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Al Primo Levi si studia l'Africa

Gigi Pezzoli: «Partire dal passato per capire il presente». Il preside Ferrari: «Nella nostra scuola un incontro di questo tipo è stato di fondamentale importanza».

Al Primo Levi si studia l'Africa

di Anna Pinazzi

22 Dicembre 2021,08:50

«Ex Africa semper aliquid novi» scriveva Plinio. Cioè: dall’Africa giunge sempre qualcosa di nuovo. Dagli oggetti, i materiali preziosi, all’arte, alla cultura densa di significati. Una realtà affascinante da scoprire e da «liberare da quell’immaginario tutto occidentale di una rappresentazione stereotipata e negativa». Per farlo, Federico Ferrari dirigente scolastico dell’Ipsia Primo Levi ha organizzato un incontro con alcuni ragazzi della scuola e Gigi Pezzoli, presidente del Centro studi archeologia africana di Milano.

«L’arte africana tradizionale e contemporanea» - questo il titolo dell’incontro nell’aula magna - ha proposto un excursus storico e artistico del grande continente per riflettere su una questione umana importante. «Attraverso il racconto del passato, è possibile argomentare la tesi secondo cui l’Occidente per secoli abbia deliberatamente costruito un immaginario negativo dell’Africa e degli africani attraverso un processo di rappresentazione falsificata dell’altro» ha affermato Pezzoli. Una conseguenza, come effetto collaterale, è che anche le manifestazioni artistiche del continente siano state a lungo ignorate o ridotte a pure testimonianze. Per fare un po’ di chiarezza, occorre dunque partire da lontano, dai primi contatti tra europei e africani.

«Tutto ha avuto inizio quando nel 1400 arrivò la notizia in Europa che in Africa esistessero grandi quantità d’oro - ha spiegato l’esperto -. Un primo contatto diretto è stato con Vasco da Gama che, doppiato il capo di Buona speranza, arrivò in Tanzania». Ma è dal 1500 che inizia a prendere forma il progetto del colonialismo, di sfruttamento e schiavitù. Proprio in quegli anni «arrivano in Europa diari di bordo contenenti notizie false - ha continuato Pezzoli -. Si poteva leggere: "Mangiano carne umana", "Non hanno pudore, camminano completamente nudi"». Note che non hanno nulla a che vedere con l’esattezza del resoconto di cronaca e che costruiscono le basi per un business che durerà oltre tre secoli, fino all’abolizione della schiavitù. I dati riportati da Pezzoli sono impressionanti: «In questi 300 anni sono stati prelevati e portati in tutto il mondo circa 12 milioni di africani per essere venduti come schiavi» ha dichiarato.

«Partire dal passato è fondamentale per raggiungere l’obiettivo di sviluppare assieme una serie di strumenti critici per immergersi in un mondo complesso, variegato e in rapida evoluzione» ha concluso Gigi Pezzoli. Tanto che l’incontro, infatti, rientra nel Programma operativo nazionale (Pon) del Miur «Per la Scuola - competenze e ambienti per l’apprendimento». Cioè «un piano di interventi che punta a creare un sistema d’istruzione e di formazione di elevata qualità finanziato dai Fondi strutturali europei - ha spiegato il preside Ferrari -. Nella nostra scuola un incontro di questo tipo è stato di fondamentale importanza». «La scuola deve recuperare anche la consapevolezza culturale - ha concluso il dirigente - per entrare in contatto con radici diverse e profonde».

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