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LA FABBRICERIA DELL'OPERA/21

Storie di carta e storie sul web: il Regio si racconta senza confini

«Media» tradizionali e social: il teatro usa linguaggi diversi a seconda del pubblico che deve raggiungere. L'obiettivo è  sempre incuriosire senza «spoilerare» 

di MARA PEDRABISSI -

10 febbraio 2020, 09:19

Storie di carta  e storie sul web: il Regio si racconta senza confini

ULTIMA PUNTATA

"La fabbriceria dell'opera" è un esclusivo viaggio a puntate che Mara Pedrabissi conduce ogni settimana sulla Gazzetta dentro i luoghi "segreti" del nostro Teatro Regio. Cosa c'è dietro le quinte? Più di quanto si possa immaginare perché niente è più vero della finzione del teatro. Ogni puntata è documentata da foto inedite e da un glossario

Il ritratto di Giuseppe Verdi tratteggiato dalla matita magica di Renato Guttuso, immagine iconica del Festival, è stato riprodotto oltre 120mila volte solo per l'edizione 2019 su brochure, opuscoli, pieghevoli, manifesti, totem e altro ancora. L'Area Comunicazione lavora contro il tempo: incuriosire senza svelare,  parlare la lingua dei social senza perdere la tradizione, mettendosi all'opera - è il caso di dirlo - molti mesi prima che il sipario si alzi sull'opera stessa. 
Il lavoro, ad ampio spettro, di è rivolto a stampa e pubblico italiani e esteri, sponsor e partner. Sugli specifici segmenti operano diversi professionisti: una specializzazione che è una razionalizzazione.

UFFICIO STAMPA
E' il “signore” dell'Ufficio Stampa: Paolo Maier, 48 anni, responsabile della Comunicazione, e, per questo, mai una parola fuori posto. Ha «una passione feroce oltre che per il teatro anche per l’arte e il giardinaggio».  Da quasi vent'anni, il suo regno, che ora condivide con Dario De Micheli e Alessia Tavarone, è un ufficio luminoso, in cima al teatro. Lì elabora i piani di comunicazione e cura i progetti speciali  come volumi, dirette televisive, realizzazione di dvd e streaming. «Nel marzo 2003 mi chiamò Tina Viani, allora responsabile del personale. Il Regio, che si trovava senza un addetto stampa a un mese dal debutto del Festival Verdi, comunicava ancora via fax con i media, non c’era alcuna mailing list... è  stata una meravigliosa sfida».  Il suo rapporto con i media locali,  va da sé, è quotidiano (nelle nostre redazioni è «Paolo del Regio»);  nel suo smartphone ci sono i contatti dei giornalisti delle testate nazionali e internazionali: per l'ultimo Festival ne ha accreditati 184 da tutto il mondo. Inutile chiedergli chi sia il suo preferito o chi non sopporti: non lo dirà mai!

GUARDA CHE GRAFICA!


Eleganti illustrazioni sui manifesti affissi sulla facciata del Regio o sui libretti di sala. C'è il tocco di Dario De Micheli, 37 anni, responsabile Editoria e Merchandising. Leccese, carica empatica e spiccata vena creativa, tenore sulla carta (si è diplomato al Conservatorio «Boito» in canto lirico), ha messo piede al Regio nel 2007, come «maschera». E' lui che segue la  grafica dei materiali: dalle brochure ai programmi di sala, dal Festival Verdi Journal ai  manifesti. Sempre in bilico tra tradizione e innovazione:  restano il carattere Bodoni e il color oro ma sui materiali di RegioYoung o Verdi Off dominano tinte forti come il fucsia.  «La difficoltà è comunicare uno spettacolo che sarà disponibile, di fatto, solo tra molti mesi. Ad esempio, martedì presenteremo il Festival Verdi 2020: il materiale deve essere tutto pronto». Quali immagini usare, visto che quelle vere, se si tratta di un nuovo allestimento, ancora non ci sono? «Prima utilizzavamo immagini cinematografiche, evocative. Da un paio di anni abbiamo optato per le illustrazioni, andando a scegliere artisti che ci piacciono, come Pierluigi Longo o Pierpaolo Gaballo». L'illustrazione rende lo spirito dell'opera, come l'uomo incatenato per il «Nabucco» su manifesti e libretti di sala dell'ultimo Festival. In un'epoca in cui tutto è digitale, sono ancora tanti ad acquistare i libretti di sala: «Non più per seguire il testo come avveniva un tempo, ora che l'opera ha i soprattitoli - spiega De Micheli - ma per portare a casa un'emozione da sfogliare. Punto di forza sono i testi di Giuseppe Martini; piace molto anche la parte che dedichiamo al dietro le quinte».

UN MONDO SENZA CONFINI


C'è una linea sottile tra incuriosire e «spoilerare», come si dice adesso con una parola sghemba che significa «guastare la sorpresa finale». Su quel filo cammina in equilibrio, Alessia Tavarone, 28 anni: la mente e il sorriso che stanno dietro  gli aggiornamenti del sito teatroregioparma.it e dei social del teatro. Venuta della Basilicata, a Parma ha conseguito ben due lauree: Economia e management prima, Giornalismo e cultura editoriale poi. «Obiettivo del nostro progetto di comunicazione è l’engagement: informare, emozionare, coinvolgere tutti coloro che con ragioni e modalità diverse si avvicinano al Teatro Regio-  dice -   C'è sempre un momento in cui mi domando: ma con questa foto svelo troppo?». I social sono  “guardoni”, si sa: i contenuti più apprezzati sono il backstage, i camerini, la sartoria, tutto ciò a cui non si potrebbe accedere altrimenti. I numeri sono in crescita: più di 50 mila follower su FB, 330mila visualizzazioni negli ultimi 90 giorni  sul sito che, a breve, proporrà anche lo shopping on-line del merchandising.

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Lessico familiare

ENGAGEMENT 
In marketing è il «coinvolgimento», l'«attaccamento emotivo» del consumatore nei confronti di una marca. Ad esempio le reazioni ai contenuti social del Regio (condivisioni, commenti) testimoniano il coinvolgimento del pubblico. 

CLAIM
E' lo slogan che racchiude il senso di una iniziativa. L'ultimo coniato al Regio è stato, in novembre, “Neancheperfinta” in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.