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APPELLO DELLA 1ªH DEL PARMIGIANINO

«Qualcuno pubblica il nostro libro?»

I racconti dei ragazzi durante il lockdown in cerca di una casa editrice

di Mara Varoli -

13 ottobre 2020, 12:07

«Qualcuno pubblica il nostro libro?»

Si intitola «Scritti di classe» ed è stata realizzato dai ragazzi della 1ªH  dell'istituto comprensivo Parmigianino. Un «laboratorio di pensieri», sensazioni ed emozioni, reali ed immaginarie, nel periodo del lockdown. Una raccolta di testimonianze che ora può diventare un libro: basterebbe che qualche casa editrice si mettesse la mano sul cuore e desse un aiuto a questi giovani scrittori per avere l'opportunità di pubblicare il loro primo «capolavoro». Anche perché, c'è da crederci, il lockdown rimarrà nella storia.
«Una raccolta di racconti che arriva al termine di un anno scolastico difficile a ogni livello del vivere individuale e associato - scrive il prof Marco Adorni, nell'introduzione al libro che aspetta di essere pubblicato -. L’angoscia generata dalla pandemia del Covid19, favorita dall’isolamento sociale, la sospensione delle attività didattiche in presenza, la preoccupazione per la propria salute e quella dei propri cari, la trasformazione delle case in "prigioni", ci ha portati a interrogarci su tante questioni e a mettere in discussione priorità fino a quei momenti date per naturali e scontate. La letteratura e in generale le scienze umane sono un valido alleato in momenti di crisi e di riflessione sull’esistenza. Anche se non riescono a esprimere tutto questo, anche i nostri ragazzi di 1ªH della Parmigianino hanno vissuto un’esperienza particolarmente forte che, sono convinto, porteranno sempre con sé. Da questa consapevolezza e dall’urgenza di "dare un nome" e tante altre parole a tale immaginario di sospensione e di incertezza, è nata questa raccolta, che, in realtà, era già stata pensata a inizio anno come esito finale del laboratorio di scrittura permanente organizzato nelle ore di Italiano. Quando, a partire da metà febbraio, siamo stati costretti a continuare le lezioni con la didattica a distanza, continuare a scrivere è sembrata la cosa più naturale. Il requisito della scrittura creativa è infatti quello di non pretendere nulla: ognuno è libero di scrivere ciò che più gli piace e sente suo. Già prima dell’emergenza, gli studenti lavoravano principalmente a casa e non venivano giudicati in base alla correttezza grammaticale dei testi né in relazione ad altri parametri tradizionalmente utilizzati nella valutazione dei temi (originalità, coerenza, attinenza al titolo, ecc.). Non abbiamo mai corretto gli errori grammaticali in sede di laboratorio perché prima di tutto ci serviva motivarci a vicenda, scoprire, giorno dopo giorno, che scrivere ci piaceva perché ci liberava delle nostre paure e ci faceva volare alto, al di là di ogni muro, reale o immaginario (che abbiamo imparato a definire "distanziamento sociale"). Credo che questa sensazione sia stata comune a tutti: la sensazione che, anche se il laboratorio dal vivo era interrotto, non perciò si era arrestato quel cammino di scrittura di sé che accompagna sempre lo scrittore, in erba o più stagionato. C’è una voce che accompagna lo scrittore mentre vive la sua quotidianità: i ragazzi e le ragazze di 1ªH quella voce hanno continuato a  sentirla, ognuno a proprio modo. Questa raccolta è una raccolta delle loro voci. La correzione c’è stata, ovviamente, e c’è stato anche un corposo editing dei testi: scrittori si diventa, non si nasce. Ma tanto lavoro è stato fatto da loro, dai ragazzi e le ragazze di classe: hanno scritto e riscritto, nel Taccuino dello scrittore, poi nel Quaderno delle bozze e, infine, in quello delle Revisioni. Tutti si sono impegnati con grande dedizione e impegno, accettando suggerimenti, correzioni, consigli. Ognuna delle loro voci è stata rispettata, ascoltata, accudita e infine portata fuori dalla classe e dalle case. E questa - conclude il prof - è la loro offerta, testimonianza e ricordo di quei giorni».