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Mai prendere l'anca sotto gamba

Un problema a volte causato da diabete, gotta ed artrite reumatoide. Ma cruciali sono anche sovrappeso, obesità, sedentarietà o, al contrario, troppo sport
 

di Monica Rossi -

09 marzo 2021, 09:49

Mai prendere l'anca sotto gamba

Si fa presto a dire «anca». La diamo per scontata ma quando fa male… son guai! Fenomeni degenerativi (e ovviamente fratture) possono infatti comprometterne la corretta funzionalità, provocando dolore, ipovalidità e zoppia. 
I problemi possono essere i più svariati, tra cui l’artrosi primaria e secondaria (coxartrosi). 
Per saperne di più, ne abbiamo parlato con Galeazzo Concari, direttore dell’Unità operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale di Vaio, che spiega subito che cos’è la coxartrosi. «È una patologia degenerativa che interessa la cartilagine articolare e progressivamente coinvolge l’osso sottostante e i tessuti molli periarticolari, causando rigidità e dolore. Certamente l’età anagrafica incide sullo sviluppo della coxartrosi, tuttavia le cause e i fattori di rischio sono molteplici e non necessariamente sono coinvolte persone di età avanzata».
 Lavori usuranti, un’intensa attività sportiva e uno stile di vita errato caratterizzato da sedentarietà, obesità o sovrappeso possono comportare «un sovraccarico e di conseguenza artrosi. L’anca e più in generale le articolazioni dell’arto inferiore risentono in maggior misura di queste sollecitazioni. Le donne sembrano più colpite dopo i 50 anni rispetto agli uomini, probabilmente in relazione alla diminuita attività estrogenica».
  Esistono poi fattori genetici correlati allo sviluppo della malattia «come dimostra la prevalenza della coxartrosi nella razza caucasica», puntualizza Concari. Che poi continua: «Tra le altre cause giocano un ruolo importante gli esiti di fratture o lussazioni che abbiano compromesso la congruenza articolare, deformità congenite dell’articolazione e infine alcune patologie metaboliche come il diabete o forme di artrite come la reumatoide e la gotta».

Artrosi primaria e secondaria: quali le differenze?
 «Per artrosi primaria si intende un’artrosi insorta senza una causa rilevabile. Spesso viene correlata all’invecchiamento e a fattori genetici. Non a caso la popolazione è colpita in genere dopo i 65 anni  -  spiega lo specialista -  Nella secondaria, al contrario, è possibile determinare una causa certa che ha dato origine al processo degenerativo. In genere, è caratterizzata da un’insorgenza più precoce e da una progressione più rapida. Rappresenta la maggior parte dei casi e coinvolge una popolazione più giovane». 

Le cause?
«Ci possono essere le fratture della testa del femore, dell’acetabolo o lussazioni femoro-acetabolari, o ancora può originare da un conflitto anomalo tra la testa del femore e l’acetabolo durante le rotazioni dell’anca (“impingement femoro-acetabolare”). Questa forma inizia a manifestarsi generalmente in giovane età e se tempestivamente identificata può essere trattata in artroscopia con buoni risultati. Meno frequentemente la deformità dell’anca è congenita, cioè presente fin dalla nascita (ne parliamo nel box in pagina, ndr) o causata da alcune malattie che coinvolgono la testa del femore. Infine, forme a origine sistemica, fortunatamente più rare, possono essere scatenate da patologie infiammatorie o dismetabolismi».

Come si può  prevenire? Quali sono le  cure tempestive?
«Oggi è possibile sia mettere in atto alcune forme di prevenzione, grazie alla conoscenza dei principali fattori di rischio, sia intervenire a scopo terapeutico qualora si sia già manifestata la sintomatologia  -  spiega Concari -  Nel primo caso, la prevenzione si fa principalmente migliorando lo stile di vita e praticando attività sportiva a basso impatto sull’articolazione. Nei pazienti affetti da patologie reumatiche o metaboliche predisponenti, un’adeguata terapia consente di contenere gli effetti destruenti sull’articolazione. In chi invece ha già manifestato i primi sintomi è fondamentale intervenire precocemente per rallentare il decorso della malattia». 

I campanelli d’allarme?
«Normalmente l’artrosi dell’anca esordisce con dolore articolare in regione inguinale scatenato dai movimenti rotatori, irradiato alla parte superiore della coscia. È quindi importante che il paziente in presenza di questi sintomi  veda lo specialista quanto prima con una radiografia dell’anca», raccomanda Concari. «Nelle forme lievi e moderate  -  continua - la patologia può essere efficacemente trattata con cicli infiltrativi di acido ialuronico o cortisonico sotto guida ecografica. La fisioterapia assistita ed esercizi di core stability possono contribuire a migliorare il movimento prevenendo la rigidità articolare. Bene anche le terapie come la tecar (trattamento elettromedicale, ndr) e la magnetoterapia associate a una terapia antiinfiammatoria in fase acuta».