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Com'è acida la vita: il reflusso gastroesofageo

Il professor de' Angelis: «Cause, sintomi e terapia di una patologia molto diffusa»

di Antonella Cortese -

16 aprile 2021, 09:01

Com'è acida la vita: il reflusso gastroesofageo

Sensazione di bruciore dietro lo sterno che si irradia al collo? Percezione di amaro o acido in bocca? Se questi sintomi si presentano in modo continuativo o anche intermittente e in determinate situazioni, magari dopo i pasti, durante la notte, mentre ci si piega o in posizione sdraiata, potremmo far parte del 10-20% della popolazione europea che soffre di reflusso gastroesofageo. Di per sé non sarebbe una patologia, il passaggio di acido dallo stomaco all’esofago avviene fisiologicamente, ma se questi eventi ci disturbano frequentemente allora diventa una malattia vera e propria. 


Abbiamo chiesto al professor Gian Luigi de’ Angelis, ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Parma e direttore del dipartimento Materno-infantile della Struttura complessa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, di spiegarci cosa si intende per reflusso gastroesofageo e quanto è diffuso nella popolazione. «La malattia da reflusso gastroesofageo è una condizione clinica caratterizzata da un anomalo ritorno del contenuto acido dello stomaco in esofago e dalle conseguenze ad esso legate. Reflusso gastroesofageo non equivale sempre a patologia, infatti una quota quantitativamente non elevata di reflusso è presente fisiologicamente in ogni individuo. Esso diventa patologico nel momento in cui causa sintomi e/o un danno alla mucosa dell’esofago. Questa condizione è particolarmente frequente nella nostra popolazione, interessando prevalentemente l’età adulta, specie individui con ernia iatale, in sovrappeso, fumatori e che assumono alcolici, sebbene possa presentarsi anche in individui privi di fattori di rischio. – spiega il professor  de’ Angelis - In età pediatrica il reflusso gastroesofageo “sintomatico” è molto diffuso specie nei primi mesi di vita e si associa ad una immaturità morfofunzionale dell’apparato digerente. È invece estremamente rara la malattia da reflusso gastroesofageo, che può dare importanti complicanze specie dopo il primo anno di vita».


 Quali sono le manifestazioni cliniche del reflusso gastroesofageo? «Le manifestazioni cliniche sono molteplici e classicamente si dividono in intestinali ed extraintestinali: le prime sono rappresentate da pirosi retrosternale (bruciore percepito dietro lo sterno), da dolore retrosternale che obbliga a volte a diagnosi differenziale col dolore cardiaco, eruttazioni, senso di ripienezza precoce, talvolta rigurgito. In questi casi è lo stesso paziente in grado di formulare un sospetto diagnostico specifico. I sintomi extraintestinali comprendono invece sintomi a carico dell’apparato respiratorio quali laringiti ricorrenti specie ad esordio notturno, distress respiratori, cioè insufficienza respiratoria acuta, più o meno severi, riacutizzazione di asme bronchiale e nei casi più estremi anche polmoniti ab ingestis, scatenate da un’alterazione delle vie digestive, che tuttavia si verificano prevalentemente in pazienti con compromissione pluriorgano; a livello ematologico, perdite ematiche limitate ma ripetute nel tempo a causa di lesioni di mucosa come esofagite erosiva od ulcerativa possono comportare una anemia anche severa; a livello odontoiatrico, l’azione dell’acido può comportare a lesioni dello smalto dentario e ad infiammazione delle gengive. A volte il reflusso è chiamato in causa anche come fattore scatenante aritmie cardiache in primis l’extrasistolia».


 Quali sono le complicanze del reflusso gastroesofageo? «La malattia da reflusso gastroesofageo può complicarsi in primis con lesioni ulcerative anche gravi che comportano sanguinamento della mucosa; un’ulteriore complicanza delle lesioni ulcerative dell’esofago sono le stenosi cicatriziali che comportano una disfagia vera, ovvero la difficoltà di far progredire in esofago cibi principalmente solidi. A lungo termine la complicanza principale è l’esofago di Barrett, che consiste in una trasformazione della mucosa dell’esofago inferiore in metaplasia intestinale. Essa è una lesione benigna ma potenzialmente evolutiva, in quanto rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di adenocarcinoma esofageo, specialmente se con estensione superiore a 2.5 cm e se presenta displasia. Nei casi in cui si riesca ad effettuare una diagnosi precoce di displasia abbiamo a disposizione nel nostro reparto, in quanto donatoci dall’Associazione Snupi, il trattamento con radiofrequenza Haloflex Barrx, che può bonificare completamente l’esofago in una o più applicazioni, con minimo disagio per il paziente, che viene trattato ambulatorialmente».