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Via le macchie

Troppo sole senz protezione, naturale invecchiamento, sbalzi ormonali, cause e soluzioni. Ma no al "fai-da-te". Piccole chiazze scure che cambiano il colorito: si possono curare con creme ad azione schiarente, peeling chimici e trattamenti laser. Ma il primo passo è andare dallo specialista

di Monica Rossi -

31 luglio 2021, 09:50

Via le macchie

La pelle, l’organo più esteso del nostro corpo, ci «parla», conosce la nostra storia, ci dice chi siamo, se ci siamo voluti bene e come ci stiamo prendendo cura di noi stessi. Possiamo tranquillamente dire che è un abito prezioso e come tale che va tenuto sul palmo della mano per permetterci di essere il più a lungo possibile in forma smagliante. 


Peccato però che il più delle volte… ce ne rendiamo conto solo con l’età della ragione, quando il danno è fatto: quanti di noi, in gioventù, hanno tirato la corda? Sotto il sole, magari, mettendoci degli olii con poca o zero protezione pur di sfoggiare una tintarella da record. 
E che dire delle cattive abitudini e degli stili di vita scorretti? Fumo, alimentazione sbilanciata, vita sedentaria, esposizione prolungata allo smog, sono tutti fattori che si riflettono anche sulla salute della pelle. Insomma, guai a dare per scontato l’incarnato liscio e senza macchia. 
Già, le macchie (attenzione: non le efelidi, che sono tutt’altra storia)… Soprattutto dopo una certa età, tanto le donne quanto gli uomini devono fare i conti con i segni iperpigmentati che lentamente compaiono sul volto o sul dorso delle mani o sul décolleté. 

Che cosa sono? Causate dall’aumento dei livelli di melanina, sono dovuti sia a un’eccessiva esposizione ai raggi solari (o ai lettini abbronzanti) senza adeguate protezione, sia all’inesorabile tic-tac dell’orologio biologico (con l’età, il numero di melanociti diminuisce, ma la loro attività e volume aumentano). Non solo: possono essere causati anche da sbalzi ormonali (le macchie compaiono spesso nelle donne che usano contraccettivi ormonali, durante la gravidanza o la menopausa); da infiammazioni della pelle e lesioni (con conseguente rilascio di melanina); o perché si assumono determinati medicinali (gli antibiotici, ad esempio). 
Che fare? Prevenire prima di tutto, soprattutto ora che siamo nel pieno della bella stagione.  «Con l’arrivo dell’estate aumenta la voglia e la possibilità di trascorrere giornate all’aria aperta ed esporsi alla luce solare, ma il rischio di veder peggiorare macchie già esistenti o di vederne comparire di nuove sulle zone fotoesposte è maggiore», spiega Carolina Fantini, dermatologa dell’equipe della Struttura complessa di Dermatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma diretta da Claudio Feliciani. Ma esattamente perché la pelle si macchia? «Oltre alla predisposizione genetica, le cause possono essere diverse - spiega la specialista -. Non solo invecchiamento cutaneo, fattori ormonali e assunzione di farmaci: c’è anche l’esposizione a sostanze fotosensibilizzanti. Così come molteplici sono le cause, molteplici sono le tipologie». 

Ci sono infatti le «lentigo senili» e le «lentigo solari», che «si presentano tipicamente sul viso e sul dorso delle mani, sono dovute a un fisiologico invecchiamento della pelle ma possono essere peggiorate dall’abitudine a fumo, alle lampade solari, dallo smog e dall’esposizione cronica a radiazione UV. Si presentano come macchie di color giallo-scuro o nocciola rotondeggianti. Sono tuttavia lesioni benigne». Poi ci sono le macchie dette «melasma» e le «cloasma» (o «maschera gravidica»). «Possono presentarsi nelle donne che seguono una terapia con pillola anticoncezionale o con farmaci a base di estrogeni impiegati nella terapia ormonale sostitutiva, così come in gravidanza e allattamento - specifica Fantini -. In questi ultimi due casi, le macchie sono generalmente reversibili. Si manifestano come chiazze grigio-brunastre/ipercromiche sul viso nella zona della fronte, degli zigomi e del prolabio. Anche una funzionalità tiroidea non controllata può causare tale pigmentazione». 

Le macchie infine possono essere generate per un’iperpigmentazione post-infiammatoria dovuta «all’applicazione diretta sulla pelle di alcune sostanze, come ad esempio quelle che derivano dagli agrumi contenute nei profumi o altre di derivazione vegetale». Tra queste, le furocumarine dei fichi, che possono innescare episodi di fotosensibilizzazione. 

Fin qui, il perché. Come comportarsi, però, quando appaiono i primi inestetismi? «La visita dermatologica è fondamentale per una corretta diagnosi, così da escludere un’origine maligna e poter intraprendere la cura più adeguata ed efficace. Il trattamento poi sarà diverso a seconda della diagnosi e potrà variare da trattamenti topici con creme ad azione schiarente, depigmentante e levigante, fino a peeling chimici e a trattamenti laser. Per ottenere risultati soddisfacenti e duraturi, ricordo che è fondamentale rivolgersi agli specialisti e rispettare le regole di prevenzione nel tempo».
 

No, dunque, a stili di vita scorretti come fumo o tintarelle selvagge. «La prevenzione è sempre la miglior cura», ricorda Fantini. Fondamentale, nella vita di tutti i giorni, ad esempio «utilizzare fotoprotezioni con un alto SPF da applicare prima di uscire di casa, anche se non ci si esporrà volutamente al sole», conclude la specialista.