Sei in Scuola

Noi e la DAD: Giada Melis (Quinta A SIA Bodoni)

17 novembre 2020, 19:34

La vita di tutti noi negli ultimi mesi è stata completamente rivoluzionata: una pandemia mondiale ci ha costretto a stare a casa 24 ore su 24, interrompendo le nostre vite frenetiche, i nostri sogni che stavano diventando realtà e quella monotonia che un po’ caratterizzava ognuno di noi. Il sistema scolastico, tuttavia, non si è fermato: al contrario, si è adattato al meglio a tale situazione, permettendo a chiunque di continuare e portare al termine il processo di apprendimento. Penso di parlare a nome di tutti gli studenti e docenti se dico che siamo cresciuti, maturati e ci siamo adeguati, seppur in un primo momento con alcune difficoltà, a questo nuovo modo di fare scuola. Per quanto riguarda la mia scuola (ITE Bodoni), posso affermare che tale “modernizzazione”, se così si può definire, è stata organizzata al meglio: non eravamo abituati ad usare un numero così elevato di strumenti quali, ad esempio, Meet a Classroom, che ci permettessero di rimanere in costante contatto con i nostri professori e i nostri compagni. Fin dal primo giorno in cui ci è stato comunicato che la nostra ordinaria frequentazione della scuola si sarebbe dovuta interrompere, non abbiamo mai smesso di interagire, confrontarci, chiedere aiuto ai nostri docenti, sempre disponibili e attenti ad aiutarci, a qualsiasi ora del giorno. Certo, non sono mancate neanche le difficoltà: molti studenti non disponevano di un computer o di un dispositivo dove poter frequentare in maniera costante le lezioni, altri dovevano condividerlo con le sorelle e i fratelli, altri ancora avevano problemi di connessione. E anche quando si disponesse di tutti i dispositivi necessari, i problemi e le difficoltà non erano finiti: chi non sentiva l’audio, chi non vedeva ciò che il professore stesse proiettando durante la chiamata, chi non riusciva ad accedere al link inviato o chi, non abituato ad essere circondato da tutti i comfort casalinghi, si distraeva e smetteva di prestare attenzione alla lezione. Personalmente, i primi giorni ero entusiasta e felice di sperimentare questo nuovo metodo, ma ben presto si sono manifestati i primi, seppur nel mio caso ridotti, problemi. In linea generale, mi sono trovata abbastanza bene nel frequentare la DAD: inizialmente, pur disponendo di un computer personale che non dovevo condividere con nessuno e di una buona connessione Internet, ero in difficoltà, come un po’ tutti, in quanto mi distraevo spesso, venivano adottate piattaforme differenti (chi utilizzava Classroom, chi l’Aula Virtuale e chi la sezione Agenda del registro elettronico), mi sembrava strano fare una videochiamata con i miei docenti, e ancora più strano era frequentare le lezioni da casa. Con il trascorrere dei giorni, delle settimane e dei mesi, quello che prima era “anormale” è diventato ora “normale” e, tornata a scuola a settembre, ho provato le stesse sensazioni di qualche mese prima: straniamento. Ho da poco iniziato il mio ultimo anno di scuola, quello che tutti definiscono la fine di un percorso e consigliano di godersi, di vivere al meglio. È proprio questo che la DAD e, più in generale, il COVID ci hanno tolto: quelle mura che ci hanno accolto a 14 anni, ancora per molti aspetti bambini, e che ci salutano a 19, forse un po’ più adulti; quelle mura che hanno visto le nostre lacrime e le nostre risate per ben 5 anni; quelle mura all’interno delle quali abbiamo passato più tempo del previsto e in cui, grazie a tutte le persone che le popolavano, siamo cresciuti e ci siamo avvicinati sempre di più al mondo vero e proprio. La DAD rappresenta sicuramente l’unico metodo per poter continuare ad imparare e a maturare, ma rimanere comunque al sicuro dal punto di vista sanitario. Ormai ci siamo abituati tutti a questa situazione: abbiamo imparato ad usare nuove piattaforme, abbiamo capito dove trovare i link e come accedere alle varie lezioni ma, soprattutto, abbiamo appreso l’importanza dei rapporti umani.