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NOI e la DAD: Marco Buscema e il papà Davide, Alina Sumanschi e Alessia Occhi (ITE Melloni)

17 novembre 2020, 19:28

Marco Buscema e il papà Davide, Alina Sumanschi e Alessia Occhi ci guardano attraverso il monitor del computer, come ormai sono abituati a fare dall’anno scorso. Ci confidano che effettivamente è dura l’assenza del contatto con compagni ed insegnanti, ma che secondo loro occorreva fare qualcosa per contenere l’epidemia e che la scuola, scegliendo la DaD, ha dato il suo contributo al Paese. Questa consapevolezza rende più sopportabile il sacrificio di non vedersi e di non passare insieme quello che per loro è l’ultimo anno del corso di studi. Questa modalità didattica è molto discussa, perché – a detta di chi non la conosce – non prepara a sufficienza. «In realtà», ci dice Alina, «presenta alcuni aspetti vantaggiosi, come il fatto che migliora l’attenzione perché limita le distrazioni dovute alla vita di classe. Inoltre i nostri insegnanti stanno facendo il massimo non solo per apprendere l’uso di nuovi strumenti come le lavagne elettroniche, ma anche per cambiare la metodologia didattica, con un maggiore coinvolgimento di noi studenti». Secondo Alessia, questa modalità è addirittura «più funzionale per la preparazione all’Università, dove si lavorerà probabilmente più con modalità di ricerca che non con il tradizionale studio “a ripetizione”. Quindi il fatto che da noi i docenti si stiano impegnando per adottare tecniche didattiche come i lavori di gruppo, gli approfondimenti disciplinari o la classe capovolta è un grande vantaggio per il futuro». Marco confessa di aver avuto inizialmente un po’ di scetticismo nei confronti della didattica a distanza e di essersi arreso solo perché questo consentiva di pensare al bene del Paese. Però, proseguendo l’esperienza, anch’egli ha trovato dei lati positivi: «La DaD sta sviluppando una maggiore interazione tra noi studenti e gli insegnanti, perché ci fa sentire partecipi di qualcosa che anche per gli insegnanti è stato difficile affrontare, ma che ora sta dando i suoi frutti in termini di rinnovamento dell’insegnamento». È con curiosità che ascoltiamo il papà di Marco, perché non capita di frequente avere l’opinione di un genitore su una questione “tecnica”. «Personalmente non solo valuto positivamente l’esperienza “a distanza”, ma ho avuto occasione di vedere come l’ottima organizzazione del Melloni abbia consentito di non perdere qualità nell’insegnamento ed anzi di avviare significative sperimentazioni didattiche, che aiutano i ragazzi nella loro crescita “professionale”». Ecco perché al Melloni si è deciso di apportare modifiche importanti alla dotazione scolastica, proprio per mantenere fermo il punto sulla qualità. Sono arrivate allora nuove strumentazioni informatiche, con le quali è possibile rispondere alla necessità di coloro che si trovassero in difficoltà con il computer o con la connessione internet. Nello stesso tempo, la linea interna dell’Istituto è stata potenziata, perché si sta già pensando al futuro: il virus finirà (speriamo presto) e quando si tornerà a far scuola in presenza non bisognerà perdere il patrimonio prezioso di esperienza accumulato in questi duri mesi. Ecco perché al Melloni si stanno preparando per attivare il BYOD, cioè l’insegnamento condotto non più coi quaderni e le biro, ma con la strumentazione elettronica, più agile da utilizzare e pienamente compatibile anche con la modalità di studio più “classica” del libro di testo, che sarà sempre presente, ma a casa, in modo da non gravare troppo gli zaini ma da consentire comunque sottolineature e appunti. Questo vale soprattutto adesso che, grazie alla didattica a distanza, i ragazzi hanno imparato meglio a far fruttare il tempo scuola anche a casa. Il Melloni è sempre stato attento al futuro: non sarà certo una pandemia a fargli cambiare idea.