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Con la primavera ti senti irritabile? Forse lo è anche il tuo intestino

Fra le cause   la genetica, l'intolleranza alimentare e la dismotilità intestinale 

24 marzo 2021, 11:46

Con la primavera ti senti irritabile?  Forse lo è anche  il tuo intestino

Con i cambi di stagione e in particolare quando la primavera è alle porte, può succedere che ci si senta scarichi, che si avverta una grande stanchezza fisica e psichica e che al bel tempo non corrisponda un eguale senso di benessere.
Se poi si aggiunge anche qualche allergia o la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) che torna a tormentarci, allora è proprio il momento di fare prevenzione, con un occhio particolare al nostro intestino e, nello specifico, al nostro microbiota intestinale. 
Ne è fermamente convinta Elisabetta Dall’Aglio, endocrinologa presso la Casa della salute Pintor-Molinetto dell'Ausl di Parma, che sottolinea l’importanza dei batteri «buoni» che abitano il nostro intestino e che ci aiutano a stare in salute. 
Eravamo abituati a parlare di «flora batterica intestinale»,  ma il termine è ora obsoleto e riduttivo ed è stato soppiantato dal più completo e articolato microbiota intestinale. 


Ma che cos’è esattamente? 
«Il microbiota intestinale costituisce un complesso ecosistema mutevole che contiene migliaia di specie batteriche e miliardi di microrganismi presenti principalmente nell’intestino tenue distale e nel colon -  spiega Dall’Aglio - La barriera anatomica intestinale comprende il microbiota intestinale commensale, che “mangia” e vive con noi, lo strato di muco e il monostrato epiteliale intestinale. In alcuni pazienti con IBS è stato osservato un aumento anormale della permeabilità e alterazioni della barriera epiteliale e delle giunzioni strette. Possiamo dunque considerare il nostro microbiota come un organo a tutti gli effetti, ospite del nostro corpo, con una miriade di funzioni benefiche sulla nostra salute. Con i suoi trilioni di microrganismi esprime un patrimonio genetico che non ha eguali».
 
Si parla spesso di probiotici e prebiotici, cosa sono?
«La definizione di probiotico attualmente accettata è: microrganismi vivi che, se somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio per la salute dell’ospite. Mentre la definizione scientifica di prebiotico è: un substrato che viene selettivamente utilizzato dai microrganismi ospiti che conferiscono un beneficio per la salute. Spesso i prebiotici sono tipi di fibre solubili che il corpo umano non è in grado di digerire e che fungono da “cibo” per i microbi benefici che già vivono nel colon. Questi includono inulina (carciofi e altri vegetali), frutto-oligosaccaridi (frutta), galatto-oligosaccaridi (lattosio, latte, latticini), e altre fibre alimentari solubili».
Torniamo alla sindrome dell’intestino irritabile (IBS) che colpisce il 10-15% della popolazione adulta italiana, soprattutto le donne tra i 20 e i 50 anni. In che cosa consiste? 
«Intanto l’insorgenza dei sintomi correlati all’IBS si manifesta spesso durante l’adolescenza e colpisce più donne che uomini. I pazienti con IBS in genere avvertono dolore addominale e alterazione dell’alvo: diarrea, stipsi o alternanza delle due. Sebbene la fisiopatologia dell’IBS rimanga scarsamente conosciuta, sembra che la suscettibilità genetica, l’intolleranza alimentare, l’alterazione dell’asse intestino-cervello, la dismotilità intestinale, la disfunzione immunitaria e la disbiosi (squilibrio microbico) ne siano le caratteristiche distintive e predisponenti. Studi recenti hanno suggerito che il microbiota intestinale sia la chiave dell’IBS».

Quanto influisce l’alimentazione?
«Negli ultimi decenni, l’occidentalizzazione delle abitudini alimentari ha portato al crescente consumo di additivi alimentari, incorporati in quasi tutti gli alimenti trasformati. Tra questi, il sale è uno dei più importanti additivi naturali utilizzati per la conservazione degli alimenti. È noto che l’elevato consumo di sale altera la composizione del microbiota intestinale influenzando l’asse intestinale-immunitario e promuovendo l’infiammazione locale e sistemica dei tessuti, che può portare a ipertensione. Inoltre, molti dolcificanti artificiali come acesulfame K (E-950), aspartame (E-951), ciclamato (E-952), saccarina (E-954), sucralosio (E-955), emulsionanti e coloranti alimentari potrebbero rappresentare un potenziale driver nascosto dell’IBS, causando alterazioni del microbiota intestinale e tramite queste potrebbe aumentare la permeabilità della barriera intestinale e la sua infiammazione».

Il microbiota intestinale ha qualche influenza sulla salute mentale?
«Circa il 15-20% della popolazione durante la vita farà esperienza di disordini della salute mentale come ansia e depressione. Purtroppo, circa il 30-40% dei pazienti non risponde adeguatamente a trattamenti psicologici e/o farmacologici e l’alto impatto sulla qualità di vita individuale, come pure sulla salute pubblica, rendono questi disordini una priorità globale. Recenti ricerche su ansia e depressione stanno investigando i legami tra dieta e umore, e l’influenza del microbiota sulla neurobiologia e il comportamento. L’asse microbioma-intestino-cervello (MGBA) è considerato ormai una realtà scientificamente accettata. Vi sono molte evidenze che mostrano una forte influenza di dieta e microbiota intestinale sul comportamento emozionale e sui processi neurobiologici, e molte ricerche che studiano probiotici in grado di influenzare in senso migliorativo i disturbi ansioso-depressivi, i cosiddetti psicoprobiotici».