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INTERVISTA A BEPPE CANTARELLI

Dalla Bassa alle stelle. «Al fianco di Mina e Michael Jackson»

Dopo le collaborazioni con Aretha Franklin e Joe Cocker e il «Magnificat» del '99 davanti al Papa si è ritirato a «musica privata»: ma adesso  ha scritto un romanzo 

di Egidio Bandini -

28 gennaio 2021, 12:17

Dalla Bassa alle stelle. «Al fianco di Mina e Michael Jackson»

Da vent’anni si è ritirato, dice egli stesso «a musica privata». Un anno dopo aver eseguito in Vaticano, con il suo «Millennium Choir», il «Magnificat» per coro polifonico, pianoforte e orchestra, mentre San Giovanni Paolo II apriva la Porta santa, Beppe Cantarelli fa musica e concerti, in modo totalmente autonomo; lontano (si fa per dire) dai riflettori che lo tenevano in primissimo piano, fino, appunto, a quel Natale del 1999.

Beppe vive fra la sua Busseto e le colline piacentine, dove trova la pace e la tranquillità che servono per comporre musica e registrare le «Serenate rock, blues & soul» che invia a migliaia di musicisti, giornalisti e amici ogni martedì, da qualche anno a questa parte. «Quando ho cominciato la mia carriera di compositore e di musicista - dice Beppe - collaborando, in Italia, con Mina, mi dicevano che ero “troppo americano”: questo mi spinse ad andarci, in America dove, naturalmente, mi dissero che ero “troppo italiano”!».

 


 

Poi è arrivato il successo, le collaborazioni con Quincy Jones, Joe Cocker, Michael Jackson, Mariah Carey, Aretha Franklin e tantissimi altri nomi famosi nel panorama della musica mondiale. Nello stesso tempo, però, Beppe notava che qualcosa, nel mondo delle produzioni musicali stava cambiando. «Tornando in Italia, già dall’inizio degli anni ‘90, raccontavo ai colleghi di come stesse decadendo il business della musica negli States: non erano più i direttori artistici delle case discografiche a dettare le linee per la ricerca e la promozione di nuovi artisti o suggerire ai cantanti già famosi le tendenze musicali. Il mercato dominava - sottolinea Beppe - con i banchieri di Wall Street a decidere quale tipo di musica e quali canzoni dovevano essere composte e a chi dovessero essere affidate per l’esecuzione, puntando su quella che io, oggi, chiamo “junk music”, musica usa e getta, della stessa qualità di quello che i grandi chef chiamano “junk food”.

Le case discografiche, già allora, avevano abdicato il loro ruolo alle multinazionali, così il disco era solo un costosissimo biglietto da visita: i soldi veri si facevano con i passaggi radiofonici e televisivi, le serate, l’utilizzo del brani nel cinema o, ancor meglio, nella pubblicità.  Così - rimarca ancora Cantarelli - nessuno fece più “catalogo”. E il “catalogo” era la ricchezza del musicista, del compositore e dell’editore. Vi faccio due esempi: Michael Jackson, nel 1982, acquistò il “catalogo” dei Beatles per 45 milioni di dollari, provocando le ire di Paul McCartney che gli tolse addirittura il saluto, subito dopo i duetti nell’album “Thriller”, cui anch’io avevo collaborato.

Bene, dieci anni dopo, oberato dai debiti e con la parabola del successo in fase calante, Jackson vendette alla Sony il catalogo dei “Beatles” per la bellezza di 900 milioni di dollari! In tempi molto più recenti anche Bob Dylan ha venduto il suo catalogo alla Universal Music per 300 milioni di dollari. Oggi nessuno fa più catalogo e le composizioni hanno grande successo grazie a incredibili, colossali operazioni di marketing. A volte mi chiedo cosa avrebbero fatto giusto i Beatles, disponendo del supporto marketing di oggi». 

 

Per questo, Beppe ora fa «musica privata», ma ricorda, oltre i successi, gli inizi della sua passione per la composizione e il canto: «Ho duettato da bambino con Mario Del Monaco a Busseto e ho imparato a cantare da Carlo Bergonzi. Raggiunta una certa fama, don Tarcisio Bolzoni, il sacerdote bussetano amante della musica e del canto corale, mi chiese di musicare, per coro e orchestra, una lirica di David Maria Turoldo, “Mentre il silenzio” e, poi, il “Veni Sancte Spiritus”. Dopo averli ascoltati, tornato a Los Angeles ho immaginato il “mio coro” e registrato i canti con tre sole voci che, sovrapposte con tecniche digitali, mi hanno permesso di ottenere l’effetto di un coro di 120 persone. Di qui - conclude Beppe - è nata l’idea del “Millennium choir”, che ha raccolto cantanti di tutte le nazioni, di tutte le età e di tutte le religioni, proprio come voleva San Giovanni Paolo II per il Giubileo: due cori “gospel” americani, moltissimi amici cantanti da tutto il mondo e il “Coro città di Roma”: tutti di fronte all’orchestra, come fosse non un coro, ma un solista!». 

Così, il «Millennium choir» di Beppe Cantarelli è stato il coro ufficiale per la diretta televisiva in mondovisione trasmessa da Rai1 a Natale 1999, con i brani dell’album «Magnificat», commissionato a Cantarelli da Madre Luigia Aguzzi e dal Santuario romano della Madonna del divino amore, per il Papa. Poi sono stati concerti, soprattutto per beneficenza e «serenate» per gli amici. Ma oggi Beppe Cantarelli ha scritto anche un romanzo, pronto per la pubblicazione. Il titolo è, manco a dirlo, «Magnificat», sottotitolo «L’età del bronzo». Protagonisti due musicisti nati a Busseto: tutt’e due di nome Giuseppe…