salute
È una condizione abbastanza frequente che riguarda il 15% della popolazione e tende ad aumentare significativamente con l’avanzare dell’età. Per lo più asintomatica, quando si manifesta, l’ernia iatale ha come suo sintomo principale il reflusso gastroesofageo.
Ne parliamo con Giorgio Nervi, direttore dell’unità operativa complessa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.
Che cos'è l’ernia iatale?
«È una condizione caratterizzata dalla migrazione di una parte dello stomaco nel torace attraverso il diaframma. Può essere di vari tipi: la più frequente, che interessa circa il 90% dei casi, è quella da scivolamento, che prevede una risalita simmetrica dello stomaco rispetto al diaframma; vi sono poi quella paraesofagea, che prevede il rotolamento di una parte dello stomaco di fianco all’esofago con la giunzione esofagogastrica che rimane al suo posto, e una forma mista».
Quali sono le cause e come diagnosticarla?
«C’è sicuramente una predisposizione, ma vari fattori possono favorirla, come l’età, per l’indebolimento delle strutture dello iato esofageo, così come il sovrappeso e l’obesità, la gravidanza e traumi addominali. Per diagnosticarla si ricorre alla gastroscopia, che fornisce una visione diretta, oppure alla radiografia dell’esofago con mezzo di contrasto, che può far vedere morfologia, dimensioni e posizione».
Quali sono i sintomi principali?
«Il sintomo principale è il reflusso, perché viene meno il meccanismo a valvola fisiologicamente presente che separa la cavità gastrica, dove abbiamo un pH molto acido per poter digerire i cibi (tra 2 e 4), dall’esofago, il quale è invece rivestito da una mucosa che sta bene con un pH vicino alla neutralità. Quindi, venendo meno a causa dell’ernia questo meccanismo, si verifica il passaggio di materiale acido dallo stomaco al terzo inferiore dell’esofago o anche più su, causando i sintomi da reflusso, che sono tipicamente bruciore dietro lo sterno e rigurgito. In circa un terzo dei casi possono comparire sintomi atipici come dolore toracico, mal di gola, tosse, disfonia».
Come si interviene sull’ernia?
«Solitamente si interviene curando il reflusso con accortezze igienico comportamentali, oppure con terapie farmacologiche per limitarlo. Bisognerebbe smettere di fumare e, in caso di sovrappeso, cercare, con il supporto di un nutrizionista, di fare un percorso di dimagrimento, perché la pressione addominale favorisce il reflusso. I cibi che più frequentemente peggiorano i sintomi sono quelli ricchi in grassi, fritti, insaccati, menta; cibi molto acidi come gli agrumi non andrebbero consumati a stomaco vuoto. La terapia farmacologica prevede l’utilizzo per sintomi lievi di antiacidi; per sintomi più importanti si ricorre all’utilizzo di antisecretori gastrici, a cui si possono associare farmaci che favoriscono lo svuotamento dello stomaco. Solo in casi molto gravi e refrattari alla terapia medica, si ricorre (ma sono casi molto rari) all’intervento chirurgico di correzione dell’ernia».
L'ernia iatale può dare disturbi cardiaci?
«Sia il reflusso che l’ernia, quando è grossa, possono scatenare riflessi che provocano aritmie cardiache».
Quali consigli pratici si possono dare?
«Avere abitudini di vita regolari e sane, come consumare pasti poco abbondanti, cenare presto, effettuare un’attività fisica regolare. Chi ha l’ernia e soffre di reflusso non dovrebbe sdraiarsi subito dopo aver mangiato, ma aspettare almeno un paio di ore dal termine del pasto. Non è utile dormire con due cuscini, poiché il tronco rimane comunque orizzontale, e si rischia di peggiorare la cervicale. In casi selezionati può invece risultare utile alzare la testiera del letto».
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