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RIPENSARE LA FESTA

Natale sereno e senza stress

Come evitare la frenesia e il «blues»

Natale sereno e senza stress

di Monica Tiezzi

16 Dicembre 2021,15:32

Natale è una gioia, ma non sempre. Lo stress di regali e cenoni, una perdita più o meno recente, situazioni familiari di conflitto possono amplificare un disagio che, in tempi «normali», è più gestibile. «Le feste non rappresentano un momento di benessere per tutti. Può succedere che qualcuno in questo periodo provi una condizione di “depressione natalizia”. Ogni malessere nella storia di ogni singolo affonda le radici in eventi del passato traumatici e dolorosi che a suo tempo non è stato possibile elaborare e che si ripropongono ogni anno» dice Giuseppina Paulillo, direttrice delle Residenze psichiatriche e psicopatologia forense dell'Ausl di Parma. «A differenza dei bambini e di alcuni adulti che aspettano con spirito festoso e gioioso il Natale, c’è chi non ama particolarmente questo periodo e anzi manifesta un'avversione caratterizzata da tristezza, malinconia e stanchezza psico-fisica - aggiunge Ilaria De Amicis, psicologa e psicoterapeuta dell'Ausl di Parma - Con l’avvicinarsi del Natale, nasce l’aspettativa collettiva di sentirsi allegri e generosi, e inevitabilmente ci si ritrova a confrontare le proprie emozioni con quelle presunte degli altri, che non sempre coincidono, facendo nascere un senso di inadeguatezza conosciuto come Christmas Blues. Diversi sono i fattori che concorrono ad alimentare questo disagio, come la perdita di una persona cara o di un amore».
«Stati depressivi possono manifestarsi in ogni periodo dell’anno, ma l’ansia durante le feste fa sì che anche coloro che di solito sono contenti sperimentino la solitudine e l’insoddisfazione. Non trascurabili in questo ultimo periodo le influenze dovute alla pandemia che ha contribuito notevolmente ad aumentare le condizioni di distress - aggiunge Elisa Violante, psicologa e psicoterauta dell'Ausl di Parma - L’isolamento sociale è sicuramente uno dei più forti fattori predittivi della depressione, specie nelle feste. Alcune persone possono avere una piccola cerchia sociale o una mancanza di opportunità di socializzazione per varie ragioni. Le persone più isolate spesso evitano le interazioni sociali durante le vacanze, e questo peggiora solitudine e depressione».

La nostalgia per chi è andato

Una delle cause più comuni del «Christmas Blues» è la perdita, e la nostalgia, di una persona cara. Soprattutto se non è stata seguita da un'adeguata elaborazione. «L’Altro, nello scambio intersoggettivo, ci costruisce e diviene una parte di noi stessi, per questa ragione quando non c’è più è come se dirigessimo i nostri stati emozionali ed affettivi in una dimensione fantasmatica, che non si può reincarnare e reificare - dice Violante - In una parte del Giappone è stata installata una cabina telefonica con un telefono non collegato, che trasporta le voci nel vento: è lì che possono andare le persone che hanno perso una persona cara per rimarginare le proprie ferite dipanando il racconto di sé in un luogo reale e comune. Nella nostra società mancano i riti riparatori, i funerali sono fatti di corsa, manca il tempo del dolore, per questa ragione le feste natalizie, simbolicamente spazi temporali di condivisione, svuotate del significato tradizionale collettivo, rendono più acuto il dolore della perdita».

Felici a tutti i costi E inadeguati

Dover essere felici e perfetti a Natale è il mantra proposto dai media. «Nella crisi culturale dell'Occidente dove il narcisismo, da disturbo psicologico, diventa forma mentis di un’intera società, questo è l’esatto contrario dello spirito di Natale, che ci propone una famiglia, quella di Gesù, povera e in fuga - dice Violante - L'immagine commerciale di riunioni familiari con numerosi membri si scontra con la realtà di molte famiglie composte da pochi elementi, in grandi case semivuote, con accessori costosi che pochi possono permettersi». «Molti nostri comportamenti sono finalizzati ad una soddisfacente condivisione degli stessi sui social più che al piacere derivato dai comportamenti stessi - aggiunge Paulillo - Il Natale può creare una “competizione” ad essere felici come gli altri o di più, ad essere contenti non tanto per il nostro reale benessere, ma per dare un'immagine adeguata». E se questo non accade, aggiunge De Amicis, «ci sentiamo “sbagliati”. Davanti ad un grande felicità esterna, la tristezza provata si amplifica».

Le riunioni familiari

La tradizione natalizia prevede il ritrovarsi in riunioni familiari «a volte poco gradite, facendoci ripensare ai nostri rapporti affettivi e costringendoci a situazioni conflittuali. I regali e lo shopping ci possono riportare a difficoltà economiche, facendoci provare stress e senso di inadeguatezza» dice De Amicis. «A volte ci si incontra con parenti che si vedono solo a Natale, con tutti gli annessi e connessi relazionali (scarso desiderio di condividere, scarsa abitudine, vuoti di conversazione). Pensiamo anche a chi è solo, e vive questa solitudine come sbagliata e da nascondere» aggiunge Paulillo.
«Da quando lavoro in carcere, ho raccolto molti racconti di padri che non possono acquistare regali per i figli per le ristrettezze economiche. Se pensiamo che questo si aggiunge spesso alla colpa e alla vergogna per la propria condizione di detenzione, si comprende quanto possa significare un piccolo regalo da inviare ai figli, come un pacco di speranza per una rinnovata e promessa paternità» dice Violante.

Il tempo del raccoglimento

Sulla «stanchezza» natalizia pesa anche il cambiamento delle abitudini e la perdita del tran tran quotidiano. «Il cambiamento delle abitudini è sempre stressante, anche se queste cambiano su nostro desiderio e in modo temporaneo. Tutto questo vale ovviamente anche per il Natale - dice Paulillo - Inoltre alcune persone sono più sensibili di altre alle condizioni ambientali esterne, come il freddo. Ricordiamoci che il periodo invernale nelle culture primitive era dedicato al riposo, alla tranquillità, al raccoglimento. Tutto ciò è molto lontano dalla frenesia delle feste natalizie». De Amicis fa notare anche come nel cuore dell'inverno «le minori ore di luce solare e la conseguente diminuzione di produzione di serotonina possono incidere sull’umore, anche alterando il ritmo di sonno-veglia o inficiando le capacità di concentrazione e attenzione». «Le ferie e le vacanze diventano spesso l’Eldorado dei “farò”, caricandosi di grandi aspettative o tempo vuoto di cose da fare» conclude Violante.

Il bilancio dell'anno trascorso

Il periodo natalizio è il momento «in cui si tende a tirare le somme dell’anno passato spesso focalizzandosi su traguardi e obiettivi non raggiunti, mettendosi a tu per tu con le emozioni più profonde del nostro io. Un bilancio esistenziale che può rivelarsi particolarmente duro e renderci insoddisfatti» dice De Amicis.
Violante cerca di affrontare il problema da un'altra prospettiva. «Bilancio mi fa pensare ad un’azienda, ad uno Stato… applicare questo concetto ad una vita umana non rende la complessità dell’esistenza, estenderlo ad un intero anno sembra un’operazione che ha a che fare con uno stato ansioso. Preferisco, da qualche anno, annotare in un piccolo diario i regali che ricevo dall’incontro inaspettato e dalla sintonia con le altre persone. Un esempio: ero in coda per la spesa alla cassa di un supermercato, sorrido alla cassiera, quando finisco di pagare lei mi ringrazia perché dopo una giornata difficile qualcuno le aveva dedicato una fugace attenzione».

I consigli: organizzarsi, saper dire no, esercitare la gratitudine

Come arginare il Christmas Blues? «Tanti aspetti del nostro malessere possono derivare dalla nostra difficoltà ad accettarci come persone con caratteristiche e limiti. Vivere momenti di tristezza a Natale non è un problema da risolvere o da accantonare fingendo di essere contenti. Bisogna accettare le proprie emozioni negative. Come quelle positive, fanno parte della normalità e dei “colori” della vita» dice Paulillo. De Amicis, pur premettendo che uno stato depressivo importante richiede l'intervento di un professionista della salute mentale, prova a dare qualche consiglio: «Organizzarsi per tempo per non ritrovarsi coinvolti all’ultimo all’estenuante corsa ai regali, fissando limiti di spesa adeguati alle proprie possibilità economiche; stabilire limiti e modalità di partecipazione agli eventi sociali, imparando a dire di no; prendersi cura di sé, dedicando del tempo alla cura del corpo, agli hobbies, all'attività fisica nelle ore di luce; rimanere agganciati al qui ed ora senza naufragare in aspettative irrealistiche, nei pensieri del passato o nelle ansie del futuro; essere flessibili, vivendo il Natale rispettando i propri valori ed esigenze; essere grati per ciò che si ha e per ciò che si è». «Viviamo in un mondo in cui la prospettiva privilegiata è quella che il contesto determini il nostro umore - aggiunge Violante - Lo psicoanalista Wilfred Bion suggeriva invece di rendere la nostra esperienza più insatura, vivendo le esperienze con la mente di un principiante: “Esprimere voi stessi così come siete, senza alcun modo intenzionale o elaborato di impostare voi stessi: ecco la cosa più importante”. Praticare l’arte del levare del Michelangelo, arrivare all’essenza. La sottile linea rossa è l’autenticità, ciò che ci fa bene è vero e brilla per noi».

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