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Dimmi come respiri: ti dirò come stai. E chi sei

Dimmi come respiri  Ti dirò come stai. E chi sei

02 Gennaio 2022,08:45

Da quando l’uso della mascherina è diventato strategico per limitare i contagi, ogni persona ha preso maggiore coscienza dell’importanza della respirazione, funzione fondamentale per la sopravvivenza che consente all’organismo di prelevare dall’aria quell’ossigeno che è fonte di vita per i nostri organi e di eliminare l’anidride carbonica prodotta dai tessuti.
La respirazione
La respirazione ha da un lato il vantaggio di essere un processo inconscio, controllato dal nostro sistema nervoso autonomo che la regola senza che dobbiamo pensare ad ognuno dei 20.000 respiri che facciamo ogni giorno, ma proprio questa mancanza di consapevolezza e la perdita di controllo del respiro conducono spesso a schemi di respirazione errati e dannosi per il nostro organismo. La respirazione è in grado di inviare ai nostri organi messaggi che influenzano la pressione sanguigna, la funzione immunitaria, l'umore e il livello di stress e vi sono evidenze scientifiche che indicano che maggior parte delle persone respira in modo superficiale, sforzando la parte superiore del torace ed evitando quella respirazione profonda e addominale che invece aiuta a calmare e rilassando la mente e il corpo. La qualità del respiro influenza direttamente la nostra salute, le nostre emozioni, la nostra mente, ed il respiro non assolve solo quelle funzioni metaboliche necessarie alla sopravvivenza, ma regola anche la qualità della nostra vita e non è un caso che molte discipline orientali tra cui meditazione, yoga, tai chi e numerose arti marziali usino il respiro come leva per regolare lo stato di mente e corpo.
Respiro toracico
Il respiro toracico, rapido e superficiale, attiva il sistema nervoso simpatico, quello che mediante secrezione di adrenalina ed altri ormoni preparava l’uomo primitivo al combattimento o alla fuga, sostituiti nell’era moderna dall’ansia e dai tipici comportamenti legati allo stress.
Meglio l'addominale
Al contrario il respiro lento, profondo e addominale, attiva il sistema nervoso parasimpatico, quello del recupero e della calma. L'uomo moderno sempre teso, all’erta e vigile, spesso costretto da vestiti che stringono l'addome, tende a respirare principalmente con la parte superiore del torace e per lo più in maniera rapida, troppo frequente e non profonda. Come risultato di questo tipo di respirazione definita superficiale o apicale, il corpo compensa respirando più frequentemente, creando uno scambio di gas più povero di ossigeno e aumentando la tensione dei muscoli del collo e nelle spalle.
Spostamento del ph
Il ripetuto inefficiente scambio di gas associato alla respirazione apicale può portare a uno spostamento dei livelli di ph nel nostro corpo verso l’acidità con produzione di un precursore infiammatorio (la bradichinina) la quale aumenta la sensibilità della soglia del dolore e promuove rigidità e contrattura muscolare a livello del collo, delle spalle e della colonna vertebrale. Imparare a controllare la nostra respirazione favorendo quella profonda o diaframmatica può favorire importanti cambiamenti fisiologici tra cui ridurre i livelli di ormoni dello stress, abbassare la frequenza cardiaca e la pressione, bilanciare i livelli di anidride carbonica e ossigeno nel sangue, aumentare la sensazione di calma, migliorare il funzionamento del sistema immunitario e i livelli di energia aiutando così a ridurre gli effetti negativi dello stress cronico che molti sperimentano ogni giorno.
Bocciata la bocca
La prima regola importante è di respirare sempre col naso, anche durante l’attività fisica, in quanto respirare con la bocca promuove l'iperventilazione, che diminuisce la quantità di ossigeno fornita ai tessuti e al cervello causando stanchezza, peggiora la qualità del sonno oltre a diminuire la capacità del corpo di filtrare gli inquinanti tossici dell'aria e la tolleranza all’anidride carbonica CO2. C'è un semplice metodo proposto dal medico russo Konstantin Pavlovich Buteyko per valutare la tolleranza alla CO2 che si basa sul numero di secondi in cui possiamo trattenere il fiato senza respirare. Riuscirci per un periodo da 40 a 60 secondi indica una funzionalità respiratoria normale ed una eccellente resistenza fisica. Se l’intervallo è tra i 20 e i 40 secondi, ciò è indice di una lieve insufficienza respiratoria ed una moderata tolleranza all'esercizio fisico, mentre un intervallo da 10 a 20 secondi indica una significativa compromissione della respirazione e scarsa tolleranza all'esercizio. Per migliorare la respirazione si può iniziare osservando e misurando il ritmo del respiro, calcolando quanti respiri si fanno in 1 minuto e puntando al primo obiettivo che deve essere portare gradualmente il numero dei respiri attorno ai 10-12 al minuto esercitandosi a raggiungerlo allungando prevalentemente la fase espiratoria. Il secondo obiettivo deve essere passare dalla respirazione toracica a quella addominale o diaframmatica facendo gonfiare non solo il torace ma anche l'addome abbassando il diaframma. Stando distesi con una mano sull'addome si dovrà osservare la mano che si alza e si abbassa con ogni atto respiratorio. All'inizio si muoverà relativamente poco, ma poi progressivamente diventerà automatico usare il diaframma e regolare la profondità del respiro.

© Riproduzione riservata

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