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La Lega contro il Regio per il Verdi con la gonna

Campari e la Saponara annunciano un'interrogazione a Franceschini. La Meo: "Un omaggio alla modernità di Verdi"

16 settembre 2021, 22:09

La Lega contro il Regio per il Verdi con la gonna

Sono scoppiate le polemiche, con tanto di polemica parlamentare sul festival Verdi, più precisamente sulla queer night, ovvero il "ballo in maschera" per i giovani del 20 ottobre, anteprima della kermesse che si inaugurerà con l’opera omonima con la regia pensata da Graham Vick e poi realizzata da Jacopo Spirei,  All’anteprima ciascuno è invitato a vestirsi come la sua indole gli dice, come dimostra l’immagine d'invito con un Verdi con barba, tuba in testa, gonna e vitino da vespa, con un look da postiglione, 

Un «pretesto mettere in scena il tema dell’identità di genere e del travestimento - hanno commentato i senatori leghisti Maria Gabriella Saponara e Maurizio Campari annunciando una interrogazione al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini -. Nelle prove aperte al pubblico Under 30, lo spettatore viene invitato a "vestirsi nel modo che più lo rappresenta o che rappresenta quella parte di sè che generalmente resta nascosta". Un piccolo Pride all’interno del Festival Verdi: un utilizzo strumentale a fini meramente ideologici davvero inaccettabile. Senza voler entrare nel merito dell’iniziativa, non è sopportabile vedere Giuseppe Verdi rappresentato in un tale modo».

Si tratta di «una serata di festa» ha replicato la direttrice del teatro Regio Anna Maria Meo, di un «omaggio alla modernità di Verdi, che è sempre stato uomo e artista precursore dei tempi, anticonformista per eccellenza, come dimostrano le sue scelte di vita e le pesanti censure subite sul piano artistico e sul piano personale». E questo lo «dimostra proprio la vicenda di Ballo in maschera, che Festival Verdi presenta nella prima versione ambientata in Svezia, alla corte di Gustavo III, così come originariamente concepita per il debutto a Roma, prima che i censori pontifici intervenissero con pesanti cambiamenti da cui è derivata la trasposizione della vicenda nella Boston coloniale, senza che alcun esplicito riferimento alla omosessualità del sovrano fosse possibile». «Il vivace dibattito suscitato e le numerose reazioni, a sostegno e contrarie, che l’immagine proposta sul flyer e l'invito al pubblico hanno stimolato - ha concluso -, dimostrano che ancora oggi, a oltre due secoli dalla sua nascita, Giuseppe Verdi è ancora capace di accendere la discussione rispetto ai temi sociali e che le sue prese di posizione sono ancora soggette alle medesime censure».