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Il ritorno al lavoro dopo le vacanze può trasformarsi in una vera e propria sindrome

di  Antonella Cortese -

08 settembre 2021, 09:08

Il ritorno al lavoro dopo le vacanze può trasformarsi in una vera e propria sindrome

Le ferie sono finite, le vacanze già quasi un vago ricordo, una reminiscenza sfumata di riflessi del mare, di fogliame ombreggiante, di città svelate ai nostri occhi magari per la prima volta. Rientriamo nella nostra quotidianità, tra le mura domestiche, negli uffici, alle nostre scrivanie e davanti al nostro pc… che fatica! Una vera e propria sofferenza, non a caso esiste il cosiddetto “post vacation blues”. Abbiamo chiesto a Gabriele Moi, dirigente psicologo psicoterapeuta del Distretto sud est Ausl di Parma, di spiegarci cos’è lo stress da rientro dopo le ferie dal punto di vista clinico, come si manifesta, quanto dura e cosa succede al nostro cervello.


 «Lo stress da rientro dopo le ferie (post vacation blues) è soltanto apparentemente un tema da “chiacchere sotto l’ombrellone”. La sindrome da rientro è una condizione di malessere psicologico e fisico che si sperimenta al termine di un periodo di ferie, spesso a fine estate e deriva dal rientro nel contesto di vita abituale e nella routine. Non siamo in presenza di una patologia, dunque, ma di una risposta psicofisiologica al “rituffarsi” nello stress quotidiano. – spiega Moi - Si tratta di un meccanismo che interessa l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, si manifesta con vari sintomi ed è comunque passeggero: dura circa una settimana. In alcuni casi, può scatenare problemi latenti, più seri e duraturi, legati ad ansia e depressione. Il post vacation blues (in assonanza con il maternity blues, uno stato malinconico simil depressivo che può interessare la donna nel post partum) ha un impatto spesso non trascurabile sul benessere psicoemotivo individuale: può rivelarsi traumatico il passaggio dai luoghi di relax al posto di lavoro; da contesti immersi nella natura al confinamento degli spazi dell’ufficio o della fabbrica; dalla percezione dilatata del tempo, al ritmo caotico e frenetico degli impegni, delle scadenze, degli appuntamenti. Tutto questo significa, in termini di “movimenti psichici”: cambiare, riadattarsi, allontanarsi; significa lasciare una zona di confort e proiettarsi in una quotidianità spesso pesante».


 Quali sono i sintomi? 
«La condizione del post vacation blues si accompagna a tutta una serie di sintomi caratteristici: senso di stordimento, apatia, mal di testa, difficoltà digestive, disturbi del sonno. Ma anche irritabilità, ansia, tensione, sbalzi d’umore, malinconia e tristezza, senso di vuoto».


 E le cause? 
«Le cause sono spesso da ricercare nella trasformazione della percezione della dimensione temporale soggettiva: da quello che Marialori Zaccaria (vicepresidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio) definisce passaggio da un tempo “analogico” – fluido, approssimativo – a un tempo “digitale”, che richiede puntualità, precisione. È sempre Marialori Zaccaria che parla di un cambiamento nella qualità del tempo, “che si trasforma: perde in complessità, variabilità e fluidità, e diventa scandito, con una richiesta sempre maggiore di puntualità». 


Questo disturbo può presentarsi a tutte le età senza differenza di genere? 
«Può riguardare, trasversalmente, soggetti di differenti età: secondo lo psichiatra Claudio Mencacci, past president della Società italiana di psichiatria, in Italia la sindrome da rientro colpisce “circa il 35% della popolazione, con maggior incidenza tra i 25 e i 45 anni” – più di un italiano su 3, insomma, rischierebbe di soffrire il rientro, a tal punto da sviluppare una vera e propria sintomatologia. Più che da differenze di genere il post vacation blues dipende molto dalla personalità e dal temperamento individuale: se una persona è piuttosto ansiosa, spesso ha maggiori difficoltà a ripartire, a “ingranare” nuovamente. È comunque un problema piuttosto generalizzato: ne possono soffrire, in diversa misura, un po’ tutti. Ognuno di noi, almeno una volta, lo può avere sperimentato».


 Possiamo prevenire questo stress o almeno tornare alla routine senza pagarne le conseguenze? 
«Sul versante della prevenzione forse l’indicazione più importante da seguire è relativa al curare e coltivare il contatto con sé stessi nel proprio quotidiano. È fondamentale ascoltare i propri bisogni (emotivi, fisici, spirituali, sociali) e tentare di costruire risposte adeguate: questa resta la via principale. Tra i consigli utili per combattere la depressione da rientro se ne possono annoverare alcuni: evitare o comunque limitare interruzioni troppo lunghe. Sembra assurdo, eppure è così: più le ferie sono lunghe, più complicano il rientro (anche se, su questo punto, non c’è accordo unanime tra gli esperti); fondamentale è cercare di riprendere a piccoli passi, senza pensare di dover affrontare e risolvere tutto nel giro di pochi giorni secondo il principio della progressione dell’allenamento, principio fondamentale nello sport e nella vita in genere. Appare particolarmente importante darsi del tempo per ricominciare le attività. In questo modo l’organismo si può abituare (o riabituare) all’ambiente, all’alimentazione e all’aria; altro fattore importante concerne il raggiungere gradualmente, con i propri tempi, gli obiettivi prefissati. in questo modo si evitano i sovraccarichi e gli affaticamenti. Non ultimo, concedersi momenti di svago e relax: sono fondamentali per accrescere la propria autostima e accrescere il proprio benessere».