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attrice parmigiana

Gli 80 anni di Paola Pitagora «Servirebbero quattro vite»

di Vanni Buttasi   -

11 luglio 2021, 09:45

Gli 80 anni di Paola Pitagora  «Servirebbero quattro vite»

I “primi” ottanta anni di un’attrice che ha fatto la storia della televisione in bianco e nero. Eppure quell’età lei non la dimostra Paola Pitagora, parmigiana di nascita - è nata in una soffitta in via Farini - e romana di adozione. La notorietà è arrivata con un ruolo che, anche oggi, le è rimasto addosso: per tutti è Lucia Mondella nei «Promessi sposi» con la regia di Sandro Bolchi, in onda sulla Rai. Abbiamo raggiunto la signora Pitagora nella sua casa al mare, a Marina di Andrano, in un angolo della Puglia, che lei definisce «meraviglioso e unico». Il 24 agosto festeggerà il compleanno e, al telefono, esordisce così: «Allora lei mi ha chiamato solo per questo?». E sembra voler interrompere subito l’intervista poi si lascia andare ai ricordi della sua carriera artistica.

Quando decise di fare l’attrice?
«Nel periodo dell’adolescenza, la scuola era noiosa e così decisi di iscrivermi ad una scuola di recitazione. Poi, a 15-16 anni, vinta anche la mia timidezza, decisi di continuare su questa strada».

Come nacque l’idea di cambiare il suo cognome?
«Fu quasi per gioco. Il mio cognome è Gargaloni: già ai tempi della scuola veniva storpiato. Quando frequentavo la scuola di recitazione, avevo un fidanzato che mi propose di chiamarmi Paola Pitagorica. E da lì divenni Paola Pitagora. Dopo questo lockdown mi sono “riconciliata” con il mio cognome originario, ora Gargaloni mi è simpatico».

Perché lasciò Parma?
«Ero piccola, fu alla fine della guerra: mio padre fu chiamato a Roma e così sono cresciuta nella capitale. Tutta la mia formazione, quindi, è romana anche se ci tengo a sottolineare come i miei genitori non abbiano mai perso l’accento parmigiano, mamma conservò la sua splendida “erre” moscia».

A Parma mantiene delle amicizie?
«Purtroppo no, la mia unica amica si è trasferita in Africa».

Raggiunse la popolarità con i «Promessi sposi» televisivi nel 1967: è rimasta per anni “Lucia Mondella”.
«È vero quanto lei dice ma quella popolarità non me la sono goduta, perché avevo all’epoca altri problemi. Di certo fu una svolta importante sul piano professionale. Stavo recitando al Sistina nella commedia musicale “Ciao Rudy” con Marcello Mastroianni - ero vicina di camerino a Raffaella Carrà, abbiamo lavorato insieme per mesi e, in seguito, sarei andata ospite nei suoi show. Sono rimasta addolorata per la sua morte. Era una persona autentica. Aveva il dono della giovinezza, un bellissimo carattere, meritava tutto il successo che ha avuto - quando vennero a vedermi e subito dopo mi proposero un provino per il ruolo di Lucia. Io andai convinta che non mi avrebbero mai affidato il ruolo. Dopo quel provino, ero molto indecisa se accettare poi arrivò una telefonata del regista Sandro Bolchi e mi ritrovai a recitare la parte di Lucia Mondella».

Negli anni ‘60 e ‘70 abbina il cinema d’autore a pellicole più popolari: c’è un film a cui è più legata?
«Senza dubbio “I pugni in tasca”, girato in Emilia a Bobbio, un ambiente molto familiare. Era il primo film di Marco Bellocchio. Con me Lou Castel, un attore un po’ matto, e io nei suoi confronti ero molto protettiva. Una sera, per gioco, mi sfilò la sedia da sotto e per poco non finii rovinosamente a terra».

Cinema, teatro e televisione: quali emozioni ha vissuto? 
«Il cinema è magia. La televisione, all’epoca, era la novità: c’era, però, una maggiore recitazione e ancora oggi io sono “Santa Lucia Mondella”. Infine il teatro: le emozioni del palcoscenico. Fu un’esperienza formativa anche se, qualche volta, non vedevi l’ora che terminasse la tournée. Certo, a teatro, senti il calore del pubblico e se quest’ultimo non apprezza lo noti dai colpi di tosse, che magari ti fanno perdere la concentrazione».

Come è stato il rapporto con gli attori con cui ha lavorato?
«Mi sono trovata bene con tutti: prima perché ero giovane, poi perché ero diventata grande, quindi più matura».

Lei è stata tra le attrici che hanno posato nuda per “Playboy”: fu un moto di ribellione?
«Non mi sono fatta mancare niente. Carriera? Sinceramente sono soddisfatta di quanto ho fatto: non ho preso un Oscar o un David di Donatello, ma da come ero partita. La vita ti prende e ti mette in certe condizioni, forse qualche volta ho perso del tempo. Voto? Mi assegno un bellissimo 6-».

Ha qualche rammarico?
«Ci vorrebbero quattro vite per fare tutto: per viaggiare, per amare. Invece si finisce per diventare abitudinarie. Sto bene, lavoro e penso di avere lasciato qualche traccia, la mia forza è di vivere mai sazia. Insomma la “mia” Lucia non si è fermata sul lago: bisogna muoversi per cambiare le cose».

A proposito di lavoro, ci parli dei programmi futuri.
«Nell’estate del 2022 girerò un nuovo film dove non reciterò nel ruolo di nonna o di zia, ma non posso anticipare nulla. Fortunatamente sono riprese le serate e sono in giro con un duo di pianisti che interpretano a quattro mani “Sherazade” da “Le mille e una notte” mentre io canterò una canzone su un sonetto di Dante. Infine, per la televisione, ho girato una fiction “Luce dei tuoi occhi” con Anna Valle che andrà in onda su Canale 5 il prossimo autunno».