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Fiori, non solo gioie Le allergie primaverili

di Antonella Cortese -

29 marzo 2021, 11:41

Fiori,  non solo gioie Le allergie primaverili

Arriva la primavera e, per molte persone, anche l’allergia! Riniti, congiuntiviti, prurito a naso, palato, orecchie, difficoltà respiratorie possono rovinarci le giornate. La realtà è che viviamo in un’epoca in cui le persone allergiche sono tra il 20% e il 30% della popolazione italiana e il numero cresce ogni anno. Si tratta di una patologia molto diffusa nei paesi industrializzati e secondo l’Organizzazione mondiale della sanità  le malattie allergiche, come rinite e asma, si posizionano al 4° posto tra le patologie più diffuse. Ma cosa succede al nostro organismo? Perché il sistema immunitario risponde “male” o in modo eccessivo a sostanze innocue con le quali di solito si è in contatto, e quale allergene produce l’indesiderata reazione? Ne parliamo con due specialisti:   Erminia Ridolo, direttrice della Scuola di specializzazione in Allergologia e immunologia clinica e responsabile Allergologia e immunologia clinica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, e  Sergio Scarpa, responsabile della Unità operativa aziendale di Allergologia e immunologia clinica dell’Ausl di Parma. Chiariamo subito cosa si intende per allergia. «Da un punto di vista scientifico per allergia si intende una modalità di risposta “del sistema Immunitario” nei confronti di sostanze e stimoli normalmente inattivi in soggetti normali -  spiega Scarpa - anche se a volte la parola “allergia” viene usata in modo improprio per definire molte reazioni che non ci sembrano normali o che prima non avevamo mai avuto».
 

A CHE ETÀ SI PUÒ DIVENTARE ALLERGICI? 
«Sempre più spesso vediamo per la prima volta pazienti con sintomi verso i 40-50 anni. Magari in età infantile avevano avuto qualche disturbo lieve, qualche sensibilizzazione che poi viene manifestandosi in modo più acuto nel corso della vita -  chiarisce Scarpa - Quindi un soggetto allergico va seguito nel tempo». Una persona che diventa allergica è stata prima “ipersensibile”? «Sì. Va fatta una distinzione: la condizione di sensibilità è quando il sistema immunitario si è sensibilizzato a qualcosa, mentre l’allergia è la conseguenza di questa sensibilità. Un soggetto può essere sensibile senza avere grandi manifestazioni finché non si creano delle condizioni in cui si manifestano reazioni allergiche più o meno rilevanti. I primi anni vita sono molto importanti per capire se il soggetto è atopico, cioè se tende a sviluppare risposte immunitarie di ipersensibilità. Infatti, già nei primi mesi di vita se il neonato ha allergie alimentari compaiono manifestazioni cutanee (dermatite atopica), mentre verso gli 8-9 anni il paziente di solito tende a sviluppare una relativa “tolleranza” rispetto agli allergeni del latte o uovo (forme più frequenti di allergia alimentare nella primissima infanzia) ma cominciano a manifestarsi riniti e/o congiuntiviti verso alcune sostanze aerodiffuse e, infine, in età adolescenziale il 25/30% di questa tipologia di pazienti manifesta rino-congiuntivite allergica. Nel corso degli anni si profila la cosiddetta “allergy march”, cioè la progressione dei disturbi allergici che può durare tutta la vita e che può portare all’asma allergica in età adulta».

RISPOSTA IMMUNITARIA «ESAGERATA»
 Quindi l’allergia si fonda su un’iperattività a livello immunologico che porta alla produzione di anticorpi che non dovrebbero essere prodotti, soprattutto quelli di classe IgE che configurano un’atopia, cioè un’esagerata risposta immunitaria - spiega  Scarpa - La patologia allergica è in escalation e le allergie IgE mediate possono essere sostenute da sostanze aerodiffuse, tipo pollini, acari della polvere, epiteli animali o antigeni di diverso tipo con manifestazioni che si ripercuotono su mucose nasali, congiuntivali e bronchiali quindi rinite, congiuntivite e asma bronchiale. Le manifestazioni più diffuse a carico dell’apparato respiratorio sono le rino-congiuntiviti allergiche che rappresentano circa il 35% delle rino-congiuntiviti presenti in Europa e l’asma bronchiale allergica che colpisce l’8/9% della popolazione europea. È importante ricordare che l’atopia è geneticamente determinata ed è correlata ai primi anni di vita: allattamento al seno, esposizione a infezioni in età infantile, particolari condizioni di vita, possono condizionare il modo di reagire del sistema immunitario verso una risposta atopica. Inoltre, molti studi si stanno concentrando sull’attività del microbioma intestinale e sulla sua capacità di modulare la risposta immunitaria».

CHE COS’È L’IMMUNOTERAPIA ALLERGENE SPECIFICA?
«Premetto che l’allergia ai pollini è molto comune e si esprime clinicamente con rinite, rino-congiuntivite o asma. La sua storia naturale prevede durate variabili, non prevedibili nel singolo paziente, che possono anche protrarsi per molti anni -  spiega Ridolo - La terapia della pollinosi si basa su farmaci che agiscono sui sintomi, quali antistaminici e cortisonici topici nasali per la rinite, cortisonici inalatori e broncodilatatori per l’asma, e sulla immunoterapia specifica con estratti dell’allergene responsabile. L’immunoterapia, oltre ad agire comunque sui sintomi, è l’unico trattamento in grado di agire anche sulle cause, inducendo, mediante dosi inizialmente crescenti e successivi richiami periodici della dose di mantenimento, una progressiva tolleranza immunologica verso l’allergene specifico. Se il trattamento viene protratto per almeno tre anni consecutivi la tolleranza così acquisita permette il controllo della malattia anche dopo la sua interruzione. Attualmente sono disponibili due vie di erogazione dell’immunoterapia: la via iniettiva sottocutanea, che è stata limitata dal problema delle possibili reazioni allergiche, soprattutto nella fase iniziale del trattamento, e la via sublinguale, più tollerata. Ambedue i trattamenti dispongono di evidenza di efficacia, dimostrata da numerose meta-analisi sia per la rinite sia per l’asma».

EFFETTO SERRA? POLLINI PIÙ ALLERGENICI 
I recenti documenti ufficiali del Committee on Climate Change and Allergy della World Allergy Organization hanno sottolineato come le malattie allergiche respiratorie siano tra le patologie più influenzate dai cambiamenti climatici causati dall’effetto serra. «I cambiamenti climatici sono responsabili di un incremento della crescita delle piante anche negli ambienti urbani e di una alterazione del periodo e dell’intensità dell’impollinazione -  puntualizza Ridolo - È stato osservato che in presenza di elevati livelli di CO2 le piante rispondono con un aumento della fotosintesi, a cui fa seguito un aumento della quantità di polline prodotto. Tutti questi fattori hanno un impatto diretto sulla comparsa dei sintomi, che possono comparire precocemente e/o durare più a lungo nel corso dell’anno, e sull’allergenicità delle piante che producono più polline rispetto al passato, aumentando così la severità della rinite ed asma allergica. L’inquinamento non ha solo effetti indiretti sulle allergie, ma ha anche effetti diretti sull’apparato respiratorio: le particelle di ozono, particolato e diossido di azoto sono responsabili di infiammazione a livello della mucosa respiratoria e di un aumento di permeabilità dello stesso, in questo modo favorendo la penetrazione degli allergeni e lo sviluppo di sintomatologia respiratoria in pazienti rinitici e lo sviluppo di riacutizzazioni in pazienti affetti da asma allergico. L’incremento di eventi atmosferici estremi, come temporali intensi, può essere causa di severi attacchi d’asma determinati dal fatto che tali occasioni favoriscono la rottura del polline in particelle più piccole in grado raggiungere le vie respiratorie in profondità».

TERAPIE SEMPRE PIù PERSONALIZZATE
 È sempre più importante avvalersi di una diagnostica efficace per studiare i singoli casi e offrire la terapia più adatta ed efficace. Come spiega Ridolo: «La diagnostica allergologica in vitro ha acquisito negli ultimi anni un nuovo strumento, la cosiddetta “diagnostica molecolare” o CRD (component resolved diagnosis), che costituisce un valore aggiunto rispetto alle metodiche tradizionali. Questo approccio permette di rilevare gli anticorpi di classe IgE diretti contro le singole molecole presenti nelle varie fonti allergeniche (polline, epitelio animale, alimento, etc), utilizzando allergeni purificati o ricombinanti, singolarmente oppure in multiplex con metodica microarray. In questo modo, per le allergie respiratorie, è possibile fenotipizzare il paziente, stratificare il rischio legato all’allergia e personalizzare la terapia; i dati ottenuti, con maggior accuratezza diagnostica, possono così guidare una scelta ottimale dell’immunoterapia specifica in base agli allergeni primari a cui il paziente è sensibilizzato. Inoltre, la diagnostica molecolare permette nei pazienti asmatici di identificare l’eventuale rischio di sviluppo di forme più gravi, e ad oggi è uno strumento fondamentale nella diagnosi di allergia alimentare».