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NOI (NON) CI SANREMO

Contro il virus cantiamo ancora: chissà fino a che ora

di Mauro Coruzzi -

02 marzo 2021, 09:27

Contro il virus cantiamo ancora: chissà fino a che ora

Poco che se ne aggiungano altri, il palco dell’Ariston, a Sanremo, rischia l’assembramento tanti sono i partecipanti, ospiti, presenze che non necessariamente stanno lì a cantare, ma, come dire, «riempiono la scena», donne, tante e di tipologie diverse per quello che fino alla scorsa edizione era il Festival della canzone e che, da stasera, è una maratona per la tv del distanziamento sociale, dello stare in casa: non vorremmo nemmeno per scherzo sfidare le convenzioni, i coprifuoco e, sfida per sfida, anche la veglia lunga con palpebra a fessura. Mettiamoci in pace col padiglione auricolare, ne sentiremo delle belle ma anche delle brutte (non facciamo preveggenze, non abbiamo doti divinatorie…), la paura è che a prendere il sopravvento sarà altro: testimonianze , racconti di vita vissuta, anche interessanti e coinvolgenti ma di certo non saranno canzonette.

13 Big o quasi famosi, una Loredana Bertè che l’anno scorso si portò ad un passo dalla vittoria e che quest’anno, sovrana delle ospitate, fa debuttare una canzone dall’indicativo titolo «Figlia di….» (non vogliamo sapere cosa c’è al posto dei puntini di sospensione…), quattro giovani per ora sconosciuti (c’è la sensazione che il futuro non sarà poi per loro tanto luminoso, mortificati da un battage molto sottotono , e poi l’attesa con l’arrivo del co-conduttore a nome Zlatan Ibrahimovic, del «che cosa ci fa un calciatore seppur bravo e famoso su quel palco».

Inutile farsi tante, troppe domande: ci vorrebbe un Marzullo per darsi anche qualche risposta, ma avremo già il nostro bel da fare con la «comfort zone»: nulla deve mancare per rendere almeno sopportabile la serata, con a scelta del beverage e del food a discrezione vostra; attenzione alle quantità e anche al «goccetto», quello che dai una volta e poi un’altra ancora, potrebbe rendervi fin troppo allegrotti e non in linea con i protocolli condominiali.

Sarà la prima, quella di stasera, di una serie di nottate che  immaginiamo come un cielo trapuntato di televisori accesi, in un’Italia attanagliata dal virus e dalle paure latenti ma che mai e poi mai, nemmeno di fronte all’oscura pandemia, rinuncia al festival: non importa cosa si canta, quando siamo stati «chiusi» al primo lockdown ci siamo riversati sui balconi a cantare inni e melodie patriottiche, ho idea che anche stavolta, pur non uscendo dal plesso, canteremo ancora e chissà fino a che ora…