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La pubertà? È sempre più precoce C'entrano gli stili di vita nel lockdown

di Isabella Spagnoli -

22 marzo 2021, 09:28

La pubertà? È sempre più precoce C'entrano gli stili di vita nel lockdown

Recentemente vi sono state segnalazioni circa il possibile rapporto tra Covid-19 e anticipo dello sviluppo puberale. Ne  parliamo con  Sergio Bernasconi, già direttore della Clinica pediatrica della nostra Università e già presidente della Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica.

Da dove nasce questa notizia?
Una prima segnalazione  è stata fatta alla fine dello scorso anno dai colleghi endocrinologi pediatri del Meyer di Firenze che hanno riscontrato che il numero di bambine giunte alla loro osservazione per un anticipo dello sviluppo puberale (inizio a circa 7 anni) dal marzo al luglio 2020 (coincidente  con il lockdown più generalizzato e con la fase immediatamente successiva) era nettamente superiore a quello delle bambine visitate per lo stesso motivo nell’analogo periodo dei 5 anni precedenti. Pochi mesi dopo gli specialisti del Bambin Gesù di Roma confermavano, nel periodo marzo-settembre 2020, un aumento di consultazioni per anticipo puberale superiore al 100% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’esperienza, per ora unicamente italiana, deve essere confermata su un numero maggiore di pazienti ma merita un approfondimento.  Risultano coinvolte solo le femmine e ciò non stupisce perché sappiamo da molto tempo (anche se non ne conosciamo i precisi motivi) che sono più soggette del maschio ad anticipare la pubertà fisiologica (non riconducibile a malattie).  

Quali possono essere le cause?
L’attivazione del complesso meccanismo neuro-endocrino che regola l’inizio puberale è controllata sia da fattori genetici sia da un’ampia serie di “fattori ambientali” che si ritiene siano responsabili dal 20 al 40% della variabilità dell’età d’inizio. L’attenzione dei ricercatori si sta concentrando su questi ultimi e, in particolare, su alcune modifiche delle abitudini quotidiane a cui l’epidemia ci ha costretto e che potrebbero aver favorito l’anticipo puberale.

Ci può fare degli esempi?
Poiché sappiamo che le bambine in sovrappeso tendono a svilupparsi prima delle normopeso, si sta soprattutto analizzando questa relazione. Le prime (scarse) evidenze scientifiche documentano in effetti un peggioramento in quelli che consideriamo gli stili di vita ottimali. E’ stata documentata, in una popolazione di bambini obesi veronesi, una netta diminuzione dell’attività fisica e un peggioramento nell’alimentazione dal punto di vista della correttezza nutrizionale. Meno evidente, nei pochi dati scientifici a nostra disposizione, l’aumento del peso e del BMI (Body Mass Index-utile per la definizione di sovrappeso ed obesità) che non viene confermato nell’esperienza romana, mentre viene rilevato a Firenze in un sottogruppo di bambine già seguite per pubertà anticipata che nel periodo di tempo in esame hanno accelerato la progressione puberale. Un ruolo importante può anche svolgere lo stress psicologico ed è stato documentato che, in particolare durante i periodi di quarantena, è sensibilmente aumentato lo stato di tensione psicologica di molti genitori che si sono trovati in difficoltà nel gestire in contemporanea spazi (a volte molto ridotti) comuni, problematiche del lavoro, necessità dei figli privi anche del sostegno scolastico. Ciò ha comportato una serie di anomalie comportamentali ed emozionali nei bambini. Tali elementi possono incidere sull’inizio della pubertà in soggetti probabilmente predisposti, tuttavia questo fattore non è stato valutato nelle due ricerche citate, pertanto rimane da dimostrare.

Altri fattori “ambientali”?
Citerei il sonno. Negli ultimi anni sono stati fatti molti studi sul rapporto tra sonno e pubertà, in particolare sui rapporti tra melatonina,  importante ormone di regolazione del sonno, e rilascio di gonadotropine (gli ormoni fondamentali nell’induzione e sviluppo del processo puberale) e può essere significativa la segnalazione di variazioni del ritmo sonno-veglia durante il lockdown. Inoltre le indagini confermano che i bambini hanno trascorso molto tempo davanti a computer, telefonini, televisioni e, secondo alcune interessanti ricerche, da ciò può derivare una variazione dei livelli di melatonina tale da contribuire ad un’attivazione del meccanismo di inizio puberale. Ambedue i fattori sono stati presi in considerazione nelle ricerche pubblicate e   risultano sia modificazioni nel ritmo sonno-veglia nei bambini veronesi, sia eccessiva utilizzazione di apparecchiature elettroniche in quelli fiorentini.

 Dimentichiamo qualcosa?
Probabilmente molto, considerato quanto non ancora conosciamo. Non posso non accennare ad un aspetto che mi sta molto interessando e coinvolgendo negli ultimi anni: l’impatto dell’ambiente esterno sulla salute dei bambini. Da tempo sappiamo che l’ampia presenza di sostanze chimiche di varia derivazione che definiamo come “interferenti endocrini” contribuisce (indipendentemente dal Covid-19) all’abbassamento dell’età di inizio puberale. Sono sostanze che giungono a noi o attraverso i cibi (residui di pesticidi, rilascio da confezionamenti non idonei, modalità di preparazione) o per contatto o attraverso la respirazione perché presenti nell’atmosfera. Ci si chiede: qual è la qualità dell’aria che respiriamo negli ambienti chiusi in cui a lungo siamo confinati? Non abbiamo una risposta ma la domanda è corretta, come testimoniato anche da una lettera pubblicata pochi giorni fa su un’importante rivista scientifica internazionale e firmata da un eminente scienziato nel settore ambientale che conclude dicendo: «L’isolamento dovuto al Covid-19 ci può proteggere dal virus, ma la scarsa ventilazione degli ambienti legata alla paura di contrarre l’infezione può portare ad altri problemi di salute».

Quale conclusione   trarre?
Sono convinto che, oltre a fattori sconosciuti che possono svolgere un ruolo,   incida sull’inizio puberale la coesistenza di più di uno dei fattori ambientali ricordati.

Consigli per un corretto stile di vita in pandemia?
Valgono quelli generali che tengono conto di quanto detto. Le necessità caloriche sono minori: diminuiamo le porzioni. Cerchiamo di mantenere un ritmo di vita normale   per quanto riguarda   sonno-veglia e  regolarità nei pasti. Non cibiamoci per noia. Quota giornaliera di attività fisica e non abusare   di strumenti elettronici. Cerchiamo di giocare e comunque intrattenerci con i nostri figli. Facciamo il possibile per mantenere un clima sereno e ottimistico non nascondendo però i problemi connessi a questa epidemia. Poniamoci, infine, il problema della salubrità degli ambienti in cui siamo rinchiusi.