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Stop osteoporosi: salva le tue ossa

Stop osteoporosi: salva le tue ossa

di Monica Rossi

10 Novembre 2021,11:50

Dalla tavola allo sport: la prevenzione

Salute delle ossa in pillole? Bastano poche mosse: mantenere uno stile di vita attivo; seguire un’alimentazione varia ed equilibrata per prevenire sovrappeso e obesità; assumere adeguate quantità di calcio e vitamina D (perché aiuta l’organismo a utilizzare il calcio), esponendosi regolarmente alla luce solare (inteso come vita all’aria aperta); diminuire il consumo di sale (che aumenta l’eliminazione del calcio con l’urina); evitare il fumo e ridurre il consumo di alcol. Così, il ministero della Salute in occasione della «Giornata mondiale dell’osteoporosi», che si è celebrata lo scorso 20 ottobre. L’osteoporosi è  una malattia sistemica dell’apparato scheletrico, caratterizzata da una bassa densità minerale e dal deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità ossea. Una situazione che porta  a un aumentato rischio di frattura per traumi anche minimi a carico di vertebre, femore prossimale, polsi e omero prossimale. Una malattia con numeri importanti e destinati, stando agli specialisti, ad aumentare: secondo le stime del Ministero, infatti, attualmente la patologia colpisce circa 5 milioni di persone, di cui l’80% sono donne in menopausa che scoprono di esserne affette quando ormai la malattia, spesso senza sintomi prima di una frattura, è in atto.
 Al netto delle raccomandazioni della ministero della Salute, si può lavorare a monte, in chiave di prevenzione, quando si è ancora giovani? 
«Assolutamente sì – dichiara Giovanni Passeri, professore associato di Medicina interna del Centro osteopatie metaboliche dell’Università di Parma e coordinatore regionale della Società italiana dell’osteoporosi e del metabolismo minerale e dello scheletro (Siommms) -. Per arrivare all’età adulta con un picco di massa ossea ottimale, la prevenzione dovrebbe iniziare fin dall’infanzia con un introito ottimale di calcio, una dieta sana e variegata e vita all’aria aperta. Regole che diventano un primo, vitale baluardo soprattutto in caso di famigliarità, come una nonna o una mamma affetta da osteoporosi».

1.  Da madre a figlia: La familiarità
Secondo la «Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro» (Siommms), la genetica e l’ereditarietà giocano un ruolo di primo piano. Chi ha avuto genitori o parenti osteoporotici ha, a sua volta, un rischio più alto di osteoporosi e di fratture per motivi genetici, costituzionali e ambientali, soprattutto se in famiglia ci sono stati casi di fratture dovute a fragilità ossea, in particolare di femore. Figlie di madri che hanno avuto una frattura osteoporotica (cioè non conseguente a traumi gravi) al femore prima dei 75 anni, corrono un rischio significativamente più alto di andare incontro esse stesse allo stesso tipo di frattura. «Il concetto di famigliarità è certamente importante e va considerato in un’ottica di prevenzione  -  spiega lo specialista -. Capita di ricevere pazienti di 60-65 anni di età che si sono ad esempio fratturate una vertebra semplicemente sollevando la cesta dei panni e scoprire che anche le loro madri hanno subito fratture similari: una volta accertata, l’osteoporosi può essere curata ma è innegabile che, sapendo di essere a rischio, sarebbe meglio pensarci 10-15 anni prima».

2. Estrogeni, l'aiuto degli ormoni
Benché l’osteoporosi possa colpire a qualsiasi età, è considerata una malattia tipica dell’invecchiamento: la riduzione della massa ossea inizia approssimativamente intorno ai 50 anni e aumenta con il passare del tempo. A essere maggiormente colpite sono le donne in post menopausa. «Gli estrogeni sono fondamentali durante la vita fertile per mantenere un buono stato osseo – spiega Passeri -. Quando sopraggiunge la menopausa, si assiste a un calo degli ormoni sessuali femminili, cui è associato, in un numero non indifferente di donne, una perdita importante della densità ossea». Che fare? Assumere estrogeni può essere di aiuto ma non è detto che sia la soluzione ottimale. «Non è una terapia di prima linea per curare l’osteoporosi post-menopausale - conferma lo specialista -. Le Società che si interessano di osteoporosi, siano esse italiane o internazionali, concordano: gli estrogeni sono indicati per donne che hanno, oltre all’osteoporosi, anche la sindrome climaterica (cioè le caldane). Il trattamento, tuttavia, deve essere limitato nel tempo e non superare i cinque anni per non rischiare ad esempio trombi o carcinomi mammari».

3. Moc, l'esame per la diagnosi
Prevenire prima di tutto e diagnosticare precocemente poi sono due carte vitali. Ma come si fa a determinare se la mineralizzazione delle ossa si è ridotta? Con la Mineralometria ossea computerizzata, un esame utile per accertare (esame diagnostico) l’osteoporosi laddove si pensi sia presente e non per verificarne l’assenza. «Prima di sottoporsi alla Moc, che il SSN peraltro eroga per tutti solo dopo i 65 anni – spiega Passeri -, sarebbe preferibile che il medico di medicina generale eseguisse una rapida valutazione dei fattori di rischio, che si possono calcolare grazie a vari algoritmi, tra cui uno creato in Italia (noto come DeFRA) che mette sul piatto della bilancia età, sesso, peso, stile di vita tra cui fumo di sigaretta o abuso di alcol, eventuali patologie e storia familiare della paziente con osteoporosi. I dati raccolti permettono di avere un risultato e cioè il rischio di frattura a 10 anni». A proposito di percorsi diagnostici, sono sempre più frequenti i test proposti dalle farmacie: ma sono attendibili? «Non molto: si basano su tecniche ultrasonografiche che non misurano la densità. C’è il rischio che diano dati dissonanti».

4.  Terapia su misura No al fai-da-te
Una volta diagnosticata l’osteoporosi, che si fa? È una patologia che può essere rallentata o arrestata. «Il trattamento va personalizzato  - spiega Passeri -. Intanto, bisogna vedere qual è l’entità della densità ossea e valutare i fattori di rischio: ci sono farmaci che possono essere somministrati direttamente dal medico di medicina generale, e altri che invece possono essere prescritti solo dopo la presa in carico da parte dei centri specialistici, che prevedono l’apertura di piani terapeutici per farmaci che hanno una limitazione nella loro prescrivibilità. Ci sono oggi sette-otto farmaci utilizzabili, alcuni molto potenti e altri che devono essere dati soltanto in certe condizioni. Lo specialista deve inoltre essere certo che la paziente seguirà attentamente il percorso terapeutico, che durerà anni. Prima di prescrivere qualsiasi farmaco attivo sull’osso, occorre fare un’attenta valutazione delle necessità di calcio e di vitamina D della paziente. Vale anche quando si prescrivono gli estrogeni: per non vanificare gli effetti dei farmaci, anche quelli molto potenti, nel 90% dei casi ci vogliono entrambi i componenti e nel 95-98% dei casi almeno uno dei due».

5.Colpisce anche gli uomini
Molti uomini pensano che l’osteoporosi sia un problema solo femminile. Nulla di più sbagliato. Colpisce anche loro, infatti, sebbene lo faccia con modalità diverse: in tutto il mondo, si stima che almeno un uomo su cinque over 50 sia a rischio frattura da fragilità ossea. «L’incidenza è minore: su circa 5 milioni di persone colpite dalla patologia in Italia, un quinto sono uomini», conferma Passeri. Rispetto alla casistica femminile, l’osteoporosi maschile è prevalentemente riconducibile a forme secondarie, legate all’invecchiamento. «L’uomo, dal punto di vista strutturale, quindi ormonale, ha in genere una massa ossea maggiore rispetto alla donna. Tuttavia, anche l’orologio maschile segna il passo e, seppure si verifichi 10-15 anni dopo rispetto al sesso femminile, gli uomini possono incorrere in fratture femorali della senescenza». Poiché con l’età, il calo del testosterone è più lento e graduale, il pericolo è che l’insorgenza della patologia non venga intercettata attraverso i segnali spia (fratture da traumi dovute a incidenti lievi, ad esempio, o abbassamento della statura) e i fattori di rischio legati allo stile di vita. 

© Riproduzione riservata

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