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Ictus, pressione alta e rischio altissimo

Dalla prevenzione alla cura: le novità

Ictus, pressione alta e rischio altissimo

di Isabella Spagnoli

09 Gennaio 2022,10:31

L'ictus cerebrale è una patologia conseguente all’occlusione o alla rottura di un vaso della circolazione cerebrale, con conseguente interruzione del flusso ematico a un’area del cervello. Ne risulta la perdita improvvisa di alcune funzioni delle aree colpite, come la motricità, la sensibilità o il linguaggio», spiega Licia Denti, responsabile della struttura semplice di unità operativa Stroke Care della nostra Azienda ospedaliero universitaria.

La forma più comune, che riguarda l’85% circa dei casi, è l’ictus ischemico secondario all’occlusione di un vaso arterioso. In un terzo dei casi questa è dovuta alla presenza dell’aterosclerosi, che consiste nello sviluppo all’interno della parete del vaso di una formazione, la placca ateromatosa, che ne riduce progressivamente il lume. Spesso la chiusura definitiva del vaso avviene per l’apposizione sulla placca di un trombo, che non è altro che un coagulo adeso alla parete. In altri casi, il vaso si chiude per la presenza di un embolo, che ha una composizione simile al trombo, a partenza dal cuore.

L’ictus emorragico riguarda invece una minoranza dei casi, ed è conseguenza dell’improvvisa rottura di un’arteria del circolo cerebrale, spesso a seguito di un aumento importante della pressione arteriosa. In altri casi, si tratta della rottura di aneurismi arteriosi o malformazioni artero-venose. In tutti i casi, la forma emorragica si presenta in genere con quadri clinici più gravi rispetto all’ictus ischemico, con una prognosi decisamente peggiore, sia in termini di mortalità (50% nel primo mese) che di recupero».

Licia Denti spiega che sono stati identificati diversi fattori che aumentano il rischio di ictus cerebrale. «Alcuni fattori di rischio sono immodificabili, quali ad esempio l’età avanzata, il sesso maschile e una certa predisposizione genetica. Ma la maggior parte è costituita da fattori identificabili e curabili ai fini della prevenzione. Il fattore di rischio sicuramente più frequente è l’ipertensione arteriosa. Il diabete, l’abitudine al fumo e le alterazioni dei lipidi (ipercolesterolemia in particolare, ma non solo) rappresentano altri importanti fattori di rischio, insieme alla fibrillazione atriale, un’aritmia che è responsabile di gran parte degli ictus da emboli provenienti dal cuore. Infine va ricordato che sedentarietà, un eccesso di introduzione di calorie e di grassi animali e l’obesità che ne consegue ed un eccesso di alcool sono fattori di rischio che possono giocare un ruolo importante nella predisposizione all’ictus cerebrale, come del resto a tutte le malattie vascolari, e che possono essere corretti».

L’esperta sottolinea che gli uomini sono più frequentemente colpiti dall’ictus cerebrale rispetto alle donne, almeno fino agli 80 anni. «Dopo questa età i casi sono più frequenti nella popolazione femminile, ma questo dato è in gran parte giustificato dal fatto che le donne, almeno nelle società occidentali, vivono più a lungo e sono pertanto più a lungo esposte al rischio di patologie correlate all’invecchiamento, come l’ ictus cerebrale durante l’intero arco della vita. Per lo stesso motivo, l’ictus cerebrale si manifesta nelle donne ad un’età più avanzata, il che spiega almeno in parte perché queste ultime siano affette più spesso dalle forme di ictus da fibrillazione atriale e presentino in genere esiti peggiori in termini di recupero funzionale. Inoltre le donne possono essere affette da alcune forme meno comuni di ictus cerebrale, quali quelle da uso di ormoni estro-progestinici (nei contraccettivi) o l’ictus emicranico, meno frequente negli uomini. Per quanto riguarda la risposta alle terapie, l’efficacia dei trattamenti oggi disponibili, in particolare gli interventi di trombolisi-trombectomia, è risultata sovrapponibile nei due sessi».

© Riproduzione riservata

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