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Basta con le bionde! Tabacco addio

Allarme giovanissimi: 1 su 5 fuma, tra 13 e 15 anni. Si inizia a 12 anni. Sigarette: perché  smettere, perché non si deve cominciare

di Monica Rossi -

02 giugno 2021, 09:43

Basta con le bionde! Tabacco addio

Le «bionde» sempre più sotto accusa. E giustamente: secondo l’Oms, il fumo di sigaretta è la più importante causa di morte evitabile. Si calcola, infatti, che ogni anno in tutto il mondo uccida circa sei milioni di persone per consumo diretto e un milione per esposizione passiva. Pensate… un numero di vittime maggiore di quelle provocate da alcol, Aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme. 
Per sensibilizzare la popolazione sui rischi correlati al fumo di sigaretta, in occasione della «Giornata mondiale contro il tabacco», caduta il 31 maggio, la Fondazione Airc ha chiesto a quattro assi dello sport e dello spettacolo di raccontare perché hanno scelto di non cadere nel vizio: sono Gianmarco Tamberi, campione mondiale di salto in alto; Gaudiano, vincitore del Festival di Sanremo 2021 nuove proposte; Mara Navarria, campionessa del mondo di spada; e Margherita Granbassi, campionessa olimpionica di fioretto. 
Che sia vitale non fumare è un dato di fatto e gli specialisti sono adamantini. «È il primo passo per prevenire le patologie tumorali al polmone - dichiara Marcello Tiseo, responsabile del day hospital oncologico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma -. Sospendendo il fumo, il rischio scende progressivamente: in 10 anni circa si può ritornare a una condizione pre-fumo. Certo, molto dipende anche da quante sigarette sono state fumate e per quanto tempo si è stati fumatori. Tuttavia, non è mai troppo tardi per smettere». 
Che si debba correre ai ripari è comprovato anche dai numeri, che in Italia fanno paura. «Il fumo è il primo fattore di rischio - continua Tiseo - Causa, infatti, circa l’85-90% dei tumori del polmone ed è il primo motivo di morte negli uomini e il secondo nelle donne. I dati oggi parlano di 40.800 nuove diagnosi: a Parma sono 300 all’anno, il 50% dei quali diagnosticato in stadio avanzato». 
A destare preoccupazione, secondo gli specialisti e Airc, anche i numeri riferiti alla fasce giovanili: in Italia, già fra i 13 e i 15 anni un ragazzo su cinque fuma quotidianamente sigarette tradizionali e il 18% utilizza quelle elettroniche. «Il consumo - si legge nella nota Airc - inizia generalmente durante l’adolescenza e spesso anche prima. Nel 2018 quasi 100mila ragazzi hanno provato a fumare entro i 12 anni». 
Altro dato significativo riportato dall’infografica Airc è la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti, stimata intorno al 16,7%. «Benché questo quadro sia condizionato negativamente dalla grande proporzione di pazienti diagnosticati in stadio avanzato  -  aggiunge Tiseo - è anche vero che grazie alle terapie innovative il dato è destinato a migliorare, fino a raddoppiare. Che cosa è cambiato? Studiamo ogni singolo tumore da un punto di vista genetico: la farmacologia è mirata all’alterazione specifica di quel tumore. Non più un approccio ampio e generico come la chemio, ma personalizzato». Cosa si sta facendo per la prevenzione? 
Oltre a sostenere la ricerca, Airc (che nel 2021 ha investito oltre 6,9 milioni di euro per sostenere 69 progetti di ricerca e borse di studio) è impegnata nella diffusione di informazioni e consigli per smettere di fumare, attraverso le sue pubblicazioni editoriali, i canali social e il sito airc.it. 
«Il tumore del polmone può essere identificato mediante diverse tecniche di diagnostica per immagini, tra cui la radiografia e la TAC del torace  -  spiega Nicola Sverzellati, direttore della struttura complessa di Scienze radiologiche dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, che proprio lo scorso 27 maggio è intervenuto nella diretta Facebook trasmessa da Airc -. Rispetto alla radiografia, la TAC del torace permette di identificare un numero maggiore di tumori di piccole dimensioni, o in fase precoce, potenzialmente trattabili con intervento chirurgico curativo. Grazie a importanti sviluppi tecnologici, ci sono strumenti che assistono i medici radiologi nella individuazione delle lesioni, soprattutto quelle di più piccole dimensioni. Inoltre, lo sviluppo tecnologico ha fatto sì che le più recenti apparecchiature siano in grado di produrre studi TAC anche a bassissimi livelli di esposizione, quasi a livelli di esposizione che si possono avere con le radiografie del torace, a fronte però di un contenuto informativo notevolmente superiore». 
La riduzione della mortalità ha una sponda nella diagnosi precoce e Parma si è distinta con uno studio finalizzato a offrire a fumatori ed ex fumatori un servizio di prevenzione. «È il progetto “Peophle” - spiega Sverzellati - supportato dal Ministero della Salute: ha l’obiettivo di diagnosticare il tumore polmonare in fase precoce in soggetti ad alto rischio grazie all’utilizzo della TAC del torace e, quindi, di ridurre la mortalità da tumore del polmone, ridurre i costi di gestione e migliorare la qualità di vita. Il progetto, che ha una portata nazionale, sarà condotto dall’ospedale Maggiore con la partecipazione, come centri collaboratori, del Policlinico San Matteo di Pavia e del Vittorio Emanuele di Catania. “Peophle” partirà a luglio» (per info: scienzeradiologiche@ao.pr.it o 351.7098440).