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CINEMA

Oscar, trionfa Nomadland. Niente statuetta a Pausini e Garrone

Con Zhao e McDormand è l'anno delle donne; sorpresa Hopkins

di Alessandra Baldini -

26 aprile 2021, 07:00

Oscar, trionfa Nomadland. Niente statuetta a Pausini e Garrone

Nell’anno delle donne, l’Italia incassa delusioni agli Oscar: né Laura Pausini per «Io Si», né «Pinocchio» di Matteo Garrone per trucco e costumi hanno portato a casa le statuette sperate. Con ululato della sua protagonista e per la terza volta miglior attrice, Frances McDormand, la più antidiva di Hollywood, ha vinto, mentre il suo film di cui è anche produttrice, «Nomadland», già Leone d’oro a Venezia, ha dominato con tre Oscar vincendo come miglior film e la regista Chloe Zhao, nata a Pechino, è entrata nella storia del cinema, prima non bianca e seconda donna a vincere per la regia dopo Katheryn Bigelow di «The Hurt Locker» (2010). 

Oltre tre ore di cerimonia e un finale a sorpresa: davanti a una platea di star in gran maggioranza afroamericane, Anthony Hopkins ha vinto. Il favorito della vigilia era Chadwick Boseman per la sua ultima interpretazione in «Ma Rainey's Black Bottom" prima della prematura scomparsa, ma a vincere il massimo riconoscimento per la recitazione è stato invece l’83enne star inglese di «The Father» che aveva già vinto nel 1994 per «Silenzio degli Innocenti». Hopkins non ha ritirato di persona il premio mentre l’atteso discorso a suo nome di Olivia Colman, la sua costar in «The Father Nulla è come sembra», da Londra non si è mai materializzato. Piccolo giallo mentre sulla serata in diretta dalla Union Station di Los Angeles calava bruscamente il sipario. 

Migliori attori non protagonisti sono risultati Daniel Kaluuya di Judas and the Black Messiah e la tostissima quanto elegante veterana sud coreana Yuh-jung Youn di «Minari» che, dopo averlo fatto ai Bafta, è tornata a bacchettare gli occidentali che non sanno come si chiama. Miglior film internazionale è stato «Un altro giro» di Thomas Vinterberg: il regista danese non è riuscito a trattenere le lacrime pensando alla figlia Ida, morta in un incidente stradale mentre cominciava la lavorazione. Miglior film d’animazione dell’anno è «Soul». Confermando le attese della vigilia, miglior documentario è stato il tenerissimo «Il mio amico in fondo al mare». 

Il mondo nuovo del Covid ha dettato le regole di una cerimonia inconsueta, con le mascherine indossate non appena le telecamere si allontanavano dalle star e svariate location (oltre a Los Angeles, Londra, Parigi, Sydney e Roma) ma niente Zoom. A nulla è valsa la bacchetta magica portata con sè dalla Pausini che con Io Sì/Seen per La vita davanti a sè di Edoardo Ponti correva per la migliore canzone originale con la musicista Diane Warren, l’americana al dodicesimo Oscar mancato. Tra le grandi sconfitte della 93esima notte delle stelle c'è stata anche Glenn Close, elegantissima in un Giorgio Armani disegnato per lei, ma che ha eguagliato il primato negativo di Peter O'Toole con otto candidature nessuna delle quali diventata vittoria. Piccolo premio di consolazione: in un bizzarro «musichiere», la Mamaw di «Elegia Americana» ha correttamente azzeccato «Da Butt» e, risvegliandosi dal torpore della tarda serata, si è esibita in un paio di mosse di twerking. Rapida dissolvenza sul segmento «In Memoriam», quest’anno affollato di nomi inclusi Ennio Morricone e Giuseppe Rotunno, oltre a Sean Connery, Michel Piccoli, Kim Ki Duk tra gli altri e che si è concluso con un fugace omaggio a Boseman. 

Nell’anno del Covid non ha stupito che 15 delle 23 statuette siano andate a film distribuiti quanto meno simultaneamente su servizi in streaming tra cui «Nomadland», dal 30 aprile su Disney+ (e anche nelle sale italiane riaperte proprio dal 26 aprile): «Guardatelo sullo schermo più grande possibile e poi tornate al cinema» ha esortato la McDormand salita sul palco assieme a Swankie e Linda May, due delle «vere nomadi» ritratte nel film della Zhao. Sullo sfondo di tutto, oltre alla pandemia, le ingiustizie sociali e razziali. Regina King, nel monologo di apertura, ha alluso alla condanna del poliziotto di Minneapolis Derek Chauvin per l’uccisione dell’afro-americano George Floyd, mentre «Two Distant Strangers» su un agente bianco che uccide un nero ha vinto l’Oscar nella categoria degli short.