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TEATRO

Teatro Due «Il sipario è chiuso, ma il pubblico resta con noi»

Paola Donati: «Stiamo lavorando   per cercare di salvaguardare  l’attività del Teatro da oggi a fine 2020, usando anche le tecnologie»
 

di CLAUDIA OLIMPIA ROSSI -

07 marzo 2020, 12:38

Teatro Due «Il sipario è chiuso,  ma il  pubblico resta con noi»

Il cuore di Fondazione Teatro Due continua a pulsare, pur in questa “sospensione di tempo” dovuta alle restrizioni sociali per contrastare l’epidemia di Coronavirus. L’Ensemble di Teatro Due prosegue senza sosta le prove de «Il mercante di Venezia», per la regia di Walter Le Moli, anche se non vi è alcuna certezza sulla possibilità di metterlo in scena. 
«Se si riaprisse il 3 aprile – spiega Paola Donati, direttore di Fondazione Teatro Due – non ci sarebbero comunque le condizioni, essendo la programmazione di spettacoli e laboratori serrata. Forse potremo recuperare anticipando l’inizio della prossima stagione, perché anche quella estiva ha una funzione specifica. Stiamo lavorando giorno e notte per cercare di salvaguardare l’attività del Teatro da oggi alla fine del 2020, su più fronti. Cerchiamo di essere pronti, tutelando gli artisti e le maestranze, dal punto professionale e umano, considerando lo spirito di chi lavora sapendo di non andare in scena. Abbiamo deciso di chiudere al pubblico, per l’impossibilità pratica di attuare le condizioni di sicurezza previste nel decreto, cioè la distanza di almeno un metro tra le persone, ma a differenza di altre realtà facciamo la scelta etica di continuare l’attività all’interno, pur nell’osservanza delle norme di sicurezza. Siamo incoraggiati  dal nostro pubblico, che ci manifesta sostegno e vicinanza, restando in ascolto. Per loro stiamo pensando ad una condivisione di alcuni assaggi delle prove de “Il mercante di Venezia” attraverso momenti in streaming, su Facebook o YouTube. Comunicheremo le modalità. La situazione è difficile. Si sono aperti i tavoli di crisi al Ministero, se ne attiverà uno in Regione, ma occorre mettere in atto misure specifiche per un settore anomalo come il nostro. Ora la priorità è preservare quanto costruito fino ad oggi». 
Dal 24 febbraio, data in cui Teatro Due ha chiuso i battenti ottemperando all'ordinanza regionale, Teatro Due ha perso 12.000 spettatori, per un totale di 164.000 euro solo di mancati incassi. 
Sfumati gli spettacoli «Peggy Guggenheim», «The Letter of last resort», «Und», «Così vicino così lontano», «Il mercante di Venezia», «Una eredità senza testamento», «L’arcipelago dei suoni», per un totale di 69 recite. 
Eppure, nella fucina creativa di viale Basetti, fondata sulle radici solide della Compagnia del Collettivo oltre cinquant’anni fa, le parole di William Shakespeare risuonano nella sala grande, dove si elabora un allestimento speciale, che saprà far riflettere con leggerezza. 
Cullando l’attesa del debutto, Cristina Cattellani, Paola De Crescenzo, Davide Gagliardini, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Nanni Tormen, Emanule Vezzoli lavorano con rigore inflessibile e la passione di sempre. Solidali in questa tempesta, come tutti gli altri loro colleghi “stabili” di nome e di fatto.
 Sbarsi parla di responsabilità, nella serietà di impiegare al meglio i finanziamenti pubblici ricevuti. «E’ fondamentale lo spirito.  Il nostro dovere – aggiunge Luca Nucera – in questo momento è esserci. Siamo ammalati di cultura e questo intendiamo trasmettere, anche sperando che il nostro esempio sia seguito da altri. Ieri sera abbiamo finito le prove alle 23.30. Il Teatro Due non mollerà mai». 
«Concordiamo con le misure adottate - aggiunge Cattellani - ma abbiamo il dovere sociale di dare un servizio ai cittadini, perché possano continuare a contare sul teatro. Siamo sempre stati all’avanguardia e attenti anche a queste tematiche. Quindici anni fa mettemmo in scena “Cecità” di Saramago”». Citando una frase che il regista Gigi Dall’Aglio dice agli studenti («siete qui per assistere ad un rito collettivo, ognuno nella propria solitudine»), che oggi assume una valenza particolare, l’attrice Laura Cleri parla di «fare resistenza, affrontando la situazione sul piano umano e professionale». Con un consiglio per il pubblico: aspettando che si riaprano i sipari, perché non approfittare della lontananza per leggere i testi e prepararsi all’incontro reciproco? 
«Questa situazione ci fa pensare – riflette Paola Donati – a cosa sarebbero le città senza i teatri, venendo meno la possibilità di vivere insieme e continuare a sentirsi integri tra pensiero ed emozione, nell’irripetibilità del momento, immaginando un futuro migliore. Un insegnamento che anche la politica dovrebbe cogliere. Capiamo di essere in una società molto fragile: un territorio che il teatro conosce per natura».