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Schiena a pezzi

Un sintomo, tante  cause, fra  le quali  postura errata  e sedentarietà. E la terapia  è sempre  multidisciplinare. No al «fai da te» Fondamentale rivolgersi al proprio medico di  base che  potrà consigliare un eventuale ricorso allo specialista

15 settembre 2021, 11:38

Schiena a pezzi

Isabella Spagnoli

Cosa intendiamo per mal di schiena? 
Lo spiega Fabio Pessina, responsabile dell'Ambulatorio patologie del rachide all'interno del reparto di Medicina riabilitativa, diretto da Rodolfo Brianti, dell'ospedale Maggiore.  «Si tratta di un dolore che, grosso modo, è compreso tra le scapole ed i glutei con o senza irradiazione agli arti inferiori (la classica sciatica) con possibili varianti caso per caso. Un problema diffusissimo tanto che è difficile trovare una persona che non ne abbia mai sofferto nella vita. Ha importantissime ripercussioni socio-economiche, pensiamo alle  tante  giornate lavorative perse, al peso economico della componente di diagnosi e cura e, quel che è peggio, da possibile cronicizzazione del dolore con disabilità psico-fisica conseguente». 

Da cosa è scatenato? 
«La lombalgia (o mal di schiena) è un sintomo, non una malattia in sé. È come dire “ho il mal di pancia” o “ho il mal di testa”, occorre indagare sulle cause possibili che, nel caso della schiena, sono tante e non sempre molto chiare. Vi sono cause specifiche legate a patologie ben identificabili come i tumori, le fratture, le infezioni, le malattie infiammatorie e altro. Ciò, per fortuna, rappresenta solo una piccola parte dei mal di schiena ma se ne può ben immaginare l’importanza. Invece la stragrande maggioranza delle lombalgie è aspecifica e non sempre è chiaro il meccanismo di produzione del dolore. Pensate che nella schiena vi sono oltre una decina di strutture che possono produrre dolore singolarmente o più spesso in associazione quindi, quando si riscontra attraverso una risonanza una ernia del disco, non è detto che sia la colpevole. Detto questo, le cause di mal di schiena aspecifico sono innumerevoli e sarebbe noioso elencarle tutte. Sempre a grandi linee hanno un ruolo preponderante fattori meccanico-posturali favoriti da comportamenti e gesti non sempre corretti sia nell’ambito della vita di tutti i giorni che in quello lavorativo, ma anche da fattori di predisposizione sia genetica sia caratteriale. Si pensi alla sedentarietà, alle posture incongrue mantenute a lungo (per esempio  davanti al pc), a lavori usuranti e quant’altro».

Quando bisogna rivolgersi allo specialista?
«Fondamentale è, prima di tutto, rivolgersi al proprio medico di medicina generale che, in base alla storia ed al quadro clinico del paziente, farà una diagnostica ed una terapia di  primo  livello adeguate al caso, in particolare nei fatti acuti, e saprà consigliare l’eventuale ricorso ad uno specialista. Evitare il “fai da te”, specialmente nei casi di recente insorgenza del dolore, in quanto sono numerosi gli specialisti che si occupano di schiena come sono tante sono le figure non mediche. C'è il rischio di saltare qui e là, con dispersione di  denaro e  tempo».

A quali specialisti occorre rivolgersi? 
«Questo è legato ovviamente al tipo di lombalgia ed al suo stadio evolutivo e qui il prezioso consiglio del medico di medicina generale è fondamentale. Un consiglio: in caso di necessità affidarsi ad uno specialista che coordini il percorso di cura e che possa anche inviare ad altri colleghi, anche non medici, di competenza in base alle reali necessità, in quanto, come vedremo, la terapia del mal di schiena è assolutamente multidisciplinare».

Come si cura il mal di schiena? 
«Come abbiamo detto, la lombalgia ha numerose cause non sempre chiare. Fondamentale, dunque, è la prevenzione, sia in ambito lavorativo che extralavorativo. Importante è suggerire al paziente  accorgimenti che possano ridurre il rischio di mal di schiena. In caso di sintomatologia, non esiste una scaletta di interventi che valga per tutti. In linea di massima possiamo elencare i farmaci (antinfiammatori, antalgici, miorilassanti, steroidi ecc) di competenza medica.

I farmaci possono essere  associati o meno al trattamento riabilitativo. Sono a disposizione molte  tecniche manuali più o meno valide come le manipolazioni vertebrali (particolarmente utili in fase acuta e/o post acuta), l’esercizio terapeutico nelle sue varie forme (per fare un esempio la riprogrammazione posturale) con protocolli indicati nelle varie forme di lombalgia con lombosciatalgia e tanto altro ancora. Esiste poi la mesoterapia a scopo antalgico e la terapia farmacologica complessa di competenza solitamente della terapia del dolore. A volte il trattamento conservativo non è sufficiente e la lombalgia/lombosciatalgia diventa di competenza neurochirurgica. Tutta la serie di possibilità terapeutiche che abbiamo visto non deve però essere vista a comparti separati ma essere sinergica, in quanto come la lombalgia è multifattoriale, la terapia deve essere multidisciplinare».

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