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Dolori «intimi»: la vulvodinia. Diagnosticarla e trattarla

Dolori «intimi»

di Monica Rossi

21 Giugno 2022,10:38

PARLA Lavinia Volpi Specialista Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Maggiore

Se ne parla da anni, ma spesso (ed erroneamente) sottotraccia. Eppure la vulvodinia è una patologia subdola e compromette la qualità della vita. Lo sa bene Giorgia Soleri, influencer e fidanzata di Damiano dei Måneskin, che ne soffre da tempo ed è stata in prima linea alla conferenza stampa a Montecitorio durante la quale è stato presentato il testo della proposta di legge (firmato dai gruppi di entrambi i rami parlamentari) per il riconoscimento della patologia nei LEA.


E non ha dubbi Lavinia Volpi, dirigente medico in ginecologia e ostetricia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma: «È una sindrome dolorosa complessa ed è fonte di grande e di profonda sofferenza per la donna, la coppia e la famiglia. La sensibilizzazione della popolazione è il punto cruciale per poter effettuare una diagnosi quanto più tempestiva possibile e trattare in modo efficace questa patologia insidiosa». Che interessa i genitali esterni e si manifesta come disturbo vulvare cronico, «persistente da almeno tre mesi, caratterizzato da bruciore, dolore, irritazione, dolore ai rapporti sessuali (dispareunia, che sovente rende quasi impossibile qualsiasi contatto con il partner, portando nel tempo a conseguenze deleterie per la vita della coppia) in assenza di lesioni osservabili obiettivamente o disfunzioni cliniche identificabili».
L’incidenza? Si stima che ne soffra circa il 15% delle donne, «ma ancora oggi è sottostimata - dice la specialista - Solo il 60% si rivolge al proprio medico e di queste solo la metà riceve una diagnosi corretta e un’idonea terapia». Ma le donne devono sapere che esiste e che può colpire a tutte le età, dai 16 fino agli 80 anni, benché «il picco di incidenza si osserva tra i 20 e i 40 anni» specifica Volpi. Che poi chiarisce: «Viene classificata sulla base della descrizione del dolore in funzione del tempo di comparsa, della localizzazione, dei fattori scatenanti e delle caratteristiche temporali».


Le cause e i meccanismi fisiopatogenetici non sono ancora del tutto noti. «La patogenesi non può essere ricondotta a una singola causa - continua la specialista - Vi possono essere fattori predisponenti biologici o psicogeni, spesso rappresentati da traumi psichici, abusi fisici o sessuali o negletto affettivo che attivano una risposta cronica da stress. Altri fattori precipitanti possono essere correlati allo stile di vita e ad abitudini scorrette o dannose come utilizzo di biancheria e indumenti troppo stretti, attività fisica che produce microtraumi a livello genitale (cyclette, equitazione, spinning, bicicletta), utilizzo eccessivo di detergenti, sostanze chimiche contenute nei medicinali per uso topico (farmaci a base di cortisone, lubrificanti vaginali, creme)».


La diagnosi, che deve essere più tempestiva possibile, è̀ eseguita attraverso un’accurata anamnesi e un esame obiettivo ginecologico completo comprensivo di swab test. E la cura? «Esistono svariate strategie, ma non uno standard per tutte le pazienti - spiega Volpi - Le terapie devono essere personalizzate e avere un approccio multimodale e multidisciplinare, con l’integrazione di competenze specifiche in ambito ginecologico, neurologico, psicologico, sessuologico e riabilitativo». La terapia, inoltre, deve essere finalizzata migliorare la qualità di vita della donna. «Occorre ottimizzare il controllo del dolore; avere la consapevolezza che una sua totale scomparsa potrebbe non essere possibile; ripristinare le funzioni lese dal disturbo e migliorare lo stato di benessere fisico e psicologico; ridurre al minimo la probabilità di eventi avversi».

Prevenire - No a detergenti troppo aggressivi e intimo che irrita. E cautela con cyclette e bici
«La strategia di cura della vulvodinia è sinergica e si avvale di terapie farmacologiche, mirate alla riduzione del dolore, integrate a tecniche di riabilitazione del pavimento pelvico, che si avvalgono di figure specializzate come l’ostetrica e la fisioterapista, associate a tecniche strumentali fisiche come l’elettrostimolazione, l’elettroporazione, la radiofrequenza e il laser, che modulano i meccanismi anomali della percezione dolorosa», spiega ancora Lavinia Volpi. Fondamentale è anche la rimozione di alcune delle cause scatenanti irritative, come ad esempio «l’utilizzo di detergenti irritativi, indumenti intimi che causino sfregamento o bruciore a livello vulvare, pantaloni o gonne costrittivi, l'utilizzo della bici o della cyclette in maniera ripetuta o alcune attività sportive come lo spinning. Va poi considerato il trattamento di condizioni morbose favorenti come le candidosi recidivanti, le vaginiti o le cistiti. Non dobbiamo infine dimenticare il supporto psico-sessuologico per ripristinare ̀ la vita di coppia, compromessa da innumerevoli anni di sofferenza».
 

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