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SCUOLA

Virtual Reality al Primo Levi

All'Ipsia il nuovo laboratorio di realtà virtuale

Virtual Reality al Primo Levi

di Mara Varoli

30 Novembre 2021,15:43

A piccoli passi, il Primo Levi di piazzale Sicilia si muove verso il futuro. Una scuola attenta alle nuove generazioni e che «cammina» nella direzione giusta: «La nostra sfida - sottolinea il preside dell’Ipsia Federico Ferrari - è il rinnovamento della didattica proprio per agganciare anche i ragazzi meno motivati». Una scuola con un ruolo importante dal punto di vista sociale. Con un rinnovamento che mentre incontra le esigenze degli studenti va a combattere quella povertà educativa che la pandemia ha fatto emergere, con tutte le sue diseguaglianze.

Il nuovo laboratorio
Così i ragazzi diventano come rocce, le stesse delle fotografie di Beppe Fumagalli, in mostra nell'atrio e che tutti possono vedere. Ragazzi che non si fermano e vanno avanti, grazie a una vera «restaurazione» che in questi giorni si è anche concretizzata con l'inaugurazione del nuovo laboratorio di Virtual Reality, un' aula del domani che ha sede nella bella biblioteca, con le tende cucite dalle ragazze della moda. Il laboratorio didattico, finanziato dal Piano nazionale scuola digitale (azione «Spazi e strumenti digitali per le Stem») e dalla Fondazione Cariparma, darà la possibilità agli studenti di avere contenuti didattici appositamente dedicati, con una modalità completamente innovativa di apprendimento: «Il laboratorio - continua il preside Ferrari - è fornito di 40 visori per la realtà virtuale, tutti collegati in rete. Abbiamo fatto un abbonamento per avere contenuti didattici in inglese, che riguardano tutte le discipline. È un'immersione a 360 gradi su più tematiche: dalla geografia alla storia, passando per la matematica. Gli stessi docenti possono produrre documenti utilizzabili con questo sistema. Un modo di apprendere nuovo rispetto al libro o alla semplice visione di un filmato di internet». E i ragazzi diventano protagonisti di un'autentica lezione virtuale: «È un apprendimento più coinvolgente. Inoltre - aggiunge il dirigente scolastico - questi visori diventano utili strumenti didattici per studenti con disabilità. Il laboratorio è a disposizione di tutti: le classi devono solo prenotarsi per seguire la lezione virtuale, che diventa una sorta di lettura alternativa attraverso le immagini e l'interattività. Il rinnovamento della didattica passa attraverso i docenti e la loro disponibilità ma anche attraverso gli strumenti. È dimostrato che gli studenti dell'Ipsia dalla terza classe in poi siano tra i più bravi e maturi. Ma nelle prime classi, formate da 30 e più alunni, ci sono sempre dei ragazzi che non vogliono studiare. E riuscire a coinvolgerli con una didattica nuova affinché possano proseguire nel percorso scolastico è per noi un successo grande. Con questi ragazzi la vecchia didattica non funziona, mentre con l'innovazione si riesce a rompere l'alone di rifiuto».

La mostra di Beppe Fumagalli
Nel corso dell’evento è stata inaugurata anche la mostra fotografica «Nuda e Viva» del giornalista - fotografo Beppe Fumagalli, inviato speciale del settimanale Oggi e collaboratore del Corriere della Sera. La mostra sarà aperta anche al pubblico esterno, previo controllo del Green Pass, dal lunedì al venerdì, dalle ore 14 alle ore 18, giorni festivi esclusi, fino al 21 gennaio. In Aula Magna Beppe Fumagalli ha presentato la sua opera fotografica, realizzata in Sardegna nel periodo del lockdown e raffigurante la roccia «nuda e viva» delle coste sarde. Una natura esteriore che, anche a causa dell’interiorizzazione delle mancate relazioni determinata dall’emergenza Covid, diventa zoomorfa, antropomorfa e si fa simbolo, segno monocromatico. «È una mostra che è stata realizzata durante il lockdown, che per i ragazzi è stato pesantissimo - ha ricordato Ferrari - e ha inciso negativamente sul loro carattere e sulla loro formazione. Queste rocce della Sardegna con configurazioni strane dicono tanto sull'interiorizzazione dell'ansia e della paura». L'esposizione di Fumagalli è il racconto in bianco e nero «di un cammino visionario attraverso una delle zone più inaccessibili e sconosciute della costa sarda. Uno spazio magico, tra Capo Pecora e Scivu, dove la nuda roccia sembra animarsi, assumendo le più sorprendenti sembianze del mondo vivente - è scritto sulla cartella stampa -. Un viaggio interiore alla riscoperta della spiritualità connessa alla natura».
«La proposta del preside di realizzare la mostra mi è sembrata un'idea molto bella - ha confessato Fumagalli -. Cercare un confronto con i ragazzi è fondamentale per noi adulti, proprio per capire i mezzi espressivi preferiti dai giovani e per capire se il mio linguaggio fotografico tradizionale possa essere compreso. Pare che gli studenti abbiano apprezzato queste opere in bianco e nero, dedicate a rocce in cui si può sentire la presenza viva. La speranza è che l'esposizione sia uno stimolo di riflessione per gli studenti, come un segnale che ci aiuti a superare momenti difficili».

© Riproduzione riservata

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