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Una pelle a pois. Acne e brufoli: cosa fare

Sbagliato pensare che «passerà».  È bene intervenire anche   nelle forme adolescenziali   per evitare  problemi psicologici, cicatrici permanenti e il diffondersi dell'infezione nel corpo

di Monica Rossi -

27 aprile 2021, 09:22

Una pelle a pois. Acne e brufoli: cosa fare

Le serie e i reality ci hanno ormai preso gusto: dopo i «medici in prima linea» alle prese con casi veri o verosimili, chirurgi plastici ed estetici, severissimi dietologi, e poi ancora i «Dr. House» e I «Grey’s Anatomy», cosa mancava in tv? Ce la vogliamo mettere l’esperta di foruncoli? Detto fatto. Eccola, infatti: «Dr. Pimple Popper», alias Sandra Lee, è la «dottoressa schiacciabrufoli» che dal 2018 parla di problemi della pelle tra spettacolari rifacimenti e lacrimose testimonianze. Ma, c’è un «ma»: dietro l’ironico titolo della produzione americana (tuttora in onda) c’è un messaggio profondamente sbagliato. Che potremmo sintetizzare così: non schiacciate quel brufolo! Con buona pace delle mamme dei bei tempi andati che non ci lasciavano in pace quando su nasi, menti o fronti spuntava la temuta «brigola», è stato infatti dimostrato che schiacciarli è nocivo e controproducente. Detto ciò, perché insorge l’odiato inestetismo? E soprattutto, come affrontarlo? Francesca Satolli, specialista in dermatologia e venereologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, spiega che cosa sono acne, brufoli e punti neri e  come affrontarli.

Un male di gioventù
 «L'acne adolescenziale è una patologia infiammatoria cronica dell’unità pilosebacea tipica della pubertà (14-17 anni) con un esordio più precoce nel sesso femminile e un decorso più grave in quello maschile», esordisce Satolli. «È caratterizzata clinicamente da comedoni aperti e chiusi, papule, pustole, noduli e, nei casi più gravi, cisti. Le lesioni di diversa natura e diverse fasi evolutive sono presenti spesso contemporaneamente localizzandosi sul volto (nel 99% dei casi), sul dorso (60%) e sul torace (15%). Va detto che la maggior parte dei pazienti mostra una regressione spontanea dopo la pubertà: tuttavia, nel 10% dei casi persiste anche oltre i 25 anni e occasionalmente anche fino alla quarta, sesta decade di vita. Il 5-10% dei casi evidenzia un decorso grave associato a esiti cicatriziali importanti». Ma perché ad alcuni ragazzi tocca farci i conti? «Non dipende da un’unica causa. Vi sono evidenze di una predisposizione genetica e del coinvolgimento di alcuni fattori come iperplasia (aumento di volume) delle ghiandole sebacee, ipercheratosi del follicolo pilifero, colonizzazione di “cutibacterium acnes”. Negli anni si è cercato di identificare l’evento principale al quale sarebbero legati gli altri da un nesso causa-effetto: il dibattito però è tutt’ora aperto». 

Lieve, moderata, severa: le cure
Le lesioni acneiche hanno effetti negativi sulla psiche dei ragazzi. «Colpisce, infatti, in una fase critica della vita, quella adolescenziale, contraddistinta dal punto di vista psicologico da una maggiore sensibilità e vulnerabilità -  dice la specialista - Curarle dunque è fondamentale per noi dermatologi: l’impiego di una terapia combinata e mirata ai principali fattori patofisiologici coinvolti è l’approccio terapeutico più razionale. La riduzione dell’abnorme cheratinizzazione, l’inibizione della produzione di sebo e la limitazione dell’attività del “cutibacterium acnes” sono gli obiettivi da raggiungere». Quando allora per i nostri ragazzi si profila il rischio acne, rivolgersi allo specialista è di vitale importanza sia per la riduzione del decorso, della gravità della malattia e del rischio di sviluppare esiti cicatriziali permanenti, sia per il benessere psicofisico. «In estrema sintesi - aggiunge -  l’acne di grado lieve si cura con una terapia locale; quella moderata con una terapia antibiotico-antiinfiammatoria sistemica associata a una terapia topica; quella  di grado severo ha come indicazione la prescrizione dell’isotretinoina sistemica, a oggi l’unico farmaco in grado di agire su tutti i fattori patogenetici dell’acne». 

Sole e acne? odio e amore
 L’estate si avvicina e la domanda è d’obbligo: come proteggere la pelle acneica dal sole? La tintarella è amica o nemica delle pelle affetta da acne? Possono luce solare e raggi UV curarla? «L’argomento è da tempo dibattuto nel mondo scientifico  -  dice la specialista -. In molti si lasciano ingannare dall’idea diffusa che “il sole asciuga la pelle”. Questo è vero e può anche portare un temporaneo e limitato beneficio. Quello che però non tutti sanno è che l’esposizione solare può causare l’induzione di infiammazione, un ispessimento dello strato corneo (quindi dell’ostruzione dei pori) e un aumento nella produzione di sebo. Normalmente, infatti, d’estate l’acne comedonico-microcistica (caratterizzata da quelli volgarmente definiti punti neri e lesioni ritenzionali) peggiora. Andare in spiaggia o desiderare una abbronzatura naturale è però possibile utilizzando correttamente una crema solare non comedogenica (un’indicazione che può essere presente in etichetta: in caso contrario, chiedete lumi al farmacista, ndr) con un alto fattore di protezione UVA/UVB (SPF 30-50) per evitare esiti pigmentari (macchie)». Insomma, per proteggere la pelle acneica, evitate le forti esposizioni al sole (vale anche per le lampade abbronzanti). 

Brufoli e punti neri
 E i brufoli? Capita che al risveglio, il «buongiorno» lo dia un foruncolo sul viso: che fare? «I “brufoli” sono lesioni papulo-pustolose (infiammatorie) dell’acne. La regola d’oro? Non schiacciatelo! Questa metodica diffusa ma impropria può determinare esiti permanenti come cicatrici o macchie. Quello che si può fare invece è trattarlo con un prodotto topico con azione antibiotico-antisettica contenente clindamicina 0-8%-1% o benzoilperossido 3-5%. E lo si può coprire con un fondotinta o correttore specifici. Se poi la lesione non è singola, serve una valutazione dermatologica per la prescrizione di un programma personalizzato». Altra bestia nera (!) della pelle sono i punti neri. «Sono dei comedoni aperti: si tratta di infundiboli follicolari dilatati ripieni di cellule corneificate, sebo, flora batterica, lieviti, acari. Nelle forme lievi è preferibile usare solo prodotti locali in grado di normalizzare il processo di cheratinizzazione a livello dell’ostio follicolare come la tretinoina 0,05%, l’adapalene 0,1-0,3% e i retinoidi di ultima generazione come il trifarotene 50 mcg/g. Nelle forme indotte o peggiorate da danni specifici (come l’acne clorica da contatto con olii e catrami) serve una terapia fondata sull’eliminazione dei fattori scatenanti». 

Non schiacciateli mai!
 «Secondo recenti evidenze scientifiche, l’acne può influire negativamente sulle prestazioni scolastiche e/o lavorative e   ridurre la qualità della vita al pari di altre patologie come epilessia, asma, diabete, artrite» avvisa Satolli. Normalmente, l’acne non infiammatoria guarisce senza esiti cicatriziali, mentre quella infiammatoria di grado moderato-grave può lasciare cicatrici, soprattutto se non curata: trascurarla pensando che possa guarire da sé, dunque, è un errore. «Come lo è schiacciare le lesioni, che può portare a esiti cicatriziali o pigmentari permanenti. Sbagliato anche l’uso eccessivo di detergenti o gel-creme “anti-acne”, che possono causare reazioni da contatto. Esiste peraltro l’acne da farmaci (legata ad esempio all’applicazione di topici contenenti steroide) e da detergenti, così come l’acne cosmetica. Anche lavarsi troppo spesso nel tentativo di “asciugare” la cute seborroica è sbagliato e può peggiore l’infiammazione e l’acne». Oltre all’utilizzo di prodotti non adeguati, secondo la specialista «le conseguenze a livello cutaneo vengono oggi amplificate dall’utilizzo della mascherina, che crea un effetto “occlusivo”. Topici lenitivi contenenti ossido di zinco possono essere utili in attesa di una valutazione specialistica».