Sei in Scuola

Noi e la DAD: Giada Melis (Quarta F indirizzo Turismo Bodoni)

17 novembre 2020, 19:31

La didattica a distanza ci ha travolti come un fiume in piena, ma si sa, dopo ogni tempesta torna sempre il sereno. Da marzo ognuno di noi ha dovuto adeguarsi alle nuove norme imposte e tutti gli studenti d’Italia compresa me e la mia classe. I ragazzi con il proprio computer, tablet o telefono hanno dovuto iniziare un nuovo tipo di scuola, la scuola che si può definire “del futuro”. Abbiamo dovuto abbandonare carta, penne e banchi per catapultarci direttamente nel mondo delle lezioni online e dei compiti inviati con le e-mail o su google classroom. Niente più contatto, niente più chiacchiere con il compagno di banco e niente più merende in giro per i corridoi della scuola, tutto era diverso, la nostra scuola si era trasformata improvvisamente nella nostra piccola camera. Quindi mi pongo spesso una domanda di questi tempi: Era così male andare a scuola? l’unica risposta che sono riuscita a darmi è un verso esasperato e pieno di noia; senza la comunità scolastica unita all’interno di quell’edificio in cui molti di noi sono maturati non è più la stessa cosa fare lezione. Sono sorti anche molteplici problematiche durante il primo periodo in cui abbiamo dovuto affrontare questo cambiamento, sia a discapito nostro che dei nostri professori. Ci siamo resi tutti conto che nonostante stessimo a contatto tutti i giorni con il nostro cellulare non sapevamo veramente utilizzarlo fino in fondo e al massimo delle sue funzionalità; prima di marzo non sapevo nemmeno dell’esistenza di applicazioni legate a google oltre a gmail, utilizzarle infatti è stato abbastanza difficile. Altri problemi sono poi sorti poiché non tutti i ragazzi, a contrario di quello che si potrebbe pensare nel XXI secolo, sono dotati di dispositivi tecnologici come computer o tablet oppure di una rete wi-fi; questo ha portato anche a problemi legati alla connessione lenta o talvolta assente, sicuramente quando eravamo in classe la voce della professoressa non veniva spezzata dalla rete Wi-Fi malfunzionante, ma al massimo veniva interrotta dal suono della campanella (che quasi mi manca) o dall’entrata di uno dei collaboratori scolastici nell’aula. C’è poi da aggiungere che stando a casa le distrazioni sono maggiori e sono causate dai fattori esterni che disturbano l’ambiente, a tutti sarà capitato almeno una volta infatti di essere interrotti da un genitore che chiedeva cosa cucinare a pranzo o dal corriere che recapitava un pacco. Nonostante gli infiniti problemi però piano piano si è visto il famoso sereno. Durante questa seconda ondata tutti i problemi che si erano riscontrati all’inizio di questa pandemia si sono risolti o comunque marginati. Abbiamo imparato ad utilizzare le nuove funzionalità che ci erano state proposte, la scuola ha fornito aiuti a tutti quei ragazzi che non avevano la possibilità di avere un dispositivo che permettesse di partecipare alle lezioni e abbiamo anche imparato a convivere con le distrazioni esterne. Inoltre, c’è stato un maggiore aiuto all’interno delle classi, il dialogo si è aperto e ha favorito una maggiore collaborazione, sia tra di noi che con i professori che si sono sempre resi disponibili e ci hanno aiutato quando e dove possibile. In conclusione posso affermare che personalmente la didattica a distanza ha portato uno sviluppo sia dal punto di vista tecnologico che dal punto di vista personale e di gruppo classe. Alla fine della nostra esperienza condividiamo.