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Sono utili gli integratori? Ecco quando prenderli e come

No al fai da te, valutare l'effettivo bisogno e consultare il medico

Sono utili gli integratori? Quando prenderli e come

18 Aprile 2026, 21:36

Secondo una recente stima di Federfarma, in Italia sarebbero oltre 30 milioni le persone che almeno una volta all’anno fanno uso di integratori alimentari: un consumo di oltre 200 milioni di confezioni nel 2024 ed un mercato in crescita esponenziale, stimato in oltre 4 miliardi di euro l’anno e che rappresenta circa un terzo dell’intero mercato europeo.

Un consumo che è sostenuto dalle motivazioni più diverse: benessere psicofisico, performance sportive, particolari diete o condizioni della vita come gravidanza, allattamento o invecchiamento.

Minerali, tonici e stimolanti, che assieme a fermenti e vitamine compongono circa il 65% del totale, vengono acquistati nella maggioranza dei casi come prevenzione delle malattie, dunque principalmente da persone sane. Ma è sempre necessario integrare la propria alimentazione con sostanze che in passato non esistevano, se non all’interno dei cibi introdotti coi pasti?

È un tema controverso perché da un lato l’integrazione può essere giustificata dal fatto che l’alimentazione dell’italiano medio è sempre meno ricca dei nutrienti essenziali e i cibi che vengono acquistati contengono eccessive quantità di grassi saturi e di zuccheri, oltre a conservanti artificiali, ormoni e altre sostanze chimiche che impediscono la corretta funzionalità delle cellule e del DNA.

D’altro canto le prove scientifiche di efficacia sono molto scarse, salvo poche eccezioni, perché per commercializzare un integratore non è obbligatorio per legge fare alcuna sperimentazione preclinica, né clinica.

Come regolarsi, quindi? In genere una dieta varia e con cibi di buona qualità in cui siano rappresentati nella giusta proporzione i carboidrati con funzione energetica, le proteine con funzione plastica per il mantenimento della massa muscolare, i grassi utili alle cellule dell’organismo e al metabolismo, oltre a minerali e vitamine contenuti in frutta e verdura con funzione regolatrice, dovrebbe essere sufficiente per una corretta nutrizione.

Tuttavia in un mondo in cui si ha sempre meno tempo di cucinare e spesso si deve far ricorso a cibi pronti, un’integrazione mirata e consapevole può aiutare a mantenere un buono stato di salute, prevenire alcune patologie e rallentare il fisiologico processo di invecchiamento.

In ogni caso gli integratori vanno considerati prodotti da utilizzare per compensare eventuali carenze della dieta (come nel caso del ferro nelle diete vegane), dimostrate da esami di laboratorio richiesti dal medico o dal nutrizionista in grado di valutare caso per caso ed eventualmente prescrivere determinati prodotti.

Quando l’integrazione è scelta bene, mirata ai bisogni della persona, può rappresentare un sostegno prezioso per colmare carenze, per potenziare i meccanismi di difesa cellulare e sostenere organismo e cervello in alcuni momenti più delicati della vita.

Il termine stesso “integratore” significa che lo scopo non è curare, che rimane una prerogativa dei farmaci (i soli ad avere un'azione terapeutica) ma soltanto ottimizzare il benessere psicofisico.

Pertanto gli integratori non vanno presi a casaccio ma in contesti precisi: ad esempio le vitamine del gruppo B per sostenere il metabolismo e il sistema nervoso, la vitamina C per la sua azione antiossidante, i probiotici in caso di disturbi del tratto digerente.

La vitamina D è un caso a parte perché molto spesso è carente, viene assunta solo in piccola percentuale con l’alimentazione, necessita del sole per essere assorbita e quando si usano i filtri solari questo non avviene. Per questo si stima che 8 italiani su 10 siano carenti di questa molecola necessaria non solo per la salute dello scheletro, ma anche per l’immunità, per mitigare l’infiammazione e per preservare le cellule dall’invecchiamento. Per alcune persone a rischio, come la popolazione anziana, gli sportivi che ne consumano molta e chi soggiorna in case di cura o sta poco all’aperto, è opportuno controllarne i valori e integrarla, se necessario.

Fra le molecole promettenti per la longevità ci sono i senolitici, contro le cellule senescenti, e i senomorfi, contro l’infiammazione cronica di basso grado.

Ci sono alcune molecole che sono state sperimentate con risultati promettenti per la longevità e fra queste la quercitina, la metformina (usata per la cura del diabete), il resveratrolo, la curcumina e la rapamicina, composto di derivazione naturale scoperto nell’isola di Pasqua, sono le più promettenti, ma anche altre sostanze sono oggetto di ricerca fra cui il NAD (nicotinamide adenina dinucleotide), la spermidina ed altre sostanze con azione antiossidante.

In ogni caso è sempre sconsigliato il fai da te nell’ottica - sbagliata - che non facciano mai male: meglio un’assunzione consapevole sotto consiglio medico.

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