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Lavoro: il passaparola aiuta, così 1 su 4 ha trovato impiego

Lavoro: il passaparola aiuta, cosi' 1 su 4 ha trovato impiego

23 Giugno 2022,10:49

- Canali informali vincenti per entrare nel mercato occupazionale italiano: negli ultimi dieci anni, infatti, «quasi un lavoratore su quattro (il 23%)» ha trovato impiego tramite amici, parenti, o conoscenti, il 9% attraverso contatti stabiliti nell’ambiente lavorativo. E, globalmente, «tra il 2011 e il 2021» il cosiddetto passaparola ha fatto nascere «il 56% dell’occupazione», pari a «circa 4,8 milioni di posti» sottratti alla intermediazione «palese». E' quanto emerge da uno studio dell’Inapp (Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche), che prende in esame i dati dell’indagine Inapp-Plus, che da oltre 15 anni analizza la dinamica dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro; lo studio viene illustrato oggi, a Bologna, nella giornata di apertura del Festival del lavoro, promosso dal Consiglio nazionale e dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro. (ANSA).

Tra i canali formali, viene sottolineato, «si riduce il ruolo dei concorsi pubblici (10% per chi ha trovato lavoro, sette punti percentuali in meno, rispetto a dieci anni prima), effetto della riduzione del perimetro del settore e del blocco del 'turn-over' nella Pa. Si registra, inoltre, un crescente (ma sempre inferiore rispetto ai principali canali informali) ricorso alle agenzie private e ai 'job center' delle istituzioni scolastiche e formative, andamento, evidenzia l’Inapp, «dovuto anche alla loro più recente istituzionalizzazione». Per il presidente dell’Istituto Sebastiano Fadda, «la prevalenza dell’accesso all’occupazione tramite i canali informali rappresenta ormai un tratto strutturale» del mercato, con «distorsioni rilevanti sulla qualità dell’allocazione delle risorse umane. I dati mostrano che i canali formali (a parte i concorsi pubblici, ci si riferisce prevalentemente ai centri per l’impiego) intermediano le posizioni lavorative meno retribuite e caratterizzate da bassi livelli di istruzione». E, dunque, incalza, «chiudendo, di fatto, i canali formali di accesso pubblico alle posizioni migliori si restringe il campo della contendibilità, e si riduce l'area di scelta per gli stessi datori di lavoro, compromettendo spesso la valorizzazione del merito», e il funzionamento del cosiddetto «ascensore sociale».

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