostra mente come ferita sanguinante. E torniamo a sentirci meno frantumati, più integri, più Persona».