11°

18°

CONSIGLI

Sindrome metabolica e malattie del fegato: la parola all’Epatologo

La minaccia silenziosa del grasso addominale

Sindrome metabolica e malattie del fegato: la parola all’Epatologo
Ricevi gratis le news
0

Contenuto sponsorizzato da Publiedi

Non dà sintomi, minaccia la salute del fegato ed è seria nelle persone con diabete e obesità. La sindrome metabolica colpisce 1 italiano su 4 ed è caratterizzata da grasso viscerale, intolleranza glucidica o diabete mellito di tipo2, dislipidemia e ipertensione arteriosa.

La conseguenza della sindrome metabolica sul fegato è rappresentata dalla malattia steatosica epatica, detta comunemente “fegato grasso”, cioè un eccesso di deposito di grassi (trigliceridi) all’interno delle cellule epatiche che aumentano di volume (con conseguente ingrossamento dell’organo) e di permeabilità, per cui ritroviamo nel sangue elevati valori di sostanze enzimatiche normalmente contenute nel fegato, come le transaminasi. “Nel mondo occidentale, la malattia steatosica epatica oggi è la principale causa dell’alterazione degli esami di laboratorio, espressione di danno epatico non solo tra gli adulti” spiega il Dottor Guido Pelosi, Epatologo del PacC. Nei bambini la sindrome metabolica e l’obesità sono in progressivo incremento, in particolare in Italia.

In circa il 10-20% dei casi, la malattia steatosica epatica evolve in steato-epatite che all’eccesso di grasso associa l’infiammazione del fegato; questa condizione determina un deposito progressivamente maggiore di tessuto cicatriziale che porta alla steato-fibrosi. Nell’arco di un periodo di 10-20 anni questo aggravamento può trasformarsi in cirrosi e dare origine al tumore primitivo del fegato.

 “È chiara l’importanza di una diagnosi precisa e di una corretta individuazione dello stadio evolutivo della malattia, ovvero se si tratta di steatosi, steato-epatite, steato-fibrosi o cirrosi” prosegue l’Epatologo. Esami di laboratorio, indagini strumentali (ecografia, elastosonografia) e radiologiche (TAC, Risonanza Magnetica) aiutano a valutare la salute del fegato. La buona notizia è che sia la steatosi sia la steatoepatite possono regredire con uno stile di vita sano.

IL CONSIGLIO DELLO SPECIALISTA
Stile di vita e controlli

Il fegato è un organo straordinariamente resistente, capace di sopportare anche danni gravi e prolungati grazie alla sua capacità di rigenerarsi. Tuttavia anch’esso ha un limite di sopportazione che non bisogna oltrepassare conducendo uno stile di vita scorretto (abuso di alcool, dieta ipercalorica, scarsa attività fisica) che determini un eccessivo accumulo di grasso.

Per chi ha una predisposizione alla sindrome metabolica è indicato il monitoraggio con analisi del sangue ed ecografie annuali o semestrali, per prevenire l’insorgenza di complicanze.

A VOI LA PAROLA

Domanda del Sig. Enzo da Parma

Ho 60 anni e sono in buona salute, ma in sovrappeso. Le analisi del sangue evidenziano livelli alterati di transaminasi e colesterolo. E’ preoccupante?

Risponde il Dottor Guido Pelosi, Epatologo del PacC

Il dato, di per sé, non rappresenta un elemento in grado di determinare particolare allarmismo. Il suo medico di base valuterà il quadro anamnestico-familiare e l’opportunità di eseguire un’ecografia addominale e indagini di laboratorio più specifiche che possano orientare verso una malattia metabolica ed escludere altre cause.

 

INNOVAZIONE ALLA PORTATA DI TUTTI

L’Elastosonografia epatica eseguita al PacC


Al Poliambulatorio Città di Collecchio (PacC) è possibile eseguire l’Elastosonografia epatica quantitativa in tempo reale, un esame strumentale che consente di misurare la rigidità del tessuto del fegato nel corso di una normale ecografia. La regione epatica di interesse viene investita da un impulso acustico a ultrasuoni di breve durata. A una maggiore velocità delle onde, corrispondono una maggiore rigidità e quindi grado di fibrosi.

La tecnica viene utilizzata in alternativa alla biopsia, metodica invasiva e costosa, per la individuazione dello stadio di evoluzione delle epatopatie croniche. Può documentare anche

un’eventuale regressione del processo fibrotico del fegato, conseguente al trattamento dietetico e farmacologico.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi