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Nuova anca: tutto quello che c'è da sapere

Nuova anca

di Isabella Spagnoli

05 Gennaio 2022,09:15

Chirurgia protesica dell’anca: di cosa si tratta? Risponde Enrico Vaienti, direttore della Clinica ortopedica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma.

Cos’è una protesi d’anca?
«La protesi totale d’anca è la sostituzione dei due versanti articolari, testa del femore e acetabolo del bacino, con due componenti artificiali che riproducono l’articolazione sferica originale, con lo scopo di eliminare il dolore e recuperare il movimento».
Quali sono le patologie per cui è indicata una protesi d’anca?
«L’artrosi (coxartrosi) e le fratture del collo del femore o dell’acetabolo. La protesi totale d’anca è uno dei maggiori successi della chirurgia ortopedica moderna. Esordita in modo concreto negli anni ‘60, è oggi quotidianamente impiantata in migliaia di esemplari nel mondo. Suo scopo principale è quello di togliere il dolore e ripristinare la funzione, sintomi che caratterizzano l’artrosi dell’anca nelle sue diverse origini. Con il passare degli anni è cresciuta l’affidabilità di questo intervento chirurgico, grazie al progressivo miglioramento dei materiali e della tecnica operatoria. L’introduzione dei più recenti materiali è stata in grado di garantire una maggiore durata nel tempo degli impianti. Una protesi correttamente impiantata, materiali di alta qualità e un paziente rispettoso dell’impianto, dovrebbero garantire la durata oltre i trent’anni, cioè per tutta la vita in una buona parte dei pazienti, considerando che raggiunta l’età anziana le richieste funzionali necessariamente si abbassano. Il perfezionamento delle metodiche di anestesia e delle tecniche chirurgiche, in particolare quelle mininvasive, ha reso decisamente minore l’impatto dell’intervento e più rapido il recupero postoperatorio».
Quali protesi vengono usate?
«Non esiste la protesi d’anca ideale, ma il modello scelto deve essere ragionato sulle caratteristiche della tipologia di artrosi e di paziente. Gli steli femorali mini-invasivi si adatteranno bene ai canali femorali più stretti e alle corticali ossee più robuste tipici del paziente più giovane, mentre steli standard a maggior riempimento e di grande affidabilità saranno da preferire per soggetti più anziani e osteoporotici. Normalmente le protesi vengono fissate a riempimento-pressione, ma in casi di particolare fragilità ossea si può sfruttare un collante detto cemento osseo. Di grande importanza riguardo l’usura dell’impianto è la qualità dei materiali di scorrimento testa-coppa».
Come si svolge l’intervento?
«Completata la preparazione preoperatoria, il paziente, viene normalmente ricoverato il giorno precedente l’intervento. Il tipo di anestesia sarà valutato dal collega anestesista in sintonia con il chirurgo, potendo essere periferica, cioè dell’arto interessato, o generale, comunque con un completo controllo del dolore e in massima sicurezza. Esistono vie di accesso all’anca tradizionali e vie mininvasive, protesi standard e steli corti; non esistono la via e la protesi ideale, ma la scelta dipende da ogni singolo caso».
Quali pazienti possono effettuare l’intervento?
«La protesi non è un’indicazione assoluta, è una necessità per chi, a qualsiasi età, è significativamente condizionato nella vita quotidiana ed è costretto a continuativa assunzione di farmaci antinfiammatori e antidolorifici, potenzialmente dannosi per l’organismo. Le attuali tecniche anestesiologiche e chirurgiche, una scrupolosa preparazione preoperatoria e un’organizzata assistenza postoperatoria possono consentire di trattare chirurgicamente anche pazienti molto avanti con gli anni e affetti da patologie concomitanti, ma per i quali l’artrosi dell’anca è il vero ostacolo ad una buona qualità della vita. Maggiori difficoltà e le complicazioni si possono in realtà incontrare in soggetti di grandi dimensioni corporee e, ovviamente, nei casi più gravi».
Il decorso post operatorio? Quali sono i vantaggi della chirurgia protesica?
«Nei casi standard la ripresa post-operatoria prevede il recupero del cammino il giorno seguente, con una progressione di autonomia, che diviene completa dopo circa un mese, quando si lascia l’appoggio, si guida l’automobile, si possono prendere mezzi pubblici. Per quanto riguarda la ripresa di attività motorie più intense e in particolare dello sport, bisognerà attendere qualche mese, anche per non ostacolare l’osteointegrazione protesica. Ripristinare una vita funzionalmente normale è lo scopo di una protesi d’anca, cioè per esempio potersi lavare e vestire in autonomia, prendere e guidare mezzi, fare viaggi,… Un buon impianto protesico consentirà sicuramente anche attività di maggior impegno fisico e sovraccarico protesico, inevitabilmente più a rischio di eventi traumatici, ma che dovranno essere valutate in un colloquio tra chirurgo e paziente, essendo comunque quest’ultimo ad assumersi le responsabilità di eventuali complicazioni conseguenti al superamento di ragionevoli limiti. Se dunque la maggior parte delle attività lavorative potranno essere regolarmente recuperate, questo varrà anche per lo sport. Alcune pratiche sportive sono attualmente pienamente consentite (bicicletta, nuoto, tennis, golf, corsa regolare, sci di fondo ecc), altre saranno consigliate se già precedentemente praticate (sci da discesa, equitazione, vela, mountain bike ecc), altri possibili, ma fortemente sconsigliati (sport da contatto, motocross, snowboard, sci nautico ecc).

© Riproduzione riservata

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