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Le possibili complicanze neurologiche del covid, dall'encefalopatia all'ictus

Le possibili complicanze neurologiche del covid, dall'encefalopatia all'ictus

28 Settembre 2021,03:29

Dall’encefalopatia acuta all’ictus ischemico, dalla cefalea all’alterazione combinata di olfatto e gusto: queste le più frequenti complicanze neurologiche legate al Covid tra i pazienti di tutto il mondo. I risultati degli studi sugli effetti neurologici dell’infezione saranno presentati al Congresso Mondiale di Neurologia, dal 3 al 7 ottobre. Tra l’altro sarà resa nota l’analisi preliminare italiana dello studio Neuro-COVID, patrocinato dalla Società Italiana di Neurologia(Sin), a cui hanno partecipato 50 Neurologie italiane, su 2500 pazienti, sia ricoverati che curati a domicilio. 
Il disturbo neurologico più frequente è l’alterazione combinata dell’olfatto e del gusto (anosmia- ageusia, circa il 40% dei pazienti), la durata di questo sintomo ha una durata superiore a 1 mese nel 50% dei casi e arriva a superare i 6 mesi nel 20% dei casi. Un secondo disturbo, molto frequente (circa il 25% dei pazienti Neuro-COVID), è l’encefalopatia acuta ovvero uno stato di confusione mentale, perdita di attenzione e memoria, stato di agitazione, fino ad una alterazione dello stato di coscienza e al coma; questa condizione ha molteplici cause, a partire da una scarsa ossigenazione cerebrale (conseguenza della polmonite da Covid), ma in alcuni casi è legata ad una infiammazione cerebrale (encefalite). 
Molti pazienti Neuro-COVID (circa il 20%) hanno avuto un ictus ischemico concomitante oppure subito dopo l’infezione da Covid, e tuttavia il legame causa-effetto tra l’infezione da Covid e l’ictus è tuttora oggetto di dibattito. Quasi tutti questi pazienti hanno i classici fattori di rischio vascolare per un ictus, dagli studi sembra che l’infezione abbia fatto da innesco per la trombosi arteriosa cerebrale. 
La cefalea associata a Covid è frequente e non sempre di breve durata, infatti in circa il 50% dei casi diventa cronica e dura oltre 2 settimane e in circa il 20% dei casi ha una durata superiore ai 3 mesi

I disturbi cognitivi post-Covid fanno parte della «sindrome long Covid» e sono stati definiti anche «nebbia cognitiva», non sono rari (circa il 10% dei soggetti Neuro-COVID) ma l’entità del disturbo è quasi sempre di grado modesto (non raggiunge i criteri di una «demenza», ma solo di compromissione cognitiva lieve) e con una importante componente emotiva oltre che cognitiva, la durata media è circa 3 mesi e si risolve spontaneamente entro i 6 mesi in quasi la totalità dei casi. 
Le cause principali dei disturbi neurologici sono la carenza cerebrale di ossigeno, l’infiammazione cerebrale oppure le trombosi di arterie e di vene cerebrali; tutte queste alterazioni sono possibili conseguenze di una infezione da Covid 
Lo studio è stato patrocinato dalla Società Italiana di Neurologia (Sin) e ha visto la partecipazione di 50 Neurologie italiane, distribuite nelle varie regioni, con la partecipazione anche di San Marino. Attualmente il numero di pazienti Neuro-COVID è di circa 2500 e comprende sia pazienti che sono stati ricoverati in ospedale che pazienti che sono stati curati a domicilio. 
Neurocovid, promosso dalla Sin, sarà confrontato con gli analoghi studi promossi da altre società neurologiche europee, con il coordinamento di una task force della European Academy of Neurology, che cura la creazione di un registro europeo, chiamato ENERGY. Il registro europeo verrà inoltre confrontato con un analogo registro americano curato dalla Neurocritical Care Society ed a sua volta chiamato US GCS-NeuroCOVID. 

© Riproduzione riservata

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