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SENO MASCHILE

Ginecomastia, l'aumento del volume delle mammelle nell'uomo

Una patologia sempre più frequente che può essere legata a uno squilibrio ormonale ma anche all'accumulo di grasso. E spesso si cura senza bisturi

di  Isabella Spagnoli -

19 maggio 2021, 09:09

Ginecomastia, l'aumento del volume delle mammelle nell'uomo

La ginecomastia è una condizione clinica caratterizzata da un anomalo aumento di volume del tessuto mammario maschile. Lo spiega Edoardo Caleffi, direttore Unità operativa complessa di chirurgia plastica e centro ustioni dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma. 


«Questa situazione - illustra - si associa ad un aspetto femminilizzante del torace e comporta importanti ripercussioni psicologiche su chi ne è affetto. È fondamentale la suddivisione tra vera ginecomastia, (legata ad un vero e proprio aumento della ghiandola mammaria) e pseudoginecomastia o adipomastia, in quest’ultima, infatti, il tessuto ghiandolare risulta nella norma ma c’è un aumento volumetrico del tessuto adiposo sottocutaneo, condizione assai frequente negli uomini obesi». Caleffi spiega che nei maschi durante l’infanzia e la pubertà si può assistere ad un fisiologico aumento dimensionale delle mammelle, condizione nota come ginecomastia puberale. «E’ solitamente transitoria e si risolve normalmente entro pochi anni. Infatti, molti casi di ginecomastia si presentano già alla pubertà, tra i 14 e i 15 anni, arrivando poi a risolversi completamente entro la fine dell’adolescenza – sottolinea -. È difficile riuscire a definire precisamente la percentuale di ragazzi interessati, si stima che il 40-60% dei ragazzi abbia questa problematica, ma il 90-95% di essi andrà incontro alla risoluzione spontanea del quadro entro 2-3 anni». L’esperto spiega che esiste anche una forma di ginecomastia neonatale in cui il piccolo presenta delle mammelle più accentuate rispetto alla norma. «La causa di questa manifestazione è da ricercarsi nell’azione degli estrogeni materni che tramite il cordone ombelicale sono passati nel sangue del neonato. Di solito si tratta di una situazione reversibile in modo spontaneo nel momento in cui avviene la completa eliminazione degli ormoni dal circolo del piccolo».


Nell’anziano, invece, si può rintracciare una forma definita ginecomastia senile, legata alla riduzione dei livelli di testosterone circolanti, mentre in chi pratica body building con abuso di farmaci ormonali e/o dopanti, si può riscontrare la cosiddetta ginecomastia dei culturisti. «Le cause alla base dello sviluppo della ginecomastia vera possono essere svariate e non sempre definite con esattezza. Numerose sono le forme cosiddette “idiopatiche” in cui, cioè, le conoscenze attuali non ci permettono di stabilire l’origine. Sicuramente i fattori genetici e ormonali giocano un ruolo importante in molteplici casi: tra gli ormoni maggiormente implicati si annoverano gli androgeni (il testosterone), gli estrogeni e la prolattina. Anche farmaci e l’abuso di sostanze possono essere responsabili di questa condizione clinica. Infine, non bisogna mai dimenticare che alcune forme di ginecomastia rare, sono l’espressione di malattie sistemiche».


Caleffi spiega che per la corretta diagnosi di ginecomastia è necessaria una visita da uno specialista in chirurgia plastica che mediante un’accurata valutazione della regione mammaria, anche attraverso l’aiuto di uno studio ecografico, è normalmente in grado non solo di porre diagnosi di ginecomastia vera, ma anche e soprattutto di distinguerla dalla pseudoginecomastia. «L’ecografia rappresenta l’opzione migliore per esaminare in modo più completo e approfondito le caratteristiche del tessuto mammario ipertrofico, anche in previsione della corretta definizione del tipo di intervento chirurgico. Le opzioni terapeutiche dipendono direttamente dalla causa scatenante e dal tipo di ginecomastia. Le forme neonatali e puberali richiedono solo controlli periodici in quanto sono destinate, nella maggioranza dei casi, a risolversi spontaneamente. Nelle forme secondarie ad una patologia sottostante, non è corretta una terapia locale della mammella, il trattamento si basa, infatti, sulla cura della problematica di base. Fondamentale, in queste circostanze è rapportarsi con gli specialisti coinvolti. I casi legati ad effetti collaterali di farmaci o abuso di sostanze, solitamente regrediscono con la sospensione dell’assunzione. Nelle ginecomastie primarie (cioè non dipendenti da malattie di base), invece, il trattamento è rappresentato dalla chirurgia». 


Caleffi spiega che il chirurgo plastico ha a disposizione tecniche chirurgiche da personalizzare sulla base della condizione clinica del paziente. Il corretto timing chirurgico è di fondamentale importanza.  «L’approccio chirurgico può essere diviso in  tre  opzioni: liposuzione/ liposcultura, asportazione della ghiandola, combinazione di asportazione ghiandolare con la liposuzione. La liposuzione/liposcultura è una tecnica che permette di aspirare il tessuto adiposo eccedente. L’intervento viene effettuato al mattino e il paziente può tornare a casa nel pomeriggio. Trova applicazione nelle pseudoginecomastie, in cui la componente ghiandolare è nella norma mentre il tessuto adiposo è aumentato. L’asportazione ghiandolare, è una metodica chirurgica in cui, attraverso una incisione a livello della porzione inferiore dell’areola o trasversale all’areola, si rimuove la ghiandola mammaria eccessivamente cresciuta, inviandola per esame istologico. La cicatrice risulterà poco o per niente visibile. L’anestesia potrà essere o locale più sedazione o generale, in day-surgery o breve ricovero. E’ indicata per la ginecomastia vera, nella quale la problematica è legata all’incremento volumetrico della ghiandola». 


Caleffi spiega che le due procedure possono essere adottate nello stesso intervento chirurgico in quelle forme di ginecomastie miste, in cui l’aumento dimensionale è dovuto sia ad un incremento ghiandolare sia adiposo. «Le tecniche descritte richiedono un tempo chirurgico che varia dai 30 ai 60 minuti. Il decorso post-operatorio è normalmente regolare e privo di complicanze. Il paziente dovrà indossare nelle settimane successive all’intervento delle apposite guaine elasto-compressive che determineranno il corretto accollamento dei tessuti operati e “svuotati” dall’eccedenza, sia essa adiposa, ghiandolare o mista. I risultati saranno valutati nei 2-3 mesi successivi alla procedura e sono di solito molto soddisfacenti. La grande differenza da sottolineare sta nel fatto che, mentre la ginecomastia vera può essere riconosciuta dal Sistema sanitario nazionale come una “patologia” (in quanto l’aumento della ghiandola risulta in genere doloroso ed espone a maggior rischio di tumore alla mammella) nella adipomastia, l’obiettivo è puramente estetico, non vi sono rischi di patologia e di conseguenza il SSN non lo riconosce».