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PILLOLE DI SONNO

Quelli che dormono e giurano di «no»: è l'insonnia paradossale

Le persone insonni con errata percezione del proprio sonno mostrano una maggiore quantità di microrisvegli

11 aprile 2021, 09:04

Quelli che dormono e giurano di «no»: è l'insonnia paradossale

Natalia, collaboratrice domestica moldava, 50 anni, vive e lavora in Italia dal 1998. E’ sempre stata accolta con dignità e rispetto nelle sedi dove ha lavorato ricevendo una paga regolare, che le ha dato la possibilità di aiutare anche i figli lontani. Dal 2005 è stabilmente impiegata nella stessa casa dove viene considerata un membro di famiglia, quasi un legame di parentela. Ha visto nascere e crescere i bambini che la chiamano tata e ha accompagnato la sofferenza e l’addio degli anziani malati.

Nel profondo del cuore Natalia nasconde qualche nota malinconica per la lontananza dei suoi cari. Con l’aiuto del telefonino alimenta quotidianamente i contatti con i familiari distanti e ogni tanto torna in Moldavia per brevi vacanze. La figlia maggiore si è sposata ed è mamma di una bellissima bimba e spesso Natalia accarezza il sogno di fare la nonna a tempo pieno nel suo Paese di origine, ma sente che una parte importante della sua vita è radicata in Italia. Da qualche mese lamenta di avere perso il sonno e di non riuscire a dormire quasi mai, né di giorno né di notte. Sebbene stanca, durante la giornata Natalia non è sonnolenta e non sente la necessità di concedersi una siesta dopo pranzo. Al medico di famiglia ha raccontato che fatica ad addormentarsi e che riposa al massimo 3 ore per notte.

L’assunzione di benzodiazepine non ha modificato sensibilmente il quadro clinico, mentre l’uso di un farmaco antidepressivo al mattino ha migliorato il tono d’umore ma non la qualità del riposo. Natalia viene inviata al Centro di Medicina del Sonno dove la polisonnografia evidenzia una insonnia paradossale, una errata percezione del sonno dovuta alla discrepanza tra il vissuto soggettivo e l’evidenza strumentale. In pratica, è una falsa insonnia perché la paziente, in buona fede, dorme molto di più di quanto creda. Dopo un ciclo di terapia cognitivo-comportamentale abbinata alla somministrazione serale di farmaci antidepressivi sedativi che riducono i microrisvegli e aumentano il sonno profondo, Natalia ha riacquistato la sensazione di dormire la notte più a lungo e meglio.

GIURO DI NON DORMIRE
Nell’insonnia paradossale, il paziente è sinceramente convinto di non dormire, ma la scarsa qualità soggettiva del sonno e i risvegli notturni non coincidono con i parametri oggettivi della polisonnografia che appaiono perfettamente normali. Tuttavia, l’analisi raffinata del sonno notturno fornisce informazioni dirimenti. Rispetto ai controlli sani, gli insonni con errata percezione del sonno mostrano maggiori quantità di microrisvegli nel sonno superficiale, ma non nel sonno profondo. In genere, gli insonni mispercettori, in prevalenza donne di età superiore ai 45 anni, riferiscono di trascorrere lunghi periodi di veglia notturna in contrasto con i risultati oggettivi (in media 11 brevi risvegli).

La mancata corrispondenza tra sensazione personale e obbiettività strumentale è legata alla composizione del sonno tra risvegli notturni successivi. In particolare, se il sonno è superficiale e instabile con molti microrisvegli il tempo che separa i due risvegli distinti (per esempio uno alle 2 e uno alle 2.30) è percepito dalla paziente come una veglia unica e continua. In pratica, Natalia interpreta erroneamente i periodi di sonno in cui fatica a mantenere un sonno stabile e solido. Al contrario, quando il suo cervello si trova in sonno profondo e con pochi microrisvegli, ha la netta e piacevole sensazione di addormentarsi e riposare. Non sorprende, pertanto, che l’uso di benzodiazepine, che riducono i microrisvegli ma anche il sonno profondo, possa dare una risposta terapeutica incompleta nell’insonnia paradossale. 


LA SINDROME ITALIA
Molti stranieri descrivono un disagio sociale che parte dal nostro Paese e arriva ad Est. È la cosiddetta «Sindrome Italia», uno stato depressivo che colpisce le collaboratrici domestiche che vengono a lavorare nelle nostre comunità e spesso anche i loro figli, ospitati in orfanotrofi oppure affidati alle cure di parenti e amici. In Italia sono quasi un milione i lavoratori domestici, in prevalenza extra-comunitari, ma con una folta rappresentanza da Romania, Moldavia e Ucraina. Le note malinconiche riscontrate in Natalia potevano far pensare a un disturbo psichiatrico e l’assunzione di un agente antidepressivo ha infatti migliorato il tono d’umore. Tuttavia, il cuore del problema notturno non era unicamente mentale. Al di là dello stato d’animo, è il tipo di sonno che Natalia vive in un determinato momento della notte che influenza la sua percezione di dormire (sonno profondo) o di essere sveglia (sonno leggero con microrisvegli). Un insonne mispecettore è convinto di addormentarsi molto dopo avere spento la luce ma si sente rimbrottare dal compagno di letto: tu dici che non dormi mai, ma io ti sento persino russare! Un disagio che può essere motivo di polemica e che invece trova una spiegazione scientifica: il sonno di Natalia non è malato e il disturbo notturno non è causato dalla sua malinconia.