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Noi e la DAD: Sofia De Filippo - liceo Marconi

18 novembre 2020, 08:45

Due giorni fa c’è stata una nebbia incredibile, almeno dove vivo io. Guardando fuori dalla finestra non riuscivo nemmeno a scorgere la ringhiera del mio balcone, e mi sono venute in mente tutte quelle volte che ho giocato a nascondino al parco dietro la mia vecchia casa senza vedere a un palmo dal naso. 
Mi manca, passare il mio tempo fuori, eppure non mi dispiace trascorrere le giornate in camera, sotto le coperte. Sarà la depressione, chi lo sa. Ogni cosa è possibile, da Putin che dà le dimissioni alla Georgia che non sa fare il conteggio dei voti, alla canonizzazione di un personaggio di fantasia a conferma di anni di teorie dei fan, ad una serie televisiva vecchia di una decade che all’improvviso risorge in tutta la sua gloria omofobica e in qualche modo diventa più virale di tutto il resto messo insieme. 
Strano come mi sia già difficile ricordare il Prima. Una manciata di mesi è sufficiente ad offuscarmi la memoria, è qualcosa di estremamente imbarazzante, sul serio. Abbassare la mascherina in pubblico mi fa sentire come se mi fossi appena spogliata in live su canale cinque. Continuare a vivere è difficile, ma sicuramente non impossibile, e io sto facendo del mio meglio, lo giuro, anche se i miei metodi preferiti per uscire da queste quattro mura restando in casa consistono nell’ascoltare la stessa canzone per ore, tracciando lo stesso percorso in camera mia fino a logorare le assi del pavimento, scrivere quando la mia amata musa decide di farsi viva, mandare educatamente a quel paese il fantasma di casa perché continua a rubare i miei plumcake e a spingere cose giù dagli scaffali, e ogni tanto anche disegnare, quando mi sento sul punto di fare cose molto stupide di cui potrei pentirmi anche se a quel punto sarebbe troppo tardi. 
Tutto sommato, essere confinata in casa non è così terribile. Mi sto concentrando di più su me stessa, sto riscoprendo ancora una volta che, in quanto essere umano, il contatto fisico è importantissimo per la salute, soprattutto quella mentale, sto passando più tempo con mio fratello. La scuola è più difficile, però. Restare attenta in classe è già abbastanza complicato, ma a casa? È un inferno. Ogni cosa diventa una potenziale distrazione e l’essere sola in camera davanti a uno schermo significa che non c’è nessuno in grado di fermarmi se inizio a pensare a qualcos’altro nel bel mezzo di una lezione. Lo stress è sempre presente, nulla cambia quando si tratta di ansia e nervosismo legati allo studio. A volte penso di non essere tagliata per essere umana, e non capisco se questo pensiero sia sempre stato dentro di me o se sia uno dei tanti prodotti di questo meraviglioso anno 2020, che sarebbe il 2012 nel calendario Maia dato che quando il calendario moderno fu stabilito vennero contati circa otto anni in più, ricordiamolo.
Ma non è questo il punto. Il punto è che la verità è spesso scomoda, e quella di quest’anno lo è al punto di essere apertamente odiata e contrastata da fin troppa gente. Il Coronavirus esiste. È pericoloso. Conviverci è difficile. È diverso. È strano. Ma, come ho detto prima, non è impossibile.