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Il sonno? È routine

I turni di lavoro che cambiano spesso sono nemici del riposo I consigli: cautela con l'alcol, ritagliarsi tempo per digerire

02 giugno 2021, 09:28

Il sonno? È routine

Marino è un infermiere sovrappeso di 43 anni che ha sempre lavorato in reparti internistici. Tollera senza difficoltà l'orario di lavoro di otto ore alternando turni diurni e notturni. Con l’arrivo della pandemia, quantità e qualità del lavoro sono cambiate profondamente, alimentando stress, stanchezza e paura. A causa del contagio, spesso mancano gli infermieri del turno notturno, quello più faticoso: sistemare i letti per i pazienti inviati dal pronto soccorso, eseguire le analisi del sangue, controllare i tamponi faringei, somministrare le terapie, risolvere i vari problemi personali, compresa la solitudine determinata dal divieto di ricevere familiari e parenti. «Come infermieri dobbiamo adeguare i nostri programmi in modo dinamico: all’inizio facevamo turni anche di 12 ore e affrontavamo la pandemia con entusiasmo e fiducia, ma col tempo la fatica ha logorato l’ottimismo. Mi sono anche ammalato di polmonite da coronavirus, per fortuna senza grandi conseguenze, ma ho perso il senso del gusto e dell’olfatto. In più, il mio sonno si è completamente alterato, dormo poco e male, sono continuamente sonnolento e ho problemi con la digestione. Sonniferi e antiacidi sono risultati poco efficaci. Al Centro di Medicina del Sonno hanno inviato un referto al medico competente dell’azienda consigliando di sospendere temporaneamente il lavoro a turni per consentire al mio organismo di ritrovare un ritmo più solido e regolare».
 

Il lavoro a turni 
Il lavoro a turni sta diventando sempre più comune coinvolgendo il 10%-40% dei lavoratori nella maggior parte dei paesi industrializzati. Numerosi studi hanno segnalato effetti negativi sulla salute del lavoro a turni, come malattie respiratorie, diabete, neoplasie, disturbi gastro-intestinali e malattie infettive non legate al Covid-19. Si ritiene che ciò possa essere dovuto alla privazione del sonno, alla cattiva alimentazione e all'interruzione del naturale ritmo circadiano dell’organismo umano. Secondo una recente ricerca, le persone che lavorano a turni sembrano avere maggiori probabilità di risultare positive al Covid-19 in ospedale rispetto a quelle che fanno un normale orario di lavoro dalle 9  alle  17. 
Il lavoro a turni comprendeva turni notturni fissi e consolidati oppure orari di lavoro irregolari in cui i dipendenti cambiavano o ruotavano i turni. Sono stati analizzati i dati di oltre 280.000 abitanti del Regno Unito   tra 40 e 69 anni. I lavoratori a turni erano più giovani, maschi, avevano un indice di massa corporea più alto, fumavano di più e dormivano meno. I risultati hanno mostrato che una persona che svolgeva un lavoro a turni permanente o irregolare aveva una probabilità doppia di risultare positiva al Covid-19 rispetto a una persona che non svolgeva il lavoro a turni, anche dopo aver preso in considerazione altri fattori tra cui età, sesso ed etnia. Come nel caso di Marino, Il rischio di Covid-19 è risultato più elevato nei lavoratori dei servizi essenziali e negli operatori sanitari. Inoltre, chi faceva un lavoro a turni irregolare aveva un rischio tre volte maggiore di essere ricoverato in ospedale per coronavirus rispetto a chi seguiva orari regolari il lavoro. 
Dato che il sistema immunitario è regolato dall'orologio circadiano, è possibile che il lavoro a turni possa causare un «disallineamento circadiano» e aumentare la suscettibilità di una persona all'infezione da Covid-19. Per valutare i fattori di rischio associati tra gli operatori sanitari italiani è stata condotta un'indagine in un ospedale Covid. I partecipanti sono stati suddivisi in base alla condizione di lavoratori a turni notturni e lavoratori diurni. Il rischio di infezione da Covid-19 era significativamente associato all'obesità e al lavoro notturno, supportando la necessità di un'attenta sorveglianza tra gli operatori sanitari in prima linea nella lotta contro il coronavirus.

Consigli pratici
Si stima che la prevalenza di insonnia nei lavoratori turnisti vari tra il 13% e 76%, e i loro problemi di sonno peggiorano dopo i 40 anni. I lavoratori a turni dovrebbero evitare di assumere bevande alcoliche prima del turno. Per quanto riguarda l’alimentazione, si consiglia un elevato apporto energetico durante il turno di notte, evitando invece pasti abbondanti prima di andare a dormire. 
Compatibilmente con le emergenze sanitarie contingenti, sarebbe opportuno programmare le attività più impegnative all'inizio del turno quando i lavoratori sono più vigili. I turni andrebbero sempre ruotati in avanti (mattina – pomeriggio – notte), concedendo un tempo adeguato alla digestione e al riposo e sottoponendosi a controlli sanitari periodici  (compreso il monitoraggio del sonno), che dovrebbero diventare più frequenti per coloro che lavorano su turni da almeno 10 anni. Come nel caso di Marino, in presenza di un disturbo del sonno che non risponde alla terapia convenzionale, sarebbe utile calare di peso e impostare temporaneamente un turno di lavoro solo diurno.
 

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