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AFFLIGGE IL 91% DI ITALIANI

Mal di schiena: un problema comune, tante diagnosi diverse

di Monica Rossi -

28 marzo 2021, 07:12

Mal di schiena: un problema comune,  tante diagnosi diverse

Mal di schiena? Potrebbe essere la terribile «strega» che ci pizzica all’improvviso. O una «crisi di nervi» (passateci la licenza) da «sciatica». Eventi che gravano sulle reni (letteralmente) limitando la qualità della vita molti di noi. 
Secondo la Società italiana di ortopedia e traumatologia, infatti, il mal di schiena è uno dei disturbi più diffusi. 
Per il report «Global Pain Index», ad esempio, affligge il 91% degli italiani: di questi, il 40% ne soffre a cadenza settimanale (molti ammettono persino di farlo in silenzio perché avere la schiena dolorante è recepito come essere meno attraenti) e il 48% dichiara di avere dolori «piuttosto gravi». I dati ci dicono anche che quasi un lavoratore su tre è costretto a mettersi in malattia, con un impatto economico di 7,9 miliardi di euro. 
Ne parliamo con Daniela Delaidini, dirigente medico e specialista in medicina fisica e riabilitazione dell'ospedale di Vaio,  e Fabio Pessina della Medicina riabilitativa dell’ospedale Maggiore e responsabile dell’ambulatorio per le patologie del rachide  attivato nella  Casa della Salute di via Montanara.

1. Se il fondoschiena fa veder le stelle
 «La rachialgia nelle sue varie espressioni sintomatologiche (cervicalgia, dorsalgia, lombalgia, etc.), interessa uomini e donne tra i 30 e i 50 anni; comporta alti costi in termini di indagini diagnostiche e di trattamenti, di riduzione della produttività e di diminuita capacità a svolgere le attività», spiega Pessina. Che aggiunge: «La forma più frequente è rappresentata dal dolore lombare (“low back pain”). È un sintomo spiacevole e non una malattia in sé. Localizzato a valle della scapola fin sopra il solco intergluteo con o senza irradiazione, può essere distinto in diverse categorie: specifica; non specifica; dolore irradiato, cioè non causato dalla schiena. Tutte queste cause possono dare o meno la compressione di una radice (come la sciatica). Le forme specifiche sono causate da patologie serie come cancro, fratture, malattie infiammatorie (spondilite), infezioni: spetta al clinico interpretare al meglio i “semafori rossi”, cioè quell’insieme di segni e sintomi che possano fare sospettare la presenza di una malattia grave. Le forme non specifiche (la stragrande maggioranza dei casi) comprendono tutte le altre cause “benigne” di lombalgia (ne parliamo in pagina, ndr) legate a fattori meccanico-posturali correlati anche all’avanzare dell’età.
M.R.

2. La strega che «batte un colpo»
Il «colpo della strega» è un episodio di lombalgia acuta, molto intenso, che si manifesta con un’improvvisa rigidità e un blocco della colonna vertebrale lombosacrale, con conseguente impossibilità a riprendere la posizione eretta o a chinarsi in avanti. Provarci, peraltro, provoca dolori lancinanti. «È un evento abbastanza frequente, che si manifesta all’improvviso ed è davvero invalidante  -  spiega Delaidini - In men che non si dica, ci si trova a passare dalla piena efficienza all’essere letteralmente piegati in due dal dolore. Può succedere banalmente mentre ci stiamo lavando i denti, ci chiniamo per raccogliere qualcosa da terra o per spostare un oggetto anche di poco peso». Ma può anche presentarsi a seguito di un movimento brusco, scorretto o improvviso al quale il nostro corpo, in quel momento, non è preparato. «È una risposta “drammatica” da parte dell’organismo a un evento che può essere più o meno grave: da una distrazione muscolare a una lesione della stessa o a una protrusione improvvisa del disco, la risposta muscolare comunque blocca istantaneamente i muscoli paravertebrali lombari in una contrattura di difesa dolorosissima, alterando così la postura. In genere l’evento è benigno e si risolve in qualche giorno».
M.R.

3. Sbagliato «allettarsi»
Come si cura il colpo della strega? «Sentito il medico, con antinfiammatori non steroidei (ibuprofene e nimesulide, ndr), miorilassanti e analgesici (paracetamolo, ndr). Serve anche il riposo  -  spiega Delaidini - che però non va inteso come allettamento, che potrebbe peggiorare il disturbo. Consiglio piuttosto di ricercare le posizioni più confortevoli e di eseguire delle posture antalgiche, che rilassano in maniera naturale la zona e alleviano il dolore». Una buona risposta si ottiene con semplici esercizi, da fare in posizione supina o prona con l’ausilio di un cuscino per tenere le gambe alzate o da porre sotto l’addome, che aiutano a percepire il rilassamento della zona lombare. «Ma anche queste posture  non vanno mantenute per troppo tempo, il movimento graduale e cauto è garante di un recupero. Bene anche cercare sollievo col calore: una doccia calda, ad esempio, favorisce il rilassamento della muscolatura». La corretta terapia è da concordare comunque sempre con il medico e lo specialista. «È fondamentale, in particolare nelle forme acute, arrivare nel modo più veloce e razionale a una diagnosi precisa», aggiunge Pessina. Quindi, no al fai da te: «Prima di correre in farmacia a comprare medicinali o cerotti automedicanti, serve un confronto con il medico».
M.R.

4. Il dolore in gambe e piedi
Se il dolore continua nel gluteo, arriva sul retro della coscia, nella porzione posteriore della gamba e/o nel piede con, magari, formicolii, intorbidimento, debolezza muscolare, potrebbe essere una lombosciatalgia. «Lo sciatico è il nervo più grande del corpo: nasce nella parte bassa della schiena, dove ha più radici lombari e sacrali, e uscendo dal forame ischiatico si estende lungo tutto l’arto inferiore seguendone la parte posteriore fino al piede. Tutte le affezioni infiammatorie e dolorose che lo riguardano vengono definite “sciatica” e possono essere determinate da più fattori come compressioni dirette, protrusioni o ernie discali che possono causare sofferenza di una o più radici lombosacrali», spiega la specialista. Eventi spesso correlati sono gli scorretti stili di vita: sovrappeso, posture errate, sedentarietà o attività lavorative che richiedono il sollevamento continuo di oggetti e/o la torsione ripetuta della schiena. «Anche in questo caso, no al fai da te: una diagnosi corretta serve sia per accertare l’infiammazione, sia per porre una corretta diagnosi differenziale con altri fattori scatenanti quali discopatie, artrosi, artropatie degenerative del rachide o anche neoformazioni pelviche o del tratto lombo-sacrale», spiegano gli specialisti. 
M.R.

5. Correggere le posture errate
In caso di  lombosciatalgia lieve, può bastare il riposo e la correzione di posture errate. Se il dolore è rilevante «si interviene con farmaci antinfiammatori, che possono essere steroidei o non steroidei a seconda della diagnosi, e miorilassanti. Molto importante è anche il ruolo della terapia del dolore, che si basa sull’uso di analgesici. È necessario educare il paziente a correggere eventuali posture errate e scongiurare così una cronicità». Importante porre le basi affinché la situazione non peggiori ed evitare recidive invalidanti. «Le terapie fisiche e la chinesiterapia, che devono essere eseguite da fisioterapisti competenti, aiutano a scaricare il dolore in una prima fase e poi a recuperare il movimento perduto e a rinforzare la muscolatura addominale e paravertebrale, essenziale per un completo recupero funzionale». Mentre il colpo della strega, se correttamente trattato, si risolve in pochi giorni, la sciatalgia può richiedere diverse settimane. «Spesso è l’approccio multidisciplinare a risolvere il problema: la lombalgia è una patologia multifattoriale e come tale va affrontata. L’approccio corretto sempre la diagnosi a cura degli specialisti, cui spetta stabilire la terapia che nei casi più gravi, può sconfinare nella chirurgia».
M.R.

IL RUOLO (CRUCIALE) DELLA FISIOTERAPIA

Al netto della terapia farmacologica, che si fa in caso di lombalgia? Quanto stare a riposo? E quando fare lastre o risonanze? «Poiché il problema può in alcuni casi risolversi spontaneamente, gli esami sono necessari solo quando il medico sospetta un quadro più serio. Detto ciò, sfatiamo alcuni miti. Muoversi fa bene alla schiena. Continuare a fare le attività fisiche abituali è la miglior cosa che si possa fare per recuperare più velocemente. Anzi, non bisogna stare troppo tempo fermi in una sola posizione: la colonna, infatti, è fatta per assumere diverse posizioni, ha bisogno di muoversi ed è adatta a sostenere carichi. 
Per quanto riguarda l’approccio riabilitativo, questo parte dalla presa in carico del paziente attraverso un’equipe multidisciplinare che coinvolge, oltre allo specialista, anche il fisioterapista. E attenzione: è importante rivolgersi a personale qualificato iscritto all’albo professionale. 
Il fisioterapista è una figura sanitaria che lavora nell’ambito della prevenzione, educazione e riabilitazione dei disturbi neuro-muscolo-scheletrici, tra i quali la lombalgia nelle sue varie manifestazioni. Per la valutazione funzionale fisioterapica, occorre considerare le caratteristiche del paziente, la sua storia clinica, il dolore (sede, intensità, tipologia, movimenti scatenanti o migliorativi, eventuali irradiazioni). Dopodiché, si individua la possibile causa di lombalgia e si decide il trattamento. 
Le tecniche riabilitative prevedono l’utilizzo di terapie strumentali o manuali, idrokinesiterapia, esercizi terapeutici finalizzati a ridurre o eliminare il dolore, i sintomi dell’infiammazione e a migliorare la qualità del movimento con l’obiettivo della ripresa delle normali attività.
 Le più recenti linee guida per la gestione della lombalgia puntano l’attenzione su informazione ed educazione del paziente e concordano che l’esecuzione di esercizi terapeutici di vario tipo sono raccomandati sia in fase acuta che cronica. Raccomandano, inoltre, di incoraggiare il paziente alla normale attività fisica, a fare esercizi specifici per la schiena e al potenziamento muscolare al fine di prevenire possibili recidive».
M.R.