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Mal di tiroide: quella ghiandola a farfalla fondamentale

Tiroiditi acute e subacute: dai sintomi alle terapie,  l'abc di patologie  diffuse che influenzano anche l'umore

di Isabella Spagnoli -

12 maggio 2021, 12:03

Mal di tiroide: quella ghiandola a farfalla fondamentale

La tiroidite è un processo infiammatorio della tiroide. Ne esistono di diversi tipi che per prevalenza, decorso clinico e caratteristiche di laboratorio, si differenziano l’una dall’altra. «La tiroidite acuta è molto rara e dovuta ad infezioni batteriche, la subacuta è invece di origine virale. Entrambe sono solitamente transitorie e guariscono – spiega Riccardo Volpi direttore della struttura complessa clinica e terapia medica della nostra azienda ospedaliero universitaria -. La forma più comune è la tiroidite subacuta descritta per la prima volta da Fritz De Quervain; si tratta di un’ infiammazione della ghiandola tiroidea che colpisce le donne più spesso degli uomini». 
Volpi spiega che è caratterizzata dalla comparsa di dolore o fastidio/tensione al collo, gozzo diffuso e un decorso prevedibile. Comporta l’insorgenza di una quadro di iperfunzione tiroidea transitoria, seguita da un periodo di ipotiroidismo (ridotta funzionalità della tiroide) e, infine, dal ripristino della normale attività tiroidea. L’incidenza è di 12,1 casi su 100.000/anno, maggiore nelle femmine rispetto ai maschi (più comune nella giovane età adulta e nella mezza età e diminuisce di frequenza con l’avanzare dell’età).

«Si presume che la tiroidite subacuta sia causata da un’infezione virale o da un processo infiammatorio che segue ad una infezione virale. Molti pazienti presentano una storia di infezione delle vie respiratorie superiori prima dell’inizio della tiroidite – spiega l’esperto -. Si pensa che la malattia possa avere un’incidenza stagionale (più frequente in estate), ma ciò non è confermato da tutti gli studi. Sono stati riportati casi in associazione a infezione da Virus Coxsackie, parotite, morbillo, adenovirus, virus di Epstein-Barr e altre infezioni virali influenzali. A differenza della malattia tiroidea autoimmune, la reazione immunitaria non si autoalimenta, quindi il processo infiammatorio è limitato. Qualunque sia il fattore che dà inizio alla tiroidite subacuta, l’infiammazione tiroidea danneggia i follicoli tiroidei, attiva il rilascio di grandi quantità di ormoni tiroidei nella circolazione sanguigna e può determinare la comparsa di ipertiroidismo caratterizzato da: tachicardia, tremori, intolleranza al caldo, sudorazione, nervosismo. Questa condizione perdura fino a quando le riserve di ormoni sono esaurite. Quando l’infiammazione si attenua, i follicoli tiroidei si rigenerano e la sintesi e la secrezione dell’ormone tiroideo riprendono. In questo periodo la produzione ormonale è insufficiente e possono comparire i segni e i sintomi di una ridotta produzione di ormoni tiroidei (ipotiroidismo): stanchezza, facile affaticabilità, intolleranza al freddo. La condizione di ipotiroidismo dura fino a quando la ghiandola tiroidea è in grado di generare una sufficiente sintesi e secrezione di ormoni tiroidei. Ogni fase dura tipicamente da due a otto settimane. Il recupero è quasi sempre completo». 
Volpi sottolinea che il dolore può essere limitato alla regione della tiroide o irradiarsi alla parte superiore del collo, alla mandibola, alla gola, alla parte superiore del torace o alle orecchie e può essere esacerbato con la tosse o con i movimenti del capo. Sono inoltre presenti: febbre, stanchezza, malessere generale, anoressia e dolori muscolari. «La ghiandola tiroidea è moderatamente ingrandita in modo diffuso o asimmetrico ed è quasi sempre dolente. In alcuni casi, il dolore è così importante che il paziente non può tollerare la palpazione del collo».


Gli esami di laboratorio nella fase iniziale mostrano elevati livelli di T4 e T3 libera, basse concentrazioni sieriche di TSH. L’ipertiroidismo è transitorio, dura da due a otto settimane e può essere seguito da un periodo di ipotiroidismo transitorio, solitamente asintomatico o scarsamente manifesto con TSH elevato e T4 e T3 liberi sierici bassi o bassi/normali. Gli indici di infiammazione, VES e Proteina-C Reattiva (PCR) sono elevati. «All’ecografia, la tiroide appare ingrandita, diffusamente o focalmente ipoecogena. Dopo il recupero, l’aspetto ecografico della tiroide si normalizza. Se viene effettuata la scintigrafia la captazione del tracciante marcato risulta ridotta o assente a causa del danno subito dalla ghiandola», spiega Volpi che sottolinea come la diagnosi di tiroidite subacuta sia fondamentalmente clinica.

«Nella maggior parte dei pazienti, le manifestazioni cliniche (dolore al collo che si irradia verso l’alto, gozzo diffuso, febbre) sono sufficienti per stabilire la diagnosi. Sintomi e segni di ipertiroidismo possono o meno essere presenti, ma il TSH sierico è solitamente soppresso e le concentrazioni di T4 e T3 libere aumentano, in particolare nelle prime fasi della malattia. Il TSH sierico, la T4 libera e la T3 devono essere misurati in tutti i pazienti in cui vi è un sospetto clinico di tiroidite subacuta insieme al dosaggio della velocità di sedimentazione degli eritrociti (VES) o dei livelli di proteina C-reattiva (PCR)».

 La diagnosi differenziale del dolore alla tiroide e del gozzo comprende soprattutto la tiroidite infettiva acuta (chiamata anche «suppurativa») e l’emorragia in un nodulo tiroideo. Sia l’infezione che l’emorragia possono causare forti dolori alla tiroide, ma le anomalie tiroidee sono prevalentemente unilaterali, a carico di un solo lobo della tiroide. «È molto importante differenziare la tiroidite infettiva acuta dalla tiroidite subacuta. La diagnosi di infezione deve essere sospettata se il paziente agli esami presenta leucocitosi e va confermata dall’ecografia. I pazienti con tiroidite infettiva acuta di solito mostrano una massa cistica o mista (cistica/solida) agli ultrasuoni che può rappresentare un ascesso. La funzione tiroidea è solitamente normale».
 Le terapie? «La cura dei pazienti con tiroidite subacuta deve essere diretta a fornire sollievo per il dolore e per migliorare i sintomi dell’ipertiroidismo, se presenti. I test di funzionalità tiroidea devono essere monitorati ogni 2-8 settimane per confermare la risoluzione dell’ipertiroidismo, l’individuazione dell’ipotiroidismo e la successiva normalizzazione della funzione tiroidea. Alcuni pazienti non hanno bisogno di cure perché i loro sintomi sono lievi o si stanno attenuando nel momento della visita medica e della diagnosi. In molti pazienti, invece, è indicata una terapia antinfiammatoria. I farmaci più utilizzati sono i corticosteroidi i quali determinano una risoluzione della sintomatologia nell’arco di pochi giorni. La terapia con farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) non è indicata perché la risposta è più tardiva e caratterizzata da un aumento del numero di recidive. La risposta clinica al trattamento determinerà la durata della terapia steroidea e l’aggiustamento della dose del farmaco.


Sebbene il sollievo sintomatico si ottenga con i cortisonici, questi non prevengono la disfunzione tiroidea, ma riducono la durata complessiva della malattia. La terapia per l’ipertiroidismo spesso non è necessaria perché i sintomi, se presenti, sono lievi e di breve durata. Quei pazienti che mostrano fastidiosi sintomi di ipertiroidismo, quali palpitazioni, ansia o tremore, possono trarre beneficio dal trattamento con farmaci beta-bloccanti. Se l’ipotiroidismo si presenta evidente con valori di TSH elevati, il paziente può essere trattato con levo-tiroxina con l’obiettivo di riportare i valori di TSH in range di normalità. Il paziente dovrà essere poi rivalutato periodicamente per essere sicuri che l’ipotiroidismo non diventi permanente».