Sei in Spettacoli

teatro

Franca Valeri, 100 anni di arte per la "signorina snob"

di Giuseppe Taibi -

26 luglio 2020, 12:51

Franca Valeri, 100 anni di arte per la "signorina snob"

"Pronto mammà, nun è che te sei dimenticata quarcosa su a tomba de nonno. Apposta che non mi dà più i nummeri". Vestaglia di flanella, un’improbabile "impalcatura" per i capelli, cornetta all’orecchio e lo sguardo fisso un pò nel vuoto e un pò sulle unghie curate, la sora Cecioni entrava nelle case degli italiani dagli schermi in bianco e nero della Rai dei varietà, degli Studio Uno, delle trasmissioni firmate da quel gran genio di Antonello Falqui. L’Italia che si accomodava sul divano davanti ad una scatola che trasmetteva un solo canale, rideva per quelle inverosimili storie che quel personaggio femminile dall’accento ciociaro raccontava a "mammà". Lei milanese, da tempo aveva inventato una maschera laziale, bissando quel successo che già aveva ottenuto con un’altra figura divenuta mitica: la signorina snob. Franca Valeri, icona della tv del dopoguerra, 100 anni il prossimo 31 luglio, aveva sdoganato la comicità femminile imponendola in un’Italia ancora maschilista, dove il gentil sesso nella tv di Stato era relegata (tranne per rari casi) al corpo di ballo, al massimo esiliata al rango di soubrette. Donna colta, intelligentissima, fine attrice di teatro, padrona del palcoscenico, aveva dimostrato fin da subito il suo genio creativo, sorretto da una cultura sconfinata maturata nei sui continui e prolifici contatti con il mondo intellettuale meneghino e le sue letture impegnate. 
Donna di spettacolo, aveva affinato la sua tecnica dapprima nei teatri milanesi e poi nei piccoli club parigini. La sua storia personale era però stata travagliata. Figlia di una madre cattolica e di un padre ebreo, fu risparmiata dalle leggi razziali grazie a un documento falso. Al secolo Franca Maria Norsa, fu convinta dal padre (per nulla persuaso della carriera di attrice e contrario nel vedere il suo cognome sulle locandine) a trovarsi un nome d’arte; scelse Valeri in omaggio del poeta Paul Valery. Un passo decisivo per la sua carriera fu l’incontro dopo la fine della guerra con Alberto Bonucci, Luciano Salce e Vittorio Caprioli (poi divenuto suo marito) con i quali diede vita alla compagnia del Teatro dei Gobbi. Negli anni '50 l’incontro con la settima arte: il suo primo film fu anche il primo per Federico Fellini, "Luci del varietà", co-diretto da Alberto Lattuada. Poi arriveranno le pellicole con Totò, Sordi, Eduardo De Filippo. Ha lavorato per i più grandi registi italiani: Steno, Emmer, Risi, Comencini, Zampa, Mattoli, Bolognini, Corbucci, l’amico di sempre Salce e il marito Caprioli. Dagli anni '70 in poi divennero frequenti le sue partecipazioni negli sceneggiati Rai. Ma saranno i varietà a darle quella notorietà che faranno entrare nell’immaginario popolare le sue maschere, i suoi personaggi: la signorina snob, Cesira la manicure, la sora Cecioni.